martedì 27 dicembre 2011

L'anno che verrà


Prima che gli astrologi invadino la tv per raccontarci che sarà uno splendido 2012 per ariete, cancro e scorpione (scegliete tre segni a caso, il risultato non cambia) provo a ragionare su come sarà il 2012, per noi, per il nostro tanto odiato Paese.

Sarebbe troppo facile dire che la parola del nuovo anno dovrebbe essere speranza, ma ahimè non c'è nessun segno tangibile e reale che sia propria quella ad uscire da un labirinto costruito su corruzione, incompetenza, ignoranza, privilegi. Oggi, a fine 2011 siamo un misto di quelle quattro parole, mescolate tra loro da rabbia e delusione, una miscela esplosiva che chissà dove ci porterà.

Nel 2012 faremo gli ennesimi sacrifici un pò perchè ce lo dicono tutti, in tutte le lingue europee, un pò perchè non abbiamo altra scelta, un pò perchè i cretini onesti devono finanziare gli scemi ricchi. Qui, da noi, va così dal dopoguerra ai giorni nostri con la piccola pausa di Tangentopoli, ampiamente sdoganata dalla classe politica vigente. 

Ovviamente faremo sacrifici per nulla, per rimettere un pò i conti in ordine, non far fallire qualche banca importante e poco altro.

In primavera ci aspetteranno le elezioni, l'ennesimo voto farlocco, senza la possibilità di scegliere uno straccio di essere umano che ci dovrebbe rappresentare. Insomma non si conterà un cazzo. Una X sul meno peggio (ma esisterà ancora?) e poi i partiti scaricheranno i nuovi parlamentari nuovi di zecca pronti a leggi mirabolanti di antico retrogusto gattopardesco.

Cambieranno loghi, slogan, ma i personaggi saranno sempre quelli con la reale paura che il prossimo Presidente del Consiglio eletto democraticamente sia ancora LUI, sempre più gonfio, inceronato e sul viale degli 80 anni.

Dico questo perchè ormai agiamo solo a piccole organizzazione, molto spesso l'una che persegue obbiettivi opposti all'astra, senza mai fare squadra e quindi disperdere energie preziose.

Mentre tutti insultano tutti il 2012 ci porterà in conto tasse in perenne impennata, lavoro che continuerà a scarseggiare, le solite migliaia di concittadini che emigreranno per disperazione, qualche morto eccellente, la Chiesa che riuscirà a non pagare il dovuto allo Stato, i tifosi che festeggeranno uno scudetto macchiato da un'altra estate di corruzione, i diritti civili che sarnno più calpestati che ampliati, l'informazione che di libero avrà solo il nome di un quotidiano, la tv che continuerà la sua opera di rincoglionimento delle masse.

Buon 2012, se ci riuscite a pensarlo tale.

martedì 13 dicembre 2011

Minzolini ed il canone Rai

 
Augusto Minzolini ne ha combinate di ogni per essere cacciato dalla poltrona di direttore del TG1 (peraltro occupata solo per servilismo politico berlusconiano).
 
Ha iniziato, fin da subito, a dare notizie false, semi-false o inutili. Questa nuova ventata di (dis)informazione ha portato un crollo vertiginoso dello share, dando quindi quote di mercato ai concorrenti (Tg5 e TgLa7 ringraziano). Oggi il TG1 è sinonimo di disprezzo da parte della maggioranza dei cittadini, quando qualche anno fa veniva considerato il Telegiornale di riferimento.

Ovviamente il crollo dello share ha portato anche alla rimozione di Radio Londra di Giuliano Ferrara, programma macchietta post TG che doveva servire ad aiutare il Cavaliere a risalire la corrente dei consenti ed invece ha fatto felice solo il Ferrara con il suo stipendio a sei zeri. Non una grande perdita.

Non contento ha iniziato a fare il "ganassa" (slang milanese) in giro per l'Italia con la carta di credito di mamma Rai. Spese più o meno folli che vengono scoperto dal Fatto Quotidiano che provoca la denunica fino ad arrivare al rinvio a giudizio.
 
Tutto questo bel curriculum lavorativa avrebbe ammazzato qualsiasi lavoratore europeo ma non quello italiano visto che Augusto Minzoli è ancora, ad oggi, direttore del TG1.
Invece di licenziarlo in tronco chiedendo i danni (economici e d'immagine) la Rai, o meglio i suoi burocratici politicizzati, stanno cercando il modo di rimuoverlo in modo indolore che si traduce in: "bisogna trovargli un'altra mansione".

Io cittadino pago il canone Rai per avere informazioni tarocche ed in più so per certo che il direttore del Telegiornale più prestigioso faceva la bella vita a mie spese.

Ecco, l'anno prossimo chiedete ad Augusto Minzolini i soldi per il rinnovo dell'abbonamento.

lunedì 12 dicembre 2011

Il Movimento a 5 stelle, diventerà grande?


Quando inizi una qualsiasi avventura politica, prima o poi devi scontrarti con la realtà e capire come gestire il processo decisionale e chi lo deve fare. Tutto questo si amplifica quando si iniziano a prendere i posti in qualche comune o peggio ancora in regione.

Scrivere invettive da un blog, dando una visione semplicistica delle problematiche dell'Italia non porta a nulla, tanto meno al "non-partito" che hai fondato e che stai dirigendo più o meno direttamente.

Il Movimento 5 stelle per essere credibile dovrà fare molte scelte (come dal grafico sopra riportato da Linkiesta) e per farlo dovrà diventare anch'esso partito con tutti i problemi e le divisioni che questa decisione porterà.  

Certo, c'è l'ipotesi che ciò non avvenga, mantenendo una struttura orizzontale dove tutti sono controllori e controllati, una sorta di barcamp perenne.

Ho paura che la seconda ipotesi non porterà grandi benefici pratici.

venerdì 9 dicembre 2011

Ferrero ed i tagli selettivi

 
A volte ritornano. Forse non se ne sono mai veramente andati. Tipo Paolo Ferrero (segretario di Rifondazione Comunista) ospite da Santoro che ci spiega prima come la Banca Centrale Europea è uno schifo, poi ci dice che la manovra fa più schifo ancora. 

Energia da crisi economica.

Addirittura Ferrero è totalmente d'accordo con l'economista svizzero Christian Marazzi. Una volta la Svizzera era vista con altri occhi, ma adesso la crisi (e la mancanza di voti) fanno miracoli.

Per carità, dire che tagliare i costi militari, far pagare l'ICI sugli immobili della Chiesa Cattolica non adibiti a luoghi di culto, mettere un tetto massimo alla pensioni sono anche concetti ragionevoli ma il problema è la credibilità.

