martedì 3 agosto 2010

Nuove forme di protesta cercasi

Valigia Blu dopo aver lanciato il gruppo Facebook la dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini (per protestare contro il TG1 di Minzolini sul caso Mills) e dopo aver fatto propria l'indignazione contro la legge bavaglio per i blogger constata che l'estrema partecipazione sul web, quindi virtuale, non si traduce in partecipazione fisica, quindi reale.

Come mai pochissime persone sono leoni da tastiera ma poi non si presentano, ad esempio, davanti alla sede della Rai per dire a Minzolini le stesse cose che scrivono sul web?.


Credo che la società è in continuo cambiamento e quindi anche le forme di protesta sono diverse, sicuramente più virtuali e meno impalpabili di 20 anni fa. Tutto questo è frutto della tecnologia che da un lato ha ridotto le distanze e permette a tutti di far sentire la propria voce e non il proprio corpo.


Pensateci bene, ormai protestiamo con firme virtuali, link a blog di protesta, email inviate a politici.


Le nuove forme di protesta sembrano meno efficaci perchè non possiamo quantificarle, non possiamo avere lo stesso effetto visivo di una piazza gremita. Ma se ci pensiamo bene, viviamo in una società televisiva, dove è l'auditel a dirci se una trasmissione, un personaggio è degno di essere ascoltato, di continuare a proporre la propria visione del mondo, le proprie idee, la propria cultura.


Tutto questo ha prodotto la smaterializzazione della protesta ma ovviamente solo della sua forma fisica ma non culturale. Sicuramente oggi le idee circolano in modo più massiccio e più velocemente del pre web e questo è un bene, a qualcosa porterà.


Credo che il futuro della protesta, per così dire, nel mondo offline sia la creazione di piccoli gruppi di discussione molto legali alle comunità locale visto che per le grandi mobilitazioni c'è la rete che è lo standard per potersi confrontare con tutti quelli che lo vorranno.


Insomma, protestare davanti alla sede Rai è un pochino anacronistico di questi tempi.