martedì 18 gennaio 2011

Essere Nicole Minetti (Oggi)

Leggendo cosa dice di se Nicole Minetti alle luce dei fatti di questi giorni, mette profonda tristezza. Una ragazza usata per squallidi giochi di vecchi bavosi, con l'utopia di diventare qualcuno senza fare troppa fatica.

Estraggo alcuni passi della sua autointervista (il nome dell'intervistatore non è dato da sapersi)

E così dopo la maturità decide di trasferirsi a Milano, perché?
Perché Milano rappresenta tutto: è la città italiana che più di ogni altra incarna la voglia di fare, la sfida con sé stessi. A Milano se sei in gamba ce la fai.

Faccia un invito a quelli della sua età
Volentieri. Primo: procrastinare mai, mai perdere tempo. Due: essere determinati e credere in ciò che si fa sempre, nonostante tutto e tutti. I giovani sono la classe dirigente futura, bisogna parlare di più a loro. Spesso si parla di loro, ma nessuno – a parte uno – li coinvolge.

In quell'uno, chissà perché, leggo un nome e cognome: Silvio Berlusconi. Chi è per lei?
L'unico punto di riferimento nello scenario politico.

L'unico?
Sì, senza dubbio. È l'unico che dà spazio davvero ai giovani. Gli altri parlano, ma poi non si fidano. Ci sono certi che urlano nelle piazze dicendo che alle prossime elezioni candideranno tanti ragazzi. A me sembra – mi corregga se sbaglio – che io abbia 25 anni e sia consigliere regionale della Lombardia, che la Gelmini, la Carfagna, la Meloni, Alfano, siano diventati ministri giovanissimi.
Sa che vuol dire?

È lei che fa politica. Io mi limito alle domande. Ce lo spieghi.
Berlusconi è come quel padre che non ha paura di essere superato dai figli, ma dà loro fiducia e trasmette loro tutto ciò che sa, perché sappiano essere nella vita più bravi di lui. La sfido a trovare un altro leader che faccia questo, un altro leader così aperto e di vedute così ampie. 

Ed infine ecco quella che pensa sulla violenza sulle donne.

Sipario.