Ogni attuale politico italiano non è credibile, vuoi perchè ha decenni di militanza interrotta atta solo a mantenere i privilegi acquisiti, vuoi perchè non ci ha capito un cazzo nè della crisi economica nè che futuro dare al proprio paese.

Così mentre il buon Paolo con la sua erre moscia cercava di convincermi delle sue tesi mi è venuto in mente il finanziamento pubblico dei partiti. Sì, lo so, non ci chiama più così ma rimborso elettorale ma avevo letto da qualche parte che Rifondazione Comunista ha continuato a predere quattrini pur non avendo più nessun suo rappresentante in Parlamento.
Mi ricordavo bene, tanto che la Corte dei Conti ha stabilito che Rifondazione, per le elezioni del 2006, aveva dichiarato spese elettorali per 1 milione e 636 mila euro. Il rimborso percepito è stato strabiliante: 6 milioni e 987 mila euro. Oltre il danno la beffa, infatti i quasi 7 milioni di euro sono stati versati nelle casse del partito fino allo scorso anno. 

Sai quanti Mon Cheri vengono fuori?

sabato 3 dicembre 2011

Splinder e l'innovazione in Italia


Come molte persone, ho iniziato a scrivere su di un blog utilizzando la piattaforma Splinder che all'epoca, era una delle migliori piattaforme in Italia e non solo. Nel 2004 Word Press doveva ancora nascere, ed i blog erano ancora oggetti misteriosi per i più.

Splinder andò alla grande, tanto da venir comprata dal gruppo RCS, attraverso la controllata Dada. Il tutto per 4,5 milioni di euro. Correva l'anno 2006.

Quando un pesce grosso mangia un pesce piccolo si ha sempre il timore che il pesce piccolo così come lo si era visto non tornerà più. Questo timore è raddoppiato nel nostro Paese dove l'acquisizione di società, molto spesso, porta solo tagli al personale e successivamente la chiusura dell'azienda acquistata dopo averla spolpata per bene.

Splinder made in RCS, in questi anni, non ha subito una miglioria, un'innovazione tecnologica ma ha tirato a campare, che nel web vuol dire morire lentamente.
Se compariamo il caso Splinder-RCS con Blogger-Google campiamo fino troppo bene come nel nostro Paese non ci sia la cultura dell'innovazione ma si ragioni ancora con logiche del secolo scorso. Google ha comprato la piattaforma Blogger nel 2003, e subito l'ha migliorato senza perdere tempo. In questi anni Blogger ha sempre avuto migliorie ed integrazioni con tutto il modo Google, con costanza e competenza tecnica.

Splinder dal 31 gennaio 2012 morirà e lo sta comunicando ai blogger con email automatiche (per ogni blog aperto). Le cause della chiusura sono misteriose e poco chiare, ma sembra che la piattaforma costi troppo secondo quanto dice Claudio Corbetta (amministratore delegato di Dada).

Il gruppo Banzai si era offerto per gestire esternamente la piattaforma ma nemmeno questa ultimo tentativo è andato a buon fine.

Già da quasi un anno ho abbandonato Splinder proprio per la sua incapacità ad essere una piattaforma al passo con i tempi, venendo proprio in Blogger.

Dispiace che un pezzo di internet italiana venga chiusa più per incapacità manageriali che per effettivi problemi economici.

martedì 22 novembre 2011

Una settimana dopo


Con un piede già nella fossa, siamo riusciti, più per necessità che per senso civico, a cambiare il governo affidandoci a Mario Monti ed ad un gruppo di "tecnici" presi dalla società civile e senza appartenenza politica dichiarata.

La facciata è senza dubbio migliore, con persone stimate, che sanno parlare inglese e che quando vanno all'estero non si mettono a fare le cazzate tipiche di un liceale in viaggio premio con la scuola.

Il problema è che dietro questa facciata abbiamo sempre l'immondezzaio parlamentare che tutto compatto sta cercando di salvarsi il culo, sperando che nel 2013 l'Italia sia messa meglio di oggi e che gli italiani si siano dimenticati le enormi responsabilità che questa classe politica porta sulla coscienza. Il piano sembra infantile ma conoscendo il popolo italiano potrebbe andare felicemente in porto.

Ad una settimana di governo Monti poco si è mosso se non lo Spread che continua a farlo verso l'alto. Si leggono tante proposte di tagli, nuove tasse, iniziative per la crescita, riforme, pensioni ma fino adesso poche cose concrete.

Anche in questa fase di estrema incertezza la parte politica (in senso dei partiti) del governo continua a tenere banco ed a ricordarci che abbiamo eletto, ahimè, una manica di farabutti prezzolati.

Il 3 ottobre 2011 il deputato Aldo Di Biagio, passato dal PDL a Futuro e Libertà, aveva fatto luce su uno dei metodi in voga in Parlamento per "comprare" i parlamentari incerti:




Di Biagio dichiarò esplicitamente che Finmeccanica (azienda controllato dallo Stato) aveva dei fondi neri per poter "convincere" i Parlamentari. La cifra proposta a Di Biagio fu di 1,5 milioni di euro, provenienti da Finmeccanica.

Dopo queste dichiarazioni calò il silenzio, ma forse Di Biagio aveva ragione visto Finmeccanica è sotto la lente d'ingrandimento della magistratura. Forse Finmeccanica era proprio il "marchettatoio" che serviva a molti politici per intascare tangenti.

Questo governo quanto margine di manovra ha se è sostenuto da codesta classe politica?

martedì 15 novembre 2011

Piccoli partiti crescono


Prima o poi torneremo a votare e quasi tutti i protagonisti dello scempio politico di questi tempi si ripresenteranno, con simboli e slogan diversi ma sempre con le loro facce e la loro inettitudine.

L'attuale legge elettorale ci obbliga a scegliere a scatola chiusa, fidandoci delle segreterie di partito in cui chi paga di più ottiene il posto assicurato in Parlamento. Vedere indagati, condannati e volta gabbana nel luogo dove si decide il nostro futuro mette profonda tristezza.
Per iniziare a cambiare le cose, bisogna capire che un elettorato serio deve bocciare l'intera classe politica, utilizzando il proprio voto in modo consapevole. Volgere il proprio sguardo verso nuovi piccole formazioni politiche può contribuire a portare gente nuova in Parlamento, con qualche speranza in più di cambiamento.

In questo periodo la voce "altri" dei sondaggi politici è ricca di iniziative e creazione di nuove realtà. Oltre alle consolidate Sinistra Ecologista e Libertà e Movimento a 5 stelle, accreditate di almeno il 5% segnalo sia gli Ecologisti e Reti Civiche che il prossimo 26 e 27 novembre si costituiranno ufficialmente ed il Partito Pirata che dopo 5 anni da associazione culturale vuole fare il grande salto.

