giovedì 11 agosto 2011

Estate d'amore

Ci sono due storie d'amore, parallele, estive, che si sono segnalate alle cronache mondane. Una eterosessuale, l'altra omosessuale. Quando si parla d'amore le definizioni, le etichette, il chi e cosa si è, dovrebbero essere ininfluenti. Due persone che si amano tolgono un inifinitesimo di odio al mondo e gli donano una miliardesimo di felicità.

Tutto questo in un qualsiasi Paese civile. Sappiamo che da noi, di civile, è rimansto ben poco. Da almeno un ventennio.

Viviamo in una società omofoba, che elegge rappresentanti omofobi che non riescono nemmeno a difendere i diritti civili di persone che hanno l'unica colpa di avere un orientamento sessuale diverso. La Costituzione dovrebbe fare da garante, ma ormai ha la stessa funzione di una reliquia religiosa. Da esposizione.

Dicevamo. Questioni di accettazioni sociali, di sentirsi partecipi di una comunità, cose banali ma estremamente importanti per una persona.

Questa vita non è per i giusti e quindi due giovani nuotatori, famosi per le loro imprese sportive diventano coppia (di fatto) davanti a telecamere e flash eccitati al solo pensiero dei servizi gossipari a venire. Interviste, feste, sorrisi, bellezza, ricchezza. L'analisi è minuziosa, volta ad intuire i loro stati d'animo, a carpirne i segreti, ad inseguire i loro spostamenti da giovani innamorati.

All'ombra di tutto questo, ci sono due donne, indubbiamente meno famose che hanno coronato il loro amore. Non in Italia. Ovviamente. La parte politica (in senso stretto) della coppia, pubblica una lettera del padre che le avverte che il loro gesto, sempre in Italia, non verrà preso bene dai più. I più sono quella maggioranza becera e pecorona che pretende sempre di essere dalla parte del giusto. Giornali cattolici e politici cattolicamente sdraiati non perdono tempo: usano il "metodo Boffo", prima, annullano i matrimoni altrui, dopo.

Tutto questo c'insegna che siamo un paese estremamente povero, sotto tutti i punti di vista, in cui per rappresentare l'amore dobbiamo guardare "C'è posta per te".