lunedì 31 ottobre 2011

Matteo Renzi, il vecchio che avanza


Sembra che Matteo Renzi, di veramente innovativo abbia solo l'età e poco altro.

A conclusione del'evento Big Bang - Leopolda 2011 mi è rimasto un senso di vaghezza e di poca concretezza degna dell'attuale politica italiana. Tanti slogan, facce giovanili, bei propositi ed una spruzzata tecnologica che non guasta mai. Poco, anzi pochissimo.

Renzi, per essere innovativi basta avere un Mac in bella vista sulla scrivania? Basta dire che Bersani ha l'età di tuo padre? Basta dire che bisogna guardare al futuro?

Per essere innovativi e credibili bisogna dire cose concrete, dare programmi, dire cosa si vuol fare il prossimo anno, confrontarsi su idee supportate da dati concreti, inconfutabili.

Nel Big Bang si è parlato di tutto, ma poco di fatti concreti. Mi è sembrato che Renzi, abbia voluto mettere in discussione la leadership di Bersani all'interno del PD, in modo indiretto senza troppo sporcarsi le mani. Renzi, da quanto ho capito, non si candiderà alla segreteria del PD, ma appoggerà l'ex sindaco di Torino Chiamparino da sempre vicino al gruppo dei rottamatori.

E poi veniamo alla questione del Wiki-PD che ancora adesso non sappiamo cosa sia.



Per chi mastica di web, quando si parla di Wiki si parla di una piattaforma aperta, in cui tutti possono contribuire al dibattito apportando modifiche, rettifiche, migliorie ai pensieri già pubblicati. Al momento, Renzi ha prodotto un pdf in cui vengono elencate le 100 proposte che dovrebbero essere discusse con tutti i cittadini/elettori. Ovviamente questo pdf è all'opposto della piattaforma wiki, in quanto è un documento chiuso, già fatto, non modificabile.

Creare una piattaforma wiki ci vuole una settimana, ed inserire i contenuti 2 giorni per cui aspettiamo metà novembre per vedere se dopo i proclami seguiranno i fatti.

Insomma tanta attenzione mediatica e tanti bei propositi, speriamo che Mattero Renzi non si riveli quello del 1994 alla ruota della fortuna.

Le alluvioni, la solidarietà, le tasse


Uno dei tanti luoghi comuni sugli italiani è che essi sono tanto generosi quando in una qualche parte del Paese succedono calamità naturali come terremoti o alluvioni.

Sia che piova o che tremi la terra centinaia di volontari partono indefessi per dare i primi soccorsi. Parlallelamente, la "solidarietà da colletti bianchi" si manifesta con la raccolta di fondi via sms. Donare 2 euro e non ci si pensa più di Monterosso ed il suo fango di guai.

Ecco, la raccolta di fondi che all'apparenza sembra tanto buona e giusta a me, personalmente, fa incazzare tantissimo. Perchè devo dare ancora soldi per aiutare miei concittadini quando dovrebbero farlo nell'ordine: Stato, Regione, Provincia ed infine Comune.

Io pago le tasse fino all'ultimo centesimo e vorrei che esse siano usate, anche per le emergenze. Ecco, pagare le tasse serve anche a questo, mentre evaderle impone che altri cittadini provvedano, attraverso la raccolta fondi, alle manchevolezze dei furbi.

Qui non si tratta di solidarietà, si tratta di non prendere per il culo i contribuenti, si tratta di far funzionare la macchina pubblica, si tratta di assumersi le responsabilità di un (ennesimo) disastro annunciato, si tratta di dimettersi, si tratta di mandare in galera amministratori pubblici che hanno sulla coscienza 9 morti + 4 dispersi.
Invece ragioniamo sempre al contrario, abbiamo il buonismo che non ci fa affrontare alla radice i problemi. Monterosso verrà messa a posto, nessuno pagherà per questo disastro, la raccolta fondi salverà qualche edificio e si continuerà ad evadere le tasse.

venerdì 28 ottobre 2011

L'ambiente, l'Italia



La recente alluvione della Liguria (in Liguria, ogni anno è così) ha portato, ancora una volta, alla luce come non esistano piano regolatori seri delle città italiane.