Insomma, per avviare il cambiamento basterebbe non votare più i soliti 4 o 5 partiti che ci hanno portato ad un passo dal baratro.

giovedì 10 novembre 2011

Siamo già falliti


Sono giorni intensi per la vita politico-economica del nostro Paese. Si è dovuto vedere le porte dell'inferno, sotto forma di default, per trovare un vago senso di bene comune. Nulla di nuovo sotto il sole, per un popolo che vive in emergenza e nell'emergenza trova conforto ed ispirazione per la propria sopravvivenza.

Gli esempi sono innumerevoli: gli anni di piombo, tangentopoli, la corsa disperata verso l'Europa sono stati tutti periodi di lacrime e sangue con un unico risultato: chi era considerato il cattivo ha preso sempre il potere negli anni avvenire. Oggi leggiamo e sentiamo ex di lotta continua, ex socialisti post tangentopoli, ex fustigatori dell'Unione Europea.

In Italia va così, i più imbecilli raccolgono le forze nell'emergenza ed occupano le poltrone vuote del post-emergenza quando un senso di vuoto e smarrimento ci assale inesorabile.

Oggi siamo ancora in piena emergenza ed il futuro è nero, anzi nerissimo. Forse e dico forse, ci affideremo a Mario Monti che ci dovrà dire di che morte dobbiamo morire dopo anni di favolette nord-coreane per dirci che la nostra Nazione non temeva nemmeno una crisi mondiale.

La cozzaglia politica che si riunirà intorno a Monti è aberrante: c'è un pò di tutto, ma io mi domando e dico se un Parlamento dedico al mercimonio dei voti potrà mai riuscire ad approvare leggi rigorose che ci avviino ad una fase nuova e moralmente diverse. Ne Dubito fortemente.

Il dubbio, per non dire rassegnazione, è dovuto al fatto che il grande male politico del nostro Paese non è stato sconfitto, ma al momento messo da parte. La sua sconfitta, avverrà con la sua morte perchè sappiamo tutti che anche quando voteremo di nuovo lui siederà ancora in Parlamento, opposizione o governo che sia.

Ma se Mister B. non ha fatto mai un giorno di galera, se continua a godere di qualche credibilità, se alle prossime elezioni avrà comunque oltre il 10% dei voti, se continuerà a sguazzare nel conflitto d'interessi, vorrà dire siamo tutti già falliti. Dentro.

Come perdere tutto in due sole mosse


Che Antonio Di Pietro fosse sempre stato un uomo di destra prestato alla sinistra perchè la politica italiana è tutta strana, lo sapevano anche i muri.

La sua dialettica "contadina" condita dal più puro ostracismo verso Berlusconi ed i suoi sodali lo aveva fatto diventare, L'opposizione per eccellenza. Lui sì che non faceva sconti a nessuno, lui sì che le cantava a tutti.

Il problema che il Di Pietro incazzoso non è mai arrivato lontanamente a sfiorare il 10% dei voti nazionali e così si è passato al Di Pietro responsabile di governo.

Questa nuova versione mal si addice perchè Tonino, l'arte della diplomazia non ce l'ha mai avuta. Lui deve attaccare non fare melina a centrocampo.
La nuova veste è durata pochissimo: in soli due giorni ha perso tutta la credibilità accumulata negli ultimi due anni.

Prima dice no al governo di emergenza di Mario Monti, poi diventa omofogo in televisione. Insomma ha fatto incazzare un pò tutti con il forte rischio di essere abbandonato anche dal resto dell'opposizione (PD ed UDC) per le prossime (imminenti) elezioni politiche.

martedì 8 novembre 2011

Il "mistero" del blog della Carlucci


Gabriella Carlucci passa all'UDC, notte tempo e chiude il suo sito personale.

Con un colpo di mano ha voluto azzerrare il suo passato da prima "pasionaria" di Forza Italia del '94. Ormai il capo non fa più effetto e quindi meglio passare ai futuri governanti.

Sicuramente il sito è stato oscurato da qualche "tecnico" un pò sprovveduto, visto che tutte le pagine interne del sito sono ancora perfettamente visibili (ad esempio questa e questa).

Visto che di "chicche politiche" la Carlucci ne ha regalate a bizzeffe, la voglio ricordare così, con questa pagina in cui sono racchiuse tutte le sue proposte di legge in salsa Forza Italia/PDL.

Grazie Gabriella e visto che sei in vena di "repulisti reputazionale", ti ricordo di aggiornare anche il tuo sito della Camera dei Deputati. E' un pò datato.

domenica 6 novembre 2011

Io Kiwi tu Wiki


In attesa di capire cosa voleva dire Matteo Renzi quando parlava di Wiki-PD, mi sono permesso di creare un Kiwi-PD, una piattaforma Wiki per permettere a tutti quelli che lo vorranno, di discutere tutte le 100 proposte uscite dal Big Bang 2011.

Sì, ho lavorato a gratis per Renzi e gli ho creato in soli 2 giorni quello che lui avrebbe già dovuto fare. Sappiamo tutti che i politici amano più gli slogan delle azioni concrete e credo che questo Wiki-PD non verrà mai realizzato.

Ovviamente l'ho creato in fretta e furia quindi mancano moltissime cose, come ad esempio un logo e migliorare le voci esistenti.

Spero che a qualcuno l'idea piaccia e si possa discutere di Politica senza nessun pregiudizio.

mercoledì 2 novembre 2011

Fabio Cavalera e gli strani numeri delle auto blu


Sul blog Big Ben, di Fabio Cavalera, è comparso un'interessante post sullo spreco che lo Stato perpetrata utilizzando le auto blu. 

Il problema è che questo post è pieno zeppo di errore molto grossolani.

Per prima cosa Cavalera parla del monitoraggio delle auto blu, voluto dal ministro Brunetta, ad opera del Formez. Qui l'uso dei link non è proprio informativo; infatti viene linkata l'homepage del sito ufficiale del Formez e non dello studio commissionato da Brunetta. Lo studio lo si può leggere a questo indirizzo (c'è anche sul sito del Ministero della Pubblica Amministrazione) e si scoprono cose molto interessanti.

Cavalera parla di 72mila auto blu che circolano in Italia. Non so da dove salti fuori questa cifra visto che lo studio parla di ben 90mila auto (al 2010). Abbiamo quindi 18mila auto ministeriali che ballano. Mica bruscolini.

