venerdì 26 agosto 2011

Veltroni e l'azione

E' fine estate e Walter Veltroni ha deciso di scrivere (l'ennesima) lettera al direttore di Repubblica.

La lettera, che è lunga, prolissa, piena di richiami "ad cazzum" si concentra sull'unica parola che il Veltroni ha deciso di spendere: riformismo. Come il personaggio impone, questo riformismo epistolare è molto teorico dove tutto, magicamente, torna al suo posto. Ricchi che sono ricchi perchè ce l'hanno fatta, poveri che hanno una speranza per i propri figli, informazione libera, più giustizia, ed un fisco più equo e gentile.

Verrebbe voglia di urlare: "più figa per tutti", ma forse sarebbe troppo.
Il problema di Veltroni (e di tutto il PD) che è rimasto prigioniero dei suoi pensieri, tanto da non agire più. Agire vuol dire prendere decisioni, drastiche, nette, da cui non si torna più indietro. Qui stiamo assistendo, all'ennesimo panegirico veltroniano buono per tutte le stagioni.

Veltroni non sta agendo. E' fermo a guardare gli eventi che passano cercando di dargli un'interpretazione con una mentalità figlia del '68. Guardare al passato per capire il presente non mi ha mai affascinanto, ma soprattutto, per capire, bisogna sporcarsi le mani, essere dentro la bufera. Stop.

Veltroni invece è tutto e niente, è uno e trino, è segretario e disilluso elettore, è scrittore e lettore.
Caro Walter, riformismo è una parola vuota, un flebile appiglio che voi politici state cercando in tutti i modi di erigere all'ormai prossimo armageddom elettivo.

Infine, piantala di parlare della rete come se ne fossi un attore protagonista. 

Non lo sei mai stato.