Costruire, costruire, non importa come, non importa se si può o se serve veramente. Ogni comune dovrebbe approvare il piano regolatore e valutare, con esso, se si può concedere l'autorizzazione a costruire. Un qualsiasi edificio nuovo può comportare danni gravissimi come: incremento del traffico cittadino, distruzione di verde pubblico, dissesto del terreno che diventa, quindi, meno drenante per le piogge.

La realtà la sappiamo benissimo qual'è: si intorta l'assessore di turno e si costruisce.

L'ambiente non è al centro di nessun partito in Italia (rara eccezione, il Movimento a 5 stelle di Grillo). Da noi l'emergenza è business, è ricostruzione, è sovvenzioni pubbliche che arriveranno, è gare di appalti.

In Europa, invece, il movimento ecologista sta sempre più acquisendo potere: in Germania ha enorme potere tanto da essere l'ago della bilancia nella formazione di governi, in Francia è appena dietro ai socialisti con ben il 16,2% dei voti.

Qui da noi, ovviamente, nulla di tutto ciò. Esistono ancora i Verdi che dopo la diaspora interna (molti se ne sono andati a Sinistra Ecologista e Libertà di Vendola) tentano di rialzare la testa con una bellissima iniziativa.

Tutti noi, il 29 e 30 ottobre, potremmo scegliere il nuovo simbolo tra i 4 disponibili. Si potrà votare nei seggi di tutta Italia o direttamente online (quest'ultima opzione è consigliata).

Perchè votare? Perchè è un'iniziativa di democrazia diretta, un partito che decide di aprirsi ai suoi potenziali elettori, scegliendo la sua "faccia politica", insieme. 

Poco importa se poi non voterete il movimento Ecologisti e Civici ma bisogna dargli forza per ottenere nel prossimo futuro, un ambiente più vivibile e verde.

martedì 25 ottobre 2011

Le priorità in Italia


Che serietà ha un Paese che propone la galera per chi entra nel cantiere della Tav Torino Lione (considerato dai più inutile, dannosa per l'ambiente ed estremamente costosa) quando l'autostrada A32 Torino-Bardonecchia, molto probabilmente, diventerà a corsia unica in quanto le gallerie non sono a norma?

Governo di pensionati


Una settimana fa ci aveva ammorbato l'anima, puntando sulla solita fiducia, sul solito ottimismo finto come un giardino di Milano 2. Persino i Radicali si erano inventati il colpo di classe in parlamento, pur di tenerlo in vita.

Le opposizoni hanno fallito il "golpe burocratico", aveva sentenziato. Tutto scontato, nella classica commedia politica all'italiana.

Dopo i proclami, ci sono i fatti e quelli sono sempre più paludosi. In sostanza l'Europa, stanca di aspettare, sta dettando le cose da fare a Berlusconi ed i suoi sodali ed adesso c'è da sciogliere il nodo delle pensioni. Qualsiasi cittadino con spirito critico sa benissimo che è inevitabile un'innalzamento dell'età pensionabile. Lo dice la nostra aspettativa di vita, lo dice, soprattutto, la nostra economia.

Il problema che tutto questo ragionamento non lo fa, Umberto Bossi che, tra uno sbadiglio e una spaccatura interna al partito, non vuole sentire parlare di ritocchi al sistema pensionistico italiano. Le motivazioni non sono economiche, ovviamente, ma puramente elettorali: se si toccano le pensioni perdiamo voti.
Forse doveva finire proprio così questo governo, lo scontro tra due vecchi bacucchi che litigano sulle pensioni. Urla, strepiti e dentiere che cascano, in un non-dialogo che porterà alla solita finta mediazione ed a dire che il governo va a gonfie vele.

E se ci andassero loro in pensione?

giovedì 20 ottobre 2011

Flash Art e lo stage


Caterina De Manuele si è lamentata del trattamento riservato agli stagisti dal direttore della rivista Flash Art, Giancarlo Politi, da cui ha avuto un'acceso scambio di email.

Caterina ha voluto portare alla luce lo stato di abbandono che, oggi, lo stagista italiano ha nel mondo del lavoro. 

Lo stage, in Italia, è considerato, quasi sempre, lavorare a gratis o al massimo con i ticket restaurant per tempi limitati per poi essere sostituiti da altri stagisti. Il ciclo continuo del precariato.

