giovedì 12 novembre 2009

Respirare cultura

A volte, poche volte, la tv sa essere ancora maestra ed ammaliatrice. Capita che una sera ti soffermi su un volto, su delle parole che, a poco a poco, diventano sempre più interessanti e dimentichi il telecomando da qualche parte nella stanza.
Ieri sera è capitato tutto questo, grazie a Roberto Saviano. Mi ha raccontanto il suo Sud, non un Sud da rotocalco o da film ma un Sud una volta bellissimo che ha chinato il capo all'ignoranza della camorra. Raccontare i luoghi in cui sei nato, che hai visto piano piano trasformarsi in un qualcosa di irremediabilmente brutto, ti fa acquistare credibilità.

Chi utilizza la parola come strumento di comunicazione deve avere credibilità, deve trasportare lo spettatore in mondi che diventano vivi grazie al racconto. Se non sei credibile i casi sono due: o non stai utilizzando le giuste parole o stai raccontando avvenimenti che non ti appassionano.

Ecco, Saviano mi ha detto che se permetti alla camorra di mettere mano sul territorio, lo distrugge a colpi di cemento, violenza ed ignoranza.

Castelvolturno nè è un esempio lampante. Prima perla naturalistica, ora discarica informe e puzzolente. La cultura che lascia spazio all'oblio, alla paura, alla non speranza per il futuro.

Castelvolturno come l'Italia che ha perso da tempo il culto della bellezza, che non ha più la forza morale e civile di difendere i propri territori, le proprie radici.

Ma la cultura fa sempre ancora troppa paura, a tutte le persone che credono di avere potere. Fanno paura le parole contenute in libri apparentemente insignificanti, non politici ma terribilmente efficaci nella coscienza del lettore.


Bisognerebbe giudicare i propri governanti attraverso una semplice domanda: "Oggi sono felice?". Sono convinto che quasi nessuno si pone questa domanda, perchè se lo facesse forse avremmo politici meno duraturi e più consapevoli del loro ruolo.

Anche quando l'oblio sembra senza fine, ci dobbiamo sempre ricordare che siamo uomini ed in quanto tali possiamo scegliere se rimanere noi stessi, aggrappandoci ai nostri valori non lasciandoli per niente al mondo. Ce lo hanno insegnato scrittori russi come Salamov o Politskaya che hanno visto gli orrori dei gulag o della Cecenia.

Ecco, ieri sera per due ore ho sognato luoghi terribili ed affascinanti al tempo stesso, ho ballato sulle note di Pata Pata di Miriam Macheba, ho capito che gli africani hanno più palle di noi, che leggere libri ti fa crescere come uomo e fa del bene a chi ti sta intorno.

Tutto questo grazie al servizio pubblico e forse il problema della Rai non è il canone tv, ma la qualità delle persone che ci lavorano.