Se proprio vogliamo leggere bene il rapporto la cifra di 90mila è per difetto. Infatti vengono "escluse le auto con targhe speciali e/o dedicate a finalità di sicurezza e vigilanza" (cito testualmente).

Cavalera continua a sbagliare i numeri anche nella divisione delle auto: le auto blu-blu sono per il giornalista del Corriere 2mila (il rapporto dice  7-10mila), le auto blu sono circa 10mila (il rapporto dice 18-20mila) e le auto grigie sono 60mila (il rapporto dice 60-65mila).

Capitolo personale. Per Cavalera sono 35 mila (di cui 14 mila autisti). Anche qui siamo nel campo dell'ipotesi visto che lo studio dice che "Il personale alla guida è pari a 2,3 addetti per le auto blu-blu; 1,4 per le auto blu. A tale numero si deve aggiungere il personale a diverso titolo direttamente o indirettamente impegnato che mediamente è pari a 0,25 addetti per ogni autovettura (blu-blu, blu e grigie)". Insomma una cifra certa non esiste.

Capitolo spese. Per Cavalera il costo del personale è di 1,2 miliardi di euro all'anno. Vero o falso? Il rapporto ci dice che la spesa onnicomprensiva (tra auto e personale) è di 4 miliardi all'anno ed il costro medio di un auto blu-blu è di 142mila euro. Scrivere che  "La spesa di gestione è di 350 milioni di euro che, sommando gli ammortamenti, diventa di 650 milioni" senza citare nessuna fonte non ha nessun senso.

Forse non aver linkato direttamente lo studio della Formez, ma solo la sua homepage, ha permesso al giornalista di essere un pò "allegro" sulle cifre?.

O Forse sono troppo cattivo io.

Detto questo rimangono le cifre impressionanti di uno spreco alla luce del sole e ben 4 miliardi di euro annui buttati nel cesso.

I costi della Leopolda ed alcune domande


Riprendendo l'atroce dubbio sui costi della Leopolda 2011, di Malvino, provo a stabilire quali essi siano stati nella "Totale trasparenza, tracciabilità e pubblicità", come dichiarato dallo stesso Renzi nei suoi 100 punti.

I costi

21mila euro: affitto ex stazione Leopolda (3 giorni)

18mila euro: catering (primo giorno gratis, poi 15 euro a pasto)

15mila euro: rete wi-fi

12mila euro: audio e tecnologie elettroniche (luci, amplificazione, etc)

16mila euro: maxi schermi

10mila euro: gadget e magliette

4mila euro: cartellonistica

5mila euro: materiale per la stampa (cartelline, brochure, etc etc)


Da i dati reperibili in rete, parrebbe che la Leopolda sia costata circa 101mila euro.

I ricavi

50mila euro: cena di beneficenza tenutasi il 30 settembre

10mila euro: dall'associazione Link (organizzatore e gestore dell'evento)

97,5mila euro: raccolti nella seconda giornata


L'autofinanziamento della manifestazione sembrerebbe essere ripartito tra la cena benefica ed i contributi dei privati cittadini. La cifra dovrebbe aggirarsi sui 160mila euro (forse arrotondata per difetto). La Leopolda 2011 dal punto di vista economico è stata un successo.

E' quindi lecito domandarsi dove andranno a finire i soldi in avanzo? Forse bisognerà chiederlo all'Associazione Link che ha fatto sia da organizzatore dell'evento, sia da garante per la raccolta fondi online. Sul sito ufficiale c'è  solo un brevissimo ringraziamento ad alcuni donatori, presi a caso dalla base dati. Nel sito ufficiale, nessun documento costi/ricavi, come promesso durante la manifestazione (se lo trovate fatemi un fischio nei commenti).

Altra domanda, questa famosa "cena benefica" quanto costava? Chi ha partecipato? Raccogliere 50mila euro in una sera, con una sola cena, vuol dire che il biglietto era sui 100 euro o più. In rete non ho trovato nessuna notizia al riguardo.

Le cifre economiche dell'evento sono state data a spizzichi e bocconi,  e rese pubbliche  grazie ad alcuni giornalisti-blogger che hanno fatto la diretta online dell'evento.

Documenti ufficiali nemmeno l'ombra, speriamo che la totale trasparenza non sia solo uno slogan per scalare le gerarchie di partito.

lunedì 31 ottobre 2011

Matteo Renzi, il vecchio che avanza


Sembra che Matteo Renzi, di veramente innovativo abbia solo l'età e poco altro.

A conclusione del'evento Big Bang - Leopolda 2011 mi è rimasto un senso di vaghezza e di poca concretezza degna dell'attuale politica italiana. Tanti slogan, facce giovanili, bei propositi ed una spruzzata tecnologica che non guasta mai. Poco, anzi pochissimo.

Renzi, per essere innovativi basta avere un Mac in bella vista sulla scrivania? Basta dire che Bersani ha l'età di tuo padre? Basta dire che bisogna guardare al futuro?

Per essere innovativi e credibili bisogna dire cose concrete, dare programmi, dire cosa si vuol fare il prossimo anno, confrontarsi su idee supportate da dati concreti, inconfutabili.

Nel Big Bang si è parlato di tutto, ma poco di fatti concreti. Mi è sembrato che Renzi, abbia voluto mettere in discussione la leadership di Bersani all'interno del PD, in modo indiretto senza troppo sporcarsi le mani. Renzi, da quanto ho capito, non si candiderà alla segreteria del PD, ma appoggerà l'ex sindaco di Torino Chiamparino da sempre vicino al gruppo dei rottamatori.

E poi veniamo alla questione del Wiki-PD che ancora adesso non sappiamo cosa sia.



Per chi mastica di web, quando si parla di Wiki si parla di una piattaforma aperta, in cui tutti possono contribuire al dibattito apportando modifiche, rettifiche, migliorie ai pensieri già pubblicati. Al momento, Renzi ha prodotto un pdf in cui vengono elencate le 100 proposte che dovrebbero essere discusse con tutti i cittadini/elettori. Ovviamente questo pdf è all'opposto della piattaforma wiki, in quanto è un documento chiuso, già fatto, non modificabile.

Creare una piattaforma wiki ci vuole una settimana, ed inserire i contenuti 2 giorni per cui aspettiamo metà novembre per vedere se dopo i proclami seguiranno i fatti.

Insomma tanta attenzione mediatica e tanti bei propositi, speriamo che Mattero Renzi non si riveli quello del 1994 alla ruota della fortuna.

Le alluvioni, la solidarietà, le tasse


Uno dei tanti luoghi comuni sugli italiani è che essi sono tanto generosi quando in una qualche parte del Paese succedono calamità naturali come terremoti o alluvioni.