Politi, ha accusato Caterina di aver manipolato lo scambio di email. Politi dovrebbe denunciare la De Manuele, semplice e doveroso quando si è dalla parte della ragione. Dal suo intervento non si è letto nessuna azione legale.

Ora Caterina De Manuele quasi sicuramente lavorerà a Londra per ben 36 mila euro all'anno ed ha scritto a Napolitano di non lasciare soli i giovani italiani.

Cara Caterina, hai solo perso tempo nel scrivere quella lettera.

Libia & Friends

Da stasera, Silvio Berlusconi ha un amico in meno.

Anche la pioggia è un Black Bloc


Roma la città eterna, la capitale d'Italia, la città più popolosa è paralizzata dalla pioggia caduta in questi giorni. La pioggia faceva paura nel medioevo, siamo a fine 2011, penso, e c'è qualche che non torna. Beh, sicuramente più di un qualcosa.

Se piove e la vivibilità di una delle più belle città del mondo crolla ai livelli di Giakarta e per muoversi occorrono barca e remi, un pò di persone dovrebbero dimettersi a partire dal sindaco Alemanno. Le dimissioni attestano il fallimento di una gestione, dichiarano che chi dovrebbe, appunto, governare una città non ha fatto il suo dovere.

Strade allagate, tombini sporchi, metrò fermi, bitume che sembra fatto di coriandoli, caos, produttività a picco, portare il proprio figlio a scuola è un'impresa.

Forse la pioggia è diventata, anch'essa, un Black Bloc, un mostro a cui dare la colpa e da cui bisogna proteggersi. La pioggia è stronza, si sa, non ha avuto nessuna pietà nemmeno per Roma. A pensarci bene la pioggi è vestita di nero, è carica di odio e sprigiona una violenza bieca e indistinta.

La risposta del sindaco all'emergenza è stato chiedere lo stato di calamità, triste rituale politichese per non fare nulla, per non prendere subito le decisioni più semplici e logiche: fare lavori di manutenzione della rete idrica, ripensare allo sviluppo urbanistico della città, coinvolgere i cittadini impattati dalla negligenza della politica.

Ovviamente tutto passerà, fino alla prossima emergenza.

martedì 18 ottobre 2011

Blackberry e Milano


Perdi un Blackberry nuovo di pacca sul Tram linea 4, a Milano, alle 22.30 di notte e bestemmi tutta la notte, perchè sai che non lo ritroverai più.

Il giorno dopo ti chiamano dall'ufficio oggetti smarriti dell'ATM per dirti che qualcuno l'ha riconsegnato, come in un qualsiasi Stato civile europeo.

Sono soddisfazioni.

Tra le braccia di un dittatore


Pensateci un momento sulla situazione politico/sociale/economica dell'Italia. Se chiudete, per un attimo, gli occhi noterete quanti ingredienti ci siano perchè un giorno, non tanto lontano, un qualche mentecatto prenda il potere ed instauri, di fatto, una dittatura.

Dicevo degli ingredienti. Come prima cosa c'è il popolo italiano, da sempre, affascinato da mezzi uomini che promettono di pensare a tutti i mali del paese. C'è la devoluzione delle responsabilità ad un'unica persona che si prende carico, di tutti i mali della nazione.

C'è la violenza, che sta a poco a poco esplodendo in ogni manifestazione, in ogni momento opportuno. Se la violenza cresce, è più facile proporre leggi draconiane, come ad esempio la Legge Reale. Più una proposta risulta essere netta e "risolutrice" più c'è consenso politico, fregandosene se la suddetta legge, limiti le libertà individuali delle persone. Questi si chiamano effetti collaterali del ripristino dell'ordine pubblico.

C'è la crisi economica che ogni giorno produce cassintegrati, disoccupati e precari che hanno tantissimo tempo libero e poco da perdere. Tutti potenziali bombe sociali che, prima o poi, qualche mente raffinata proverà ad utilizzare per destabilizzare le già gracili istitituzioni italiane.

Infine, in tutto questo marasma, abbiamo nella stanza dei bottoni un "dittatore nell'animo" che questa situazione la vuole tenere al più lungo possibile. Se tutto è caos, mantenere il potere è più facile, far approvare leggi speciali un obbligo, preparare il terreno al futuro dittatore un sogno.

