martedì 12 luglio 2011

Prove di fuga?

Forse è arrivato il D-Day, il giorno del giudizio, lo spartiacque che metterà a confronto chi ama (ancora) questo Paese contro chi non lo ama.

Parliamoci chiaro, il fazzoletto di terra dalla forma stravagante in cui abitiamo è un posto schifoso: economia stagnante, infrastrutture care e stricchiolanti, informazione paralizzata, diritti dei cittadini in via d'estinzione, lavoratori per lo più precari, giovani disoccupati, scuola pubblica ridotta ad un campus estivo, malavita oramai inglobata alla politica, forze dell'ordine sempre più contro e non per i cittadini, politica divenuta casta privilegiata solo tesa alla propria conservazione.

Di chi è la colpa di tutto ciò? Principalmente di noi stessi, intenso come popolo, come elettori. In questi 16 anni della così detta Seconda Repubblica abbiamo abboccato a tutto ciò che ci è stato proposto, senza battere ciglio, senza porci domande, senza combattere per tutte le sconcerie perpretate alla luce del sole.

La pigrizia, il curare il proprio orticello, il non partecipare alla cosa pubblica ha creato il mostro d'indifferenza ed incompetenza che sta divorando, dalle fondamenta, il nostro Paese.

Tutti ci siamo dentro, nessuno escluso. I nostri rappresentanti sono lì a ricordarcelo, ogni giorno, ad ogni abuso di potere, ad ogni presentazione di un autobiografia, ad ogni di un bene pubblico per un interesse privato. 

Ormai siamo all'agonia e solo oggi ci indigniamo veramente, riempiamo le piazze, facciamo sentire la nostra voce con ogni mezzo, in ogni forma e colore.

L'aria è tesa ed il nostro Presidente del Consiglio si è rinchiuso in un silenzio assordante: non ha parlato alla Festa delle Libertà a Mirabello, non era presente al raduno del Milan a Milanello.

Se il Paese affonderà sarà il primo a scappare, il primo a non prendersi le enormi responsabilità di questa situazione, lasciando servi e maggiordomi a prendere insulti, schiaffi e tutta l'ignominia che il popolo gli riserverà.