giovedì 9 dicembre 2010

Il prezzo della fiducia

Il 14 dicembre sapremo se questo governo potrà ancora respirare o verrà sepolto sotto i colpi della sfiducia del parlamento.

Il problema è che la caduta (o meno) del governo non dipende da questioni politiche ma puramente economiche. Sì economiche. In parlamento ci sono moltissimi morti di fame che sono pronti a fare il salto della quaglia dietro a pagamenti a migliaia di euro. La scusa è sempre la solita: tengono famiglia.
In sostanza siamo rappresentati da molte persone facilmente corruttibili, quindi di animo delinquenziale e forse è la giusta rappresentazione di un paese che ormai ha accettato di convivere con la corruzione.

Ogni giorno salta fuori un nuovo nome ma in sostanza la situazione è la seguente:

I Radicali, che sono sei, decideranno all'ultimo istante come ha farfugliato pannella ad Alessandro Gilioli. Il rischio di astensione o no alla sfiducia è concreto visto che riuscirebbero a prendersi qualche poltrona di sotto segretariato nei vari ministeri.

L'Italia dei Valori è messa malissimo. Antonio Di Pietro ha sempre fatto della legalità un baluardo ma si trova con Antonio Razzi che lascia il partito perchè è passato alla maggioranza, mentre Domencio Scilipoti (vecchio residuo della prima repubblica) che talmente non sa come dire ai suoi elettori del grande salto che ha lasciato solo un'immagine del suo sito.

Anche Maurizio Grassano pare si sia fatto convincere che questo governo meriti la fiducia. Il problema è che era uno degli 85 parlamentari che aveva presentato la mozione di sfiducia. Il convincimento sta forse nella prezziario che ha svelato Calearo sul Riformista. Poteri dell'euro.

La situazione è talmente intricata che Repubblica ha creato una pagina speciale per monitorare tutti gli ultimi movimenti.

Povera Italia.