Mentre tutti protestano, nulla cambia


Dopo gli scontri a Roma, dopo le mille manifestazioni contro governo, politica, banche, in una piccola regione italiana, il Molise, si è andati a votare per le regionali.

Ha vinto (per la terza volta consecutiva) Michele Iorio, PDL, da una vita a capo del Molise che si è distinto per gli enormi sprechi. Ora, in campagna elettorale, dichiara che si è ridotto lo stipendio di ben 2 mila euro. Cosa non si fa per rimanere attaccati alla poltrona.

Il vero cambiamento lo si fa votando persone nuove, diverse, togliendo il potere acquisito ai soliti noti. Ma siamo in Italia, dove siamo solo capaci di "indignarci" e non prenderci mai nessuna responsabilità.

lunedì 17 ottobre 2011

La Piazza che esclude

 
Non ho mai pensato che la "Piazza" nel senso del ritrovarsi tutti in uno spazio aperto per protestare contro il potente di turno, sia la mossa strategica migliore per far valere le proprie ragioni.
In una "Piazza", incontri tutto ed il contrario di tutto. Associazioni no profit, partiti politici, violenti, studenti, disoccupati, precari, curiosi e persino perditempo. Tutti ammassati per gridare slogan che da domani tutto cambierà, da domani tutto sarà più bello. La speranza, il domani che non arriva mai.

La voce di ogni singolo individuo è impossibilitata a parlare e tutto viene demandato agli striscioni, alle bandiere, alla musica e perfino alla violenza. Sì la violenza che alberga in ogniuno di noi. La massa fa violenza, la massa esplode quante più persone la animo e si agitano all'interno di essa.

Succede sempre così: un gruppo di persone inizia a spaccare tutto, altre tentano di fermarli, la polizia cerca di limitare i danni ma ben presto tutto va a fuoco, tutto diventa caos. 

Il caos di Roma 2012 è come il caos di Genova 2001. Forse, più in generale, è il nostro Paese che è un gran casino, dove tutti protestano perchè il loro futuro è buio e tempestosto salvo poi votare sempre per le stesse persone.

Se le cose andranno male, ci sarà sempre una "Piazza" ad accogliere la loro protesta.

venerdì 14 ottobre 2011

Pannella vuol dire fiducia

Già un anno fa, quando si parlava di fiducia, i radicali avevano dato ampia dimostrazione di come avessero le idee confuse. Oggi, hanno solo confermato il loro stato comatoso.

giovedì 13 ottobre 2011

Da Berlusconi a Morandi


Che l'Italia sia un Paese di vecchi per i vecchi che considera chi merita e chi no solo dalla carta di identità perchè si "deve fare la gavetta", lo si sapeva ampiamente. Moltissimi under 40 scappano da questo vecchiume, imbalsamato ed imputridito che ha effetti paralizzanti degni di una goccia d'ambra su un feto di dinosauro.

Ora, in questi giorni abbiamo il solito vecchio inceronato (classe '36) che continua a combattere per la propria posizione politica cercando di tenere in piedi un branco di mercenari che si sono fatti la bocca buona grazie alla generosità del comandante. P2, parlamentari e puttane uniti nello spolpamento del cadavere che finchè è lì meglio è.

Ce la farà, non ce la farà. Fiducia o non fiducia. Tra uno sbadiglio di Bossi ed un'assenza di Scilipoti ci trasciniamo stanchi verso il baratro, incapaci di uno scatto d'orgoglio, di un amor proprio che ormai sembra essere sepolto in chissà quale recondido angolo della coscienza.

Si diceva dei vecchi. Per distrarmi, apprendo che l'ennesimo festival di Sanremo verrà presentato, ancora, da Gianni Morandi (classe '44) buono sempre per tutte le stagioni. La gente lo ama, dicono gli esperti sociologi ma io so che il Gianni nazionale cantava quando mio padre era un ragazzo ed andava in vespa 50.

Il mondo cambia, Gianni Morandi no e noi con lui.

Allora mi sono domandato: vorrete mica che il festival di Sanremo parta senza uno straccio di governo da poter ringraziare dal palco dell'Ariston?