Sia che piova o che tremi la terra centinaia di volontari partono indefessi per dare i primi soccorsi. Parlallelamente, la "solidarietà da colletti bianchi" si manifesta con la raccolta di fondi via sms. Donare 2 euro e non ci si pensa più di Monterosso ed il suo fango di guai.

Ecco, la raccolta di fondi che all'apparenza sembra tanto buona e giusta a me, personalmente, fa incazzare tantissimo. Perchè devo dare ancora soldi per aiutare miei concittadini quando dovrebbero farlo nell'ordine: Stato, Regione, Provincia ed infine Comune.

Io pago le tasse fino all'ultimo centesimo e vorrei che esse siano usate, anche per le emergenze. Ecco, pagare le tasse serve anche a questo, mentre evaderle impone che altri cittadini provvedano, attraverso la raccolta fondi, alle manchevolezze dei furbi.

Qui non si tratta di solidarietà, si tratta di non prendere per il culo i contribuenti, si tratta di far funzionare la macchina pubblica, si tratta di assumersi le responsabilità di un (ennesimo) disastro annunciato, si tratta di dimettersi, si tratta di mandare in galera amministratori pubblici che hanno sulla coscienza 9 morti + 4 dispersi.
Invece ragioniamo sempre al contrario, abbiamo il buonismo che non ci fa affrontare alla radice i problemi. Monterosso verrà messa a posto, nessuno pagherà per questo disastro, la raccolta fondi salverà qualche edificio e si continuerà ad evadere le tasse.

venerdì 28 ottobre 2011

L'ambiente, l'Italia



La recente alluvione della Liguria (in Liguria, ogni anno è così) ha portato, ancora una volta, alla luce come non esistano piano regolatori seri delle città italiane.

Costruire, costruire, non importa come, non importa se si può o se serve veramente. Ogni comune dovrebbe approvare il piano regolatore e valutare, con esso, se si può concedere l'autorizzazione a costruire. Un qualsiasi edificio nuovo può comportare danni gravissimi come: incremento del traffico cittadino, distruzione di verde pubblico, dissesto del terreno che diventa, quindi, meno drenante per le piogge.

La realtà la sappiamo benissimo qual'è: si intorta l'assessore di turno e si costruisce.

L'ambiente non è al centro di nessun partito in Italia (rara eccezione, il Movimento a 5 stelle di Grillo). Da noi l'emergenza è business, è ricostruzione, è sovvenzioni pubbliche che arriveranno, è gare di appalti.

In Europa, invece, il movimento ecologista sta sempre più acquisendo potere: in Germania ha enorme potere tanto da essere l'ago della bilancia nella formazione di governi, in Francia è appena dietro ai socialisti con ben il 16,2% dei voti.

Qui da noi, ovviamente, nulla di tutto ciò. Esistono ancora i Verdi che dopo la diaspora interna (molti se ne sono andati a Sinistra Ecologista e Libertà di Vendola) tentano di rialzare la testa con una bellissima iniziativa.

Tutti noi, il 29 e 30 ottobre, potremmo scegliere il nuovo simbolo tra i 4 disponibili. Si potrà votare nei seggi di tutta Italia o direttamente online (quest'ultima opzione è consigliata).

Perchè votare? Perchè è un'iniziativa di democrazia diretta, un partito che decide di aprirsi ai suoi potenziali elettori, scegliendo la sua "faccia politica", insieme. 

Poco importa se poi non voterete il movimento Ecologisti e Civici ma bisogna dargli forza per ottenere nel prossimo futuro, un ambiente più vivibile e verde.

martedì 25 ottobre 2011

Le priorità in Italia


Che serietà ha un Paese che propone la galera per chi entra nel cantiere della Tav Torino Lione (considerato dai più inutile, dannosa per l'ambiente ed estremamente costosa) quando l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, molto probabilmente, diventerà a corsia unica in quanto le gallerie non sono a norma?

Governo di pensionati


Una settimana fa ci aveva ammorbato l'anima, puntando sulla solita fiducia, sul solito ottimismo finto come un giardino di Milano 2. Persino i Radicali si erano inventati il colpo di classe in parlamento, pur di tenerlo in vita.

Le opposizoni hanno fallito il "golpe burocratico", aveva sentenziato. Tutto scontato, nella classica commedia politica all'italiana.

Dopo i proclami, ci sono i fatti e quelli sono sempre più paludosi. In sostanza l'Europa, stanca di aspettare, sta dettando le cose da fare a Berlusconi ed i suoi sodali ed adesso c'è da sciogliere il nodo delle pensioni. Qualsiasi cittadino con spirito critico sa benissimo che è inevitabile un'innalzamento dell'età pensionabile. Lo dice la nostra aspettativa di vita, lo dice, soprattutto, la nostra economia.

Il problema che tutto questo ragionamento non lo fa, Umberto Bossi che, tra uno sbadiglio e una spaccatura interna al partito, non vuole sentire parlare di ritocchi al sistema pensionistico italiano. Le motivazioni non sono economiche, ovviamente, ma puramente elettorali: se si toccano le pensioni perdiamo voti.
Forse doveva finire proprio così questo governo, lo scontro tra due vecchi bacucchi che litigano sulle pensioni. Urla, strepiti e dentiere che cascano, in un non-dialogo che porterà alla solita finta mediazione ed a dire che il governo va a gonfie vele.

E se ci andassero loro in pensione?

giovedì 20 ottobre 2011

Flash Art e lo stage


Caterina De Manuele si è lamentata del trattamento riservato agli stagisti dal direttore della rivista Flash Art, Giancarlo Politi, da cui ha avuto un'acceso scambio di email.

Caterina ha voluto portare alla luce lo stato di abbandono che, oggi, lo stagista italiano ha nel mondo del lavoro. 

Lo stage, in Italia, è considerato, quasi sempre, lavorare a gratis o al massimo con i ticket restaurant per tempi limitati per poi essere sostituiti da altri stagisti. Il ciclo continuo del precariato.

Politi, ha accusato Caterina di aver manipolato lo scambio di email. Politi dovrebbe denunciare la De Manuele, semplice e doveroso quando si è dalla parte della ragione. Dal suo intervento non si è letto nessuna azione legale.

Ora Caterina De Manuele quasi sicuramente lavorerà a Londra per ben 36 mila euro all'anno ed ha scritto a Napolitano di non lasciare soli i giovani italiani.

Cara Caterina, hai solo perso tempo nel scrivere quella lettera.

Libia & Friends

Da stasera, Silvio Berlusconi ha un amico in meno.

