domenica 16 gennaio 2011

Marchionne vs Minchioni

In Italia non c'è troppo lavoro. Ormai la maggioranza delle persone se ne è accorta (come sempre tardi), tranne qualche irriducibile politico che, purtroppo per noi, ha altre cose a cui pensare.

La cruda realtà ce l'ha sbattuta in faccia tale Sergio Marchionne ormai diventato "de facto" il padrone della Fiat. 

Diciamo subito che Marchionne non ama l'Italia vuoi perchè è emigrato a 14 anni in Canada, vuoi perchè ha tre passaporti (Italiano, Canadese e Svizzero), vuoi perchè, come molti di noi, non scommette molto sul futuro di questo paese.

Questa persona è stata chiamata a salvare la Fiat ormai semi morente. E' riuscito nell'impresa di non farla morire e poco altro (in Chrysler staremo a vedere cosa farà ed a fatto un flop clamoroso con Opel). Il nostro popolo ha sempre bisogno di eroi e Marchionne è diventato il nuovo messia economico, colui che avrebbe guidato il risorgimento economico italico.

Con queste premesse ha calato l'asso del ricatto agli operai italiani: o lavorate di più e con meno diritti o la Fiat va all'estero.

I ricatti sono sempre brutti, perchè presuppongono la mancanza di dialogo e sfruttano le debolezze dell'interlocutore. In più sono anticostituzionali, ovvero in un paese con una democrazia non posso essere tollerati. Di conseguenza ogni contratto di lavoro è invalido (articoli 1427,1434, 1435, 1437) perchè viola la Costituzione (articoli 1 e 3). Di queste quisquilie frega un cazzo a nessuno.

Detto questo, la Fiat produce già quasi completamente all'estero: Argentina, Brasile e Polonia sono nazioni dove i diritti sono inversamenti proporzionali allo stipendio (da fame). L'Italia si sta uniformando a loro.

Il ricatto ha avuto successo. Tranne la FiOM (Cgil) tutte le altre sigle hanno aderito prontamente al nuovo corso riuscendo a convincere poco più di metà lavoratori (54,7%) che è meglio lavorare da semi-precari che essere in mezzo ad una strada.

Ancora una volta ha vinto la soluzione del meno peggio, del tiriamo a campare, del vivere sempre nel presente senza mai poter progettare uno straccio di futuro. Nè per noi, nè per i nostri figli.

Dopo questo accordo il futuro è al quanto nebuloso: la Fiat ha avuto un calo di vendite nel 2010 del 17% e con questa crisi economica non credo che ci possa sovvertire il trand in questo 2011. Anche i soldi di stato sono finiti.

E se dopo aver calato le braghe ed essersi messi a novanta gradi ai volere del proprio datore di lavoro, tutto questo non bastasse?