lunedì 5 ottobre 2009

C'entra e lo sa benissimo

Il ministro Matteoli dice: "Cosa c'entra il ponte?" parlando della tragedia di Messina.

Da cittadino comune ho la nausea e la soprattutto la consapevolezza che abbiamo ministri che o non sanno la materia di sono i massimi responsabili oppure mentono sapendo di mentire perchè la verità è troppo scomoda.

Guardando il sito ufficiale si capisce subito dove siamo: in un gigantesco buco nero di finanziamenti che non si sa bene quando finiranno.

L'aggiornamento al sito è fermo al 2005 e ci sono tempi e costi del progetto: 4.732 milioni di Euro in 6 anni. Beh capite bene che sono stime per difetto in quanto sono passati quasi 4 anni e nulla è ancora partito (tranne che i soldi per gli studi e consulenze varie).

Leggendo la storia del ponte si parte addirittura dai romani per arrivare al 1969 anni in cui inizia a balenare la splendida idea del ponte. In pratica sono 40 anni che l'idea gira ma di cose concrete pochissime ma il vortice degli affari e dei milioni di euro è sempre stato in moto, in pieno stile cassa del mezzogiorno.

Forse il ministro Matteoli non sa che ci sono svariati studi di geologhi che sconsigliano la costruzione del ponte soprattutto dal lato della Calabria.

Lo studio "Aspetti geologici e di stabilità per il Ponte sullo Stretto di Messina" di Alessandro Guerricchio, Maurizio Ponte concludono la ricerca come segue:

"I metodi che affrontano il problema in piano, infatti, non consentono di tenere conto degli effetti tridimensionali, per cui non è da escludersi che verifiche condotte con riferimento ad un modello 3D, che necessiterebbero di una grande mole di dati di elevata qualità per tarare gli stessi, potrebbero condurre a risultati differenti. Tuttavia, il gran numero di sezioni analizzate in condizioni pseudostatiche che forniscono coefficienti di sicurezza prossimi od inferiori all’unità deve indurre a considerare seriamente l’aspetto relativo alla stabilità delle scarpate, sia subaeree che subacquee, eventualmente ripensando l’impianto fondazionale dell’opera stessa. A nostro avviso, anche spostando di qualche centinaio di metri l’impronta a terra sul versante calabrese, infatti, non produrrebbe significativi effetti positivi per la stabilità, in quanto è praticamente tutta l’area in esame ad essere interessata dai succitati fenomeni, come, peraltro, evidenziato dalle numerose rotture (trenches) ivi presenti, riconducibili ad episodi sismici relativamente recenti."

In altre parole il terreno calabrese è fragile ed a rischio terremoti ed anche un bambino capirebbe che costruirci un ponte mastodontico potrebbe portare conseguenze catastrofiche, sia a livello umano che di ambiente.