mercoledì 6 luglio 2011

Porro economico

La manovra vista da destra fa un pò schifo ma non troppo. Nicolla Porro dice in sostanza che per fare una manovra finanziaria seria e rigorosa bisognerebbe tagliare i tre macro capitoli della spesa pubblica: sanità, pensioni e pubblico impiego. Tutto il resto sono paliativi.

A parte che Porro non cita quali tagli fare in nessun dei tre capitoli ma immagino che voglia un innalzamento dell'età pensionistica, tagli alle strutture ospedaliere e ridurre il personale del pubblico impiego. Certo bisogna avere le palle per farlo ed il prezzo da pagare sarebbe altissimo ma o così o nulla.

I costi della politica? Porro cavalca il pensiero che tagliarli sarebbe doveroso ma alla fine inutile visto che pesano solo 2 miliardi di euro (smentito prontamente da Giuseppe nei commenti) per le casse dello Stato. Vien da sè che questo concetto giustifica il non ridurli.

Numero di parlamentari, i loro stipendi, i loro privilegi, le loro auto blu, i loro aerei blu, le loro pensioni, le province etc etc sono un lusso che ci possiamo permettere, miliardo in più o in meno di debito poco importa.

Gli sprechi sono infiniti in questo Paese, come ad esempio il finanziamento pubblico dei quotidiani di cui giornalisti come Porro ne beneficiano a fine mese. Non una parola.

L'evasione fiscale, secondo Porro, ha subito un'accelerata da Tremonti (prima quando il suo editore strillava sul Stato con più tasse al mondo si giocava) tutti si sono lamentati quindi non si può continuare secondo il Porro pensiero.

La corruzione italiana non viene citata, le aziende che prendono aiuti di Stato per poi andare a produrre all'estero nemmeno, così come i liberi professionisti sempre vittime e mai ladri.

Infine, come doveroso, non una parola di condanna all'ennesima legge truffa pro Presidente del Consiglio, tanto per lui la crisi economica non è mai esistita e magari legge il pezzo e s'incazza.

La ricetta dello chef è quello di far pagare sempre e solo i lavoratori dipendenti per garantire a quelli che sfogliano il Giornale in barca di godersi i loro soldi più o meno legali.