sabato 17 ottobre 2009

Cultura televisiva

Che nel PD si tiri a campare, non avendo nè uomini all'altezza, nè idee all'altezza e soprattutto una struttura radicata sul territorio si sapeva già.

Però i giornalisti, quelli che gridano alla libertà di stampa, dovrebbero sforzarsi di analizzare e farci capire cosa hanno detto Marino-Bersani-Franceschini, nelo loro dibattito a tre. Vorrei sapere cosa li differenzia, che idee di futuro portano, se vale la pena perdere tempo e soldi (per votare si pagano 2 euro) per andare alle prossime primarie del 25 ottobre.

Invece nulla di tutto ciò. Quando leggo, ad esempio, Gianluca Nicoletti su "La Stampa "mi cadono le braccia (per non dire altre parte del corpo più nobili). Sì perchè Nicoletti analizza solo l'aspetto televisivo dell'evento: la scenografia scarna, le luci sbagliate, il profilo di Franceschini, il cerone di Marino.

Di cosa hanno detto non trovo traccia. Ormai, da qualche decennio, conta solo apparire, avere la scenografia giusta, la velina imputtanita, il conduttore ammiccante. Bisogna bucare il video, se lo fai ti votano perchè davanti a quelle scatole animate ci sono più beoti che teste pensanti.

Nicoletti si adegua all'andazzo e ci racconta il superfluo, su come il PD fa schifo ma solo perchè non investe in strutture televisive d'avanguardia.

Adesso non ditemi che per vincere le elezioni ci vuole Antonio Ricci.