Anche la pioggia è un Black Bloc


Roma la città eterna, la capitale d'Italia, la città più popolosa è paralizzata dalla pioggia caduta in questi giorni. La pioggia faceva paura nel medioevo, siamo a fine 2011, penso, e c'è qualche che non torna. Beh, sicuramente più di un qualcosa.

Se piove e la vivibilità di una delle più belle città del mondo crolla ai livelli di Giakarta e per muoversi occorrono barca e remi, un pò di persone dovrebbero dimettersi a partire dal sindaco Alemanno. Le dimissioni attestano il fallimento di una gestione, dichiarano che chi dovrebbe, appunto, governare una città non ha fatto il suo dovere.

Strade allagate, tombini sporchi, metrò fermi, bitume che sembra fatto di coriandoli, caos, produttività a picco, portare il proprio figlio a scuola è un'impresa.

Forse la pioggia è diventata, anch'essa, un Black Bloc, un mostro a cui dare la colpa e da cui bisogna proteggersi. La pioggia è stronza, si sa, non ha avuto nessuna pietà nemmeno per Roma. A pensarci bene la pioggi è vestita di nero, è carica di odio e sprigiona una violenza bieca e indistinta.

La risposta del sindaco all'emergenza è stato chiedere lo stato di calamità, triste rituale politichese per non fare nulla, per non prendere subito le decisioni più semplici e logiche: fare lavori di manutenzione della rete idrica, ripensare allo sviluppo urbanistico della città, coinvolgere i cittadini impattati dalla negligenza della politica.

Ovviamente tutto passerà, fino alla prossima emergenza.

martedì 18 ottobre 2011

Blackberry e Milano


Perdi un Blackberry nuovo di pacca sul Tram linea 4, a Milano, alle 22.30 di notte e bestemmi tutta la notte, perchè sai che non lo ritroverai più.

Il giorno dopo ti chiamano dall'ufficio oggetti smarriti dell'ATM per dirti che qualcuno l'ha riconsegnato, come in un qualsiasi Stato civile europeo.

Sono soddisfazioni.

Tra le braccia di un dittatore


Pensateci un momento sulla situazione politico/sociale/economica dell'Italia. Se chiudete, per un attimo, gli occhi noterete quanti ingredienti ci siano perchè un giorno, non tanto lontano, un qualche mentecatto prenda il potere ed instauri, di fatto, una dittatura.

Dicevo degli ingredienti. Come prima cosa c'è il popolo italiano, da sempre, affascinato da mezzi uomini che promettono di pensare a tutti i mali del paese. C'è la devoluzione delle responsabilità ad un'unica persona che si prende carico, di tutti i mali della nazione.

C'è la violenza, che sta a poco a poco esplodendo in ogni manifestazione, in ogni momento opportuno. Se la violenza cresce, è più facile proporre leggi draconiane, come ad esempio la Legge Reale. Più una proposta risulta essere netta e "risolutrice" più c'è consenso politico, fregandosene se la suddetta legge, limiti le libertà individuali delle persone. Questi si chiamano effetti collaterali del ripristino dell'ordine pubblico.

C'è la crisi economica che ogni giorno produce cassintegrati, disoccupati e precari che hanno tantissimo tempo libero e poco da perdere. Tutti potenziali bombe sociali che, prima o poi, qualche mente raffinata proverà ad utilizzare per destabilizzare le già gracili istitituzioni italiane.

Infine, in tutto questo marasma, abbiamo nella stanza dei bottoni un "dittatore nell'animo" che questa situazione la vuole tenere al più lungo possibile. Se tutto è caos, mantenere il potere è più facile, far approvare leggi speciali un obbligo, preparare il terreno al futuro dittatore un sogno.

Mentre tutti protestano, nulla cambia


Dopo gli scontri a Roma, dopo le mille manifestazioni contro governo, politica, banche, in una piccola regione italiana, il Molise, si è andati a votare per le regionali.

Ha vinto (per la terza volta consecutiva) Michele Iorio, PDL, da una vita a capo del Molise che si è distinto per gli enormi sprechi. Ora, in campagna elettorale, dichiara che si è ridotto lo stipendio di ben 2 mila euro. Cosa non si fa per rimanere attaccati alla poltrona.

Il vero cambiamento lo si fa votando persone nuove, diverse, togliendo il potere acquisito ai soliti noti. Ma siamo in Italia, dove siamo solo capaci di "indignarci" e non prenderci mai nessuna responsabilità.

lunedì 17 ottobre 2011

La Piazza che esclude

 
Non ho mai pensato che la "Piazza" nel senso del ritrovarsi tutti in uno spazio aperto per protestare contro il potente di turno, sia la mossa strategica migliore per far valere le proprie ragioni.
In una "Piazza", incontri tutto ed il contrario di tutto. Associazioni no profit, partiti politici, violenti, studenti, disoccupati, precari, curiosi e persino perditempo. Tutti ammassati per gridare slogan che da domani tutto cambierà, da domani tutto sarà più bello. La speranza, il domani che non arriva mai.

La voce di ogni singolo individuo è impossibilitata a parlare e tutto viene demandato agli striscioni, alle bandiere, alla musica e perfino alla violenza. Sì la violenza che alberga in ogniuno di noi. La massa fa violenza, la massa esplode quante più persone la animo e si agitano all'interno di essa.

Succede sempre così: un gruppo di persone inizia a spaccare tutto, altre tentano di fermarli, la polizia cerca di limitare i danni ma ben presto tutto va a fuoco, tutto diventa caos. 

Il caos di Roma 2012 è come il caos di Genova 2001. Forse, più in generale, è il nostro Paese che è un gran casino, dove tutti protestano perchè il loro futuro è buio e tempestosto salvo poi votare sempre per le stesse persone.

Se le cose andranno male, ci sarà sempre una "Piazza" ad accogliere la loro protesta.

venerdì 14 ottobre 2011

Pannella vuol dire fiducia

Già un anno fa, quando si parlava di fiducia, i radicali avevano dato ampia dimostrazione di come avessero le idee confuse. Oggi, hanno solo confermato il loro stato comatoso.

giovedì 13 ottobre 2011

Da Berlusconi a Morandi


Che l'Italia sia un Paese di vecchi per i vecchi che considera chi merita e chi no solo dalla carta di identità perchè si "deve fare la gavetta", lo si sapeva ampiamente. Moltissimi under 40 scappano da questo vecchiume, imbalsamato ed imputridito che ha effetti paralizzanti degni di una goccia d'ambra su un feto di dinosauro.

Ora, in questi giorni abbiamo il solito vecchio inceronato (classe '36) che continua a combattere per la propria posizione politica cercando di tenere in piedi un branco di mercenari che si sono fatti la bocca buona grazie alla generosità del comandante. P2, parlamentari e puttane uniti nello spolpamento del cadavere che finchè è lì meglio è.

