mercoledì 27 aprile 2011

Il poker online negli USA

Il venerdì nero del poker online americano si è materializzato il 15 aprile 2011. 

L'FBI ed il Dipartimento di Giustizia hanno bloccato i siti e le attività di Pokerstars.com e Fulltilt.com i due grandi colossi del settore. La giustizia americana contesta ai siti di poker online i reati di frode bancaria e gioco d'azzardo illegale. In pochissime ore, tutti i players a stelle e strisce si sono ritrovati nell'impossibilità di giocare online ed hanno tremato per i loro soldi, visto che sono stati sequestrati 75 conti bancari sparsi in 14 paesi.

Come se non bastasse, i siti Pokerstars.com e Fulltilt.com sono stati oscurati.

Una mazzata terribile per la credibilità di questo settore, che fino a quel fantomatico venerdì non stavo conoscendo crisi.

Finito il clamore la situazione si è piano piano calmata e si è potuto capire meglio la situazione che provo a riassumere con qualche FAQ.

Negli Stati Uniti il poker online è legale?
No. Questo può sembrare un grande paradosso ma tutte le poker rooms operanti in internet agivano senza una regolamentazione certa. Fino a quel venerdì la loro attività era "tollerata". 

Allora perchè sono stati chiusi i maggiori siti di poker? 
Il giro d'affari del poker online è arrivato a miliardi di dollari annuali e questo ha iniziato ad infastidire la politica, che in buona parte è contrario alla sua regolamentazione. 

Quali sono le accuse? 
La giustizia americana accuse le poker rooms di frode bancaria e riciclaggio di denaro in quanto, sempre secondo l'accusa, i siti di poker utilizzavano piccole banche in difficoltà per le transazioni di gioco in cambio di ingenti finanziamenti. In più c'è il reato di gioco d'azzardo, ma qui le poker rooms hanno sempre detto che il poker è un gioco di abilità e non di azzardo.

Cosa blocca la regolamentazione del poker negli USA?
Il mondo politico (tutti i repubblicani e parte dei democratici) teme che regolarizzando il poker si inneschi un effetto domino che porti all'esplosione delle scommesse soprattutto nello sport professionistico americano, rendendo sempre più difficile garantire la correttezza dei risultati.

Quali sono stati i danni per le poker rooms?
Sono stati principalmente due. Il primo finanziario in quanto nel giro di un giorno hanno perso il maggiore mercato del loro fatturato (circa il 30%). Il secondo d'immagine, non potendo contare sull'aspetto della legalità.

Quali sono stati i danni per i giocatori?
Il danno è stato economico. Molto giocatori di poker hanno fatto di questo gioco la loro professione e si sono ritrovati in mezzo ad una strada. In pratica sono stati licenziati. I soldi accumulati sulle due poker rooms non sono persi ma ci vorrà del tempo per recuperarli. Alcuni player sono già emigrati in stati in cui il poker online è legale, altri hanno abbandonato questa professione.

Chi ci ha guadagnato da questo embargo?
Sicuramente i casinò. Negli Stati Uniti solo i casinò sono autorizzati a far disputare partite di poker e dopo la chiusura delle poker rooms il loro giro d'affari è aumentato. Anche altre poker rooms, meno famose stanno cavalcando l'onda ma potrebbero anche loro rischiare, a breve, la chiusura.

In Italia tutto questo che ripercussioni ha avuto?
Praticamente nessune. Pokerstars è presente con un dominio .it nel nostro paese in quanto da noi, il poker online è stato regolamentato. Full tilt a breve dovrebbe entrare anch'essa con un dominio .it. In pratica sono due aziende diverse e quindi ogni giocatore italiano che utilizza le piattaforme .it non rischia nulla. Ricordo che giocare dall'Italia su piattaforme .com è illegale. 
 
PokerStars e Full Tilt hanno chiuso?
No. L'embargo è per i soli cittadini statunitensi residenti negli USA, quindi le due piattafome (.com) sono popolate ancora da giocatori provenienti da tutto il mondo. Ovviamente stati come l'Italia o la Francia che hanno imposto una loro regolamentazione nazionale impediscono di utilizzare queste piattaforme a scapito di quelle nazionali (.it / .fr)
 
Si potrà ancora giocare a poker online negli USA?
Nel breve periodo credo di no. C'è poca spinta politica alla questione e l'oscuramento ha tolto di mezzo il problema per un pò di tempo.