sabato 3 aprile 2010

Mio cuggino

Che il giornalismo italiano si in un perenne stato confusionale lo si sapeva ma adesso sappiamo anche che per essere qualcuno bisogna inventarsi le interviste con l'amico immaginario.

Intervistare un personaggio di caratura internazionale è il sogno di tutti i giornalisti, come si suol dire fa curriculum, ti eleva nella giungla delle redazioni, ti fa acquistare qualche apparizione tv e magari scrivere un libro. Per dirle più brevemente: soldi.

Tommaso DeBenedetti, giornalista di Libero, ha iniziato una serie di interviste con personaggi del calibro di Roth e Grisham a cui ha fatto dire che Obama non è un gran presidente, anzi. La cosa ha fatto insospettire alcuni (veri) giornalisti del Guardian che hanno sbugiardato il DeBenedetti.

Invece di ammettere il taroccamento il prode giornalista di Libero ha invece continuato il suo show, dicendo che le interviste erano autentiche.

Il problema per DeBenedetti è che all'estero indagano fino in fondo ed altri (veri) giornalisti del New Yorker hanno trovato una valanga di altre pseudo interviste.

Tutto questa roba qui è sufficiente per un licenziamento in tronco e citazioni per danni da parte del giornale per cui lavora.

All'estero sarebbe finita così, qui ci si farà su una risata e magari tra qualche anno si avrà fatto carriera.