Ce la farà, non ce la farà. Fiducia o non fiducia. Tra uno sbadiglio di Bossi ed un'assenza di Scilipoti ci trasciniamo stanchi verso il baratro, incapaci di uno scatto d'orgoglio, di un amor proprio che ormai sembra essere sepolto in chissà quale recondido angolo della coscienza.

Si diceva dei vecchi. Per distrarmi, apprendo che l'ennesimo festival di Sanremo verrà presentato, ancora, da Gianni Morandi (classe '44) buono sempre per tutte le stagioni. La gente lo ama, dicono gli esperti sociologi ma io so che il Gianni nazionale cantava quando mio padre era un ragazzo ed andava in vespa 50.

Il mondo cambia, Gianni Morandi no e noi con lui.

Allora mi sono domandato: vorrete mica che il festival di Sanremo parta senza uno straccio di governo da poter ringraziare dal palco dell'Ariston?

Ci terremo ancora per un pò i due vecchi, perchè loro amano l'Italia, perchè loro amano i buoni sentimenti, perchè loro hanno tutto da perdere, mentre noi il guadagnato ce lo giochiamo ogni fine mese.

martedì 11 ottobre 2011

Io, il Centro Commerciale e Sephora


Capita che di Sabato hai poco da fare e così decidi di fare un giro al centro commerciale sapendo che ci starai almeno 4 ore a girare come una trottola evitando carrelli della spesa fuori controllo e promoter con le loro offerte strampalate. Odio il centro commerciale ma ha l'indubbio vantaggio di darti tutto ed il contrario di tutto, facendoti evitare semafori perennemente rossi, code chilometriche e stress da "devo trovare un parcheggio possibilmente non in sosta vietata".

Dicevo della mia permanenza al CC. Quando girovaghi per le "vie" commerciali devi guardare tutte le vetrine. Che diamine! Una volta che sei dentro devi "gustare" ogni minima sfumatura di questo monolite squadrato di vetro ed acciaio. Detto, fatto. Passi con lo sguardo dall'ultimo modello di intimo femminile rosso perversione ai saponi profumosi fatti con l'antica ricetta di nonna papera. Lo shock è notevole, le emozioni hanno l'andamento di Unicredit in Borsa. Pazzesco.

Tra tutte le vetrine ci sarà pur qualcosa di bello da comprare, pensi. E così una forza misteriosa (credo che gli americani la chiamerebbero "fashion power") ti porta dentro una dei tanti negozi di abbigliamento e ti faccia comprare jeans in offerta, dopo averli provati nel camerino San Vittore (per via della metratura), parlato elegantemente con la commessa (sempre gentile finchè non tiri fuori la carta per pagare) e ti fossi sentito un figo davanti allo specchio per più di 5 secondi.

Con le tue borse di cartone lucido e con il manico in cordino laccato che ad ogni tuo passo fanno un baccano stile banda del paese, arrivi da Sephora dove, varcate le colonne dell'anti-tacchinaggio, scopri un mondo a se, un mondo fatto di essenze misteriose e lecchinaggio mai visto in natura.

Da Sephora ci sono più commesse che profumi, te ne accorgi quasi subito, dopo che, mentre giri tra gli scaffali, sorridi gentilmente a 14 volti femminili che ti guardano con una paresi a 32 denti che dicono gli esperti di marketing si chiami "sorriso". L'orda (di commesse) ha il dono del mimetismo: tutte vestite uguali (come i neri per caso), tutte con il marsupio-beauty-case che è l'arma suprema per l'abbellimento di massa. Non passa cliente che non si faccia truccare, oliare, struccare e ritruccare da loro, le commesse, sempre in movimento, sempre vogliose di farti provare l'ultimo prodotto che promette l'immortalitè. Si proprio l'immortalitè visto che tutto, da Sephora, trasuda di francesismo, vero o presunto tale. Francese come la commessa che appare dal nulla, che ti si avvicina a te con l'imposizione delle mani in pieno delirio da Giucas Casella. Mi spavento. Perchè mai deve venire a scassare qui, da me, che emano ioni negativi verso i profumi. Capisco il motivo quando mi dice Lancome e "casualmente" mi trovo attorniato da scritte luminose che indicano Lancome. Tombola o meglio Bingo!

La commessa Caselliana mi tritura le palle con l'ultima molecola scoperta dai francese e lei è francese e quindi tutto all'interno del conflitto d'interessi italiano. Insomma tutto regolare. Mi propone in sequenza, crema giorno, crema notte, anti-rughe, lozione per i capelli. La mia mitragliata di no non la scoraggia, anzi ne trae forza e la cosa mi fa paura. Siamo ad una fase di stallo, lei che reclamizza io che rifiuto cortesemente. Per un attimo, rimpiango i rompicoglioni del tele-marketing a cui puoi attaccare la cornetta in faccia.

In un attimo di lucidità riesco a dire la frase "grazie, adesso ci penso mentre do un'occhiata". E' la mia salvezza. Riesco con un passo di moon walking a sfuggire alla stand Lancome e subito mi stordisco con ogni boccetta di profumo con la scritta "testeur". Sfodero decine di striscette Sephora piene di profumo, da annusare, sventolare esibire come lasciapassare ad ogni commessa.

Io e le mie striscette usciamo dal mondo Sephora, esausti ma felici di non aver ceduto al richiamo del bello a tutti i costi. Dopotutto riusciamo ancora a guardarci allo specchio la mattina.

lunedì 10 ottobre 2011

Essere capitani di (av)ventura


Quando decidi di voler perseguire un progetto rivoluzionario, devi mettere in conto i costi economici e di energia che esso richiederà.
 
Essere visionari è un dono bellissimo ma fine a se stesso se non sai in che contesto ti muovi ed in che Paese operi.

Michele Santoro ha deciso di scommettere sulla trasmissione multi-piattaforma (web, canali locali, satellite), un pò perchè costretto (via dalla Rai filo-governativa, in Mediaset non era possibile ed a La7 non lo lasciavano libero), un pò perchè essere dei pionieri porta sempre dei vantaggi, se non altro di immagine.

Ora, un professionista della televisione che si ritiene il migliore sulla piazza, dovrebbe avere la forza per convogliare attorno a sè quei capitani di ventura che garantiscono la copertura economica del progetto. Oppure in mancanza, rischiare i propri guadagni accumulati in questi anni. Il tanto osannato Steve Jobs, da giovane si è autofinanziato vendendo quello che aveva (pulmino Volkswagen) credendo ciecamente in quello che stava facendo. Jobs aveva voglia di emergere, passione. Michele Santoro ha tutto questo?