Ci terremo ancora per un pò i due vecchi, perchè loro amano l'Italia, perchè loro amano i buoni sentimenti, perchè loro hanno tutto da perdere, mentre noi il guadagnato ce lo giochiamo ogni fine mese.

martedì 11 ottobre 2011

Io, il Centro Commerciale e Sephora


Capita che di Sabato hai poco da fare e così decidi di fare un giro al centro commerciale sapendo che ci starai almeno 4 ore a girare come una trottola evitando carrelli della spesa fuori controllo e promoter con le loro offerte strampalate. Odio il centro commerciale ma ha l'indubbio vantaggio di darti tutto ed il contrario di tutto, facendoti evitare semafori perennemente rossi, code chilometriche e stress da "devo trovare un parcheggio possibilmente non in sosta vietata".

Dicevo della mia permanenza al CC. Quando girovaghi per le "vie" commerciali devi guardare tutte le vetrine. Che diamine! Una volta che sei dentro devi "gustare" ogni minima sfumatura di questo monolite squadrato di vetro ed acciaio. Detto, fatto. Passi con lo sguardo dall'ultimo modello di intimo femminile rosso perversione ai saponi profumosi fatti con l'antica ricetta di nonna papera. Lo shock è notevole, le emozioni hanno l'andamento di Unicredit in Borsa. Pazzesco.

Tra tutte le vetrine ci sarà pur qualcosa di bello da comprare, pensi. E così una forza misteriosa (credo che gli americani la chiamerebbero "fashion power") ti porta dentro una dei tanti negozi di abbigliamento e ti faccia comprare jeans in offerta, dopo averli provati nel camerino San Vittore (per via della metratura), parlato elegantemente con la commessa (sempre gentile finchè non tiri fuori la carta per pagare) e ti fossi sentito un figo davanti allo specchio per più di 5 secondi.

Con le tue borse di cartone lucido e con il manico in cordino laccato che ad ogni tuo passo fanno un baccano stile banda del paese, arrivi da Sephora dove, varcate le colonne dell'anti-tacchinaggio, scopri un mondo a se, un mondo fatto di essenze misteriose e lecchinaggio mai visto in natura.

Da Sephora ci sono più commesse che profumi, te ne accorgi quasi subito, dopo che, mentre giri tra gli scaffali, sorridi gentilmente a 14 volti femminili che ti guardano con una paresi a 32 denti che dicono gli esperti di marketing si chiami "sorriso". L'orda (di commesse) ha il dono del mimetismo: tutte vestite uguali (come i neri per caso), tutte con il marsupio-beauty-case che è l'arma suprema per l'abbellimento di massa. Non passa cliente che non si faccia truccare, oliare, struccare e ritruccare da loro, le commesse, sempre in movimento, sempre vogliose di farti provare l'ultimo prodotto che promette l'immortalitè. Si proprio l'immortalitè visto che tutto, da Sephora, trasuda di francesismo, vero o presunto tale. Francese come la commessa che appare dal nulla, che ti si avvicina a te con l'imposizione delle mani in pieno delirio da Giucas Casella. Mi spavento. Perchè mai deve venire a scassare qui, da me, che emano ioni negativi verso i profumi. Capisco il motivo quando mi dice Lancome e "casualmente" mi trovo attorniato da scritte luminose che indicano Lancome. Tombola o meglio Bingo!

La commessa Caselliana mi tritura le palle con l'ultima molecola scoperta dai francese e lei è francese e quindi tutto all'interno del conflitto d'interessi italiano. Insomma tutto regolare. Mi propone in sequenza, crema giorno, crema notte, anti-rughe, lozione per i capelli. La mia mitragliata di no non la scoraggia, anzi ne trae forza e la cosa mi fa paura. Siamo ad una fase di stallo, lei che reclamizza io che rifiuto cortesemente. Per un attimo, rimpiango i rompicoglioni del tele-marketing a cui puoi attaccare la cornetta in faccia.

In un attimo di lucidità riesco a dire la frase "grazie, adesso ci penso mentre do un'occhiata". E' la mia salvezza. Riesco con un passo di moon walking a sfuggire alla stand Lancome e subito mi stordisco con ogni boccetta di profumo con la scritta "testeur". Sfodero decine di striscette Sephora piene di profumo, da annusare, sventolare esibire come lasciapassare ad ogni commessa.