A sentirlo nel suo primo video messaggio (qui il sito ufficiale) a me sembra di no. Dopo il consueto preambolo sulla libertà d'informazione assente nel nostro Paese (un pò forzato il paragone con la Tunisia), Santoro chiede esplicitamente 10 euro a tutti quelli che lo vorranno seguire. Nessun accenno a cosa sarà Comizi D'Amore, quali contenuti avrà, se sarà una sorta di Anno Zero imbiancato oppure qualcosa di nuovo. Silenzio anche sui collaboratori.

La sensazione è che se il pioniere chiede subito soldi a progetto nemmeno iniziato, non ci crede tanto nemmeno lui o forse vuole ammortizzare il rischio sul suo pubblico con la scusa che esso diventerà l'unico suo padrone. Se il pubblico fosse veramente l'unico padrone dovrebbe avere delle quote delle sua trasmissione, poter decidere i collaboratori o perlomeno gli argomenti trattati. Invece nulla di tutto ciò, il pubblico pagherà parte dei costi della trasmissione e quando Santoro gli farà sentire l'ennesima fiction sulle intercettazioni si sentirà, per un attimo, i nuovi padroni dell'etere.

venerdì 7 ottobre 2011

L'arte ai giorni nostri


"Essere governati da un pagliaccio diverte per un po’ poi alla lunga annoia".

Segnalo l'artista Gianfranco Abela, che fa lavori stupendi, almeno per me e per la mia percezione dell'arte.

La certezza della pena


Wanna Marchi è già in semi-libertà, nel bar 'La Malmaison' (zona Stazione Centrale) di proprietà del compagno della figlia Stefania Nobile agli arresti domiciliari da un anno.

La cosa che mi colpisce e come la giustizia italiana fa scontare una pena definitiva di 11 anni e mezzo. Ce lo dice il suo avvocato:

- 2 anni e mezzo scontati in carcere
- 1 anno scontato agli arresti domiciliari
- 3 anni di indulto
- 270 giorni di sconto per buona condotta

Quindi sugli undici anni di condanna Wanna Marchi sconterà solo la metà della pena in galera. Anzi, ci dormirà solo la notte.

Se ancora qualcuno aveva dei dubbi sul non stato di certezza della pena che vige nel nostro Paese, ora non ne ha più.

Piccole rivoluzioni crescono


Manifesto apparso ieri nel centro di Milano, da un anonimo cittadino che ne ha pieni i coglioni di questa classe politica. Massimo rispetto.

giovedì 6 ottobre 2011

Una fissa, il carcere

Ci aveva provato già a luglio



Ora è tornato alla carica

Emigrare non è uno scherzo


La puntata di Presa Diretta sugli italiani emigrati a Barcelona ha suscitato parecchio dibattito in rete perchè dipingere, in modo semplicistico, l'estero come unica ancora di salvezza può generare facili illusioni e spingere molti giovani ad emigrare senza avere tutte le informazioni.

Riccardo Iacona ha ricevuto parecchie lettere che cercano di riequilibrare la situazione Catalana descritta nella puntata di Rai 3: Natalia Garcia Carbajo, Giusi Garigali o più semplicemente un gruppo di italiani ci vogliono far capire che non è tutto oro quello che luccica.

Barcelona ha avuto il suo momento d'oro ma adesso ha un tasso di disoccupazione del 22% (40% tra i giovani), che i contratti a tempo indeterminato non sono paragonabili a quelli italiani, visto che anche se si è assunti a tempo indeterminato si può essere licenziati senza giusta causa.

Sicuramente la qualità della vita nelle città europee è nettamente migliore di quella italiana ma bisogna sempre raccontare tutta la verità, e quindi anche gli aspetti negativi altrimenti passa sempre il concetto che l'Italia esce sempre sconfitta da qualsiasi confronto.

mercoledì 5 ottobre 2011

Decoder Sky, un pò di chiarezza


La signora Karen Murphy, proprietaria del pub The Red White and Blue di Portsmouth, nel 2005 era stata multata di 8.000 sterline in quanto, nel suo locale, venivano trasmesse partite del calcio inglese utilizzando un decoder (con relative scheda) "greco" e non quello ufficiale acquistato in Inghilterra.

La multa era giustificata dal fatto che Sky rivendicava i diritti di trasmissione "territoriali" e quindi la signora Murphy avrebbe dovuto pagare 700 sterline al mese (8400 euro all'anno) per poter trasmettere le partite. La quota mensile veniva calcolata da Sky in base alla metratura del locale. Con l'acquisto del decoder "greco" invece, le spese si erano ridotte a 800 euro all'anno.

La guerra tra Sky ed i pub inglesi va avanti da parecchio tempo, sulla questione dei prezzi che i locali dovevano sborsare, ritenuti da sempre troppo alti.

Karen Murphy non ha abbassato la testa e si è rivolta all'Alta Corte Britannica che a sua volta ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia Europea che ha preso una decisione storica (scarica qui la sentenza): i diritti di trasmissione delle partite di calcio non possono essere territoriali ma devono avvenire in un contesto europeo, quindi ogni cittadino privato può utilizzare un qualsiasi decoder comprato nell'Unione Europea. L'unica concessione che la Corte di Giustizia Europea ha fatto alla Lega Calcio Inglese è che rimangono i diritti su loghi, inni e sigle delle partite.

In sostanza la Corte Europea ha voluto sancire il principio di concorrenza tra tv satellitari europee, visto che il diritto di comprare schede in qualsiasi stato della comunità europea garantirà un bacino di utenza più ampio.

Quindi la signora Karen Murphy ha vinto la sua battaglia? Per i siti d'informazione italiani sicuramente sì come scritto, ad esempio da Gazzetta.it o Repubblica.it ma il problema che tutto questo non è vero.

Basta leggere, ad esempio, il Guardian per capire che la sentenza riguarda solo i cittadini privati e non i proprietari di attività commerciali. Per dirla in altre parole Karen Murphy ha fatto un favore ad ogni cittadino europeo, che da oggi potrà vedere le partite ad un prezzo molto inferiore di quello attuale.

Da tutta questa vicenda vengono rafforzati anche i siti di streaming (qui la mia guida) che, in sostanza, permettono a tutti i cittadini europei (e non solo) la visione delle partite di calcio.

Questa sentenza sembra l'ultimo atto dell'inevitabile ridimensionamento economico del calcio mondiale, che basando i propri profitti principalmente sul sistema dei diritti televisivi dovrà, per forza di cose, ridurre i costi e quindi gli stipendi dei calciatori. 

Era ora.