Io e le mie striscette usciamo dal mondo Sephora, esausti ma felici di non aver ceduto al richiamo del bello a tutti i costi. Dopotutto riusciamo ancora a guardarci allo specchio la mattina.

lunedì 10 ottobre 2011

Essere capitani di (av)ventura


Quando decidi di voler perseguire un progetto rivoluzionario, devi mettere in conto i costi economici e di energia che esso richiederà.
 
Essere visionari è un dono bellissimo ma fine a se stesso se non sai in che contesto ti muovi ed in che Paese operi.

Michele Santoro ha deciso di scommettere sulla trasmissione multi-piattaforma (web, canali locali, satellite), un pò perchè costretto (via dalla Rai filo-governativa, in Mediaset non era possibile ed a La7 non lo lasciavano libero), un pò perchè essere dei pionieri porta sempre dei vantaggi, se non altro di immagine.

Ora, un professionista della televisione che si ritiene il migliore sulla piazza, dovrebbe avere la forza per convogliare attorno a sè quei capitani di ventura che garantiscono la copertura economica del progetto. Oppure in mancanza, rischiare i propri guadagni accumulati in questi anni. Il tanto osannato Steve Jobs, da giovane si è autofinanziato vendendo quello che aveva (pulmino Volkswagen) credendo ciecamente in quello che stava facendo. Jobs aveva voglia di emergere, passione. Michele Santoro ha tutto questo?

A sentirlo nel suo primo video messaggio (qui il sito ufficiale) a me sembra di no. Dopo il consueto preambolo sulla libertà d'informazione assente nel nostro Paese (un pò forzato il paragone con la Tunisia), Santoro chiede esplicitamente 10 euro a tutti quelli che lo vorranno seguire. Nessun accenno a cosa sarà Comizi D'Amore, quali contenuti avrà, se sarà una sorta di Anno Zero imbiancato oppure qualcosa di nuovo. Silenzio anche sui collaboratori.

La sensazione è che se il pioniere chiede subito soldi a progetto nemmeno iniziato, non ci crede tanto nemmeno lui o forse vuole ammortizzare il rischio sul suo pubblico con la scusa che esso diventerà l'unico suo padrone. Se il pubblico fosse veramente l'unico padrone dovrebbe avere delle quote delle sua trasmissione, poter decidere i collaboratori o perlomeno gli argomenti trattati. Invece nulla di tutto ciò, il pubblico pagherà parte dei costi della trasmissione e quando Santoro gli farà sentire l'ennesima fiction sulle intercettazioni si sentirà, per un attimo, i nuovi padroni dell'etere.

venerdì 7 ottobre 2011

L'arte ai giorni nostri


"Essere governati da un pagliaccio diverte per un po’ poi alla lunga annoia".

Segnalo l'artista Gianfranco Abela, che fa lavori stupendi, almeno per me e per la mia percezione dell'arte.

La certezza della pena


Wanna Marchi è già in semi-libertà, nel bar 'La Malmaison' (zona Stazione Centrale) di proprietà del compagno della figlia Stefania Nobile agli arresti domiciliari da un anno.

La cosa che mi colpisce e come la giustizia italiana fa scontare una pena definitiva di 11 anni e mezzo. Ce lo dice il suo avvocato:

- 2 anni e mezzo scontati in carcere
- 1 anno scontato agli arresti domiciliari
- 3 anni di indulto
- 270 giorni di sconto per buona condotta

Quindi sugli undici anni di condanna Wanna Marchi sconterà solo la metà della pena in galera. Anzi, ci dormirà solo la notte.

Se ancora qualcuno aveva dei dubbi sul non stato di certezza della pena che vige nel nostro Paese, ora non ne ha più.

Piccole rivoluzioni crescono


Manifesto apparso ieri nel centro di Milano, da un anonimo cittadino che ne ha pieni i coglioni di questa classe politica. Massimo rispetto.

giovedì 6 ottobre 2011

Una fissa, il carcere

Ci aveva provato già a luglio



Ora è tornato alla carica

Emigrare non è uno scherzo


La puntata di Presa Diretta sugli italiani emigrati a Barcelona ha suscitato parecchio dibattito in rete perchè dipingere, in modo semplicistico, l'estero come unica ancora di salvezza può generare facili illusioni e spingere molti giovani ad emigrare senza avere tutte le informazioni.

Riccardo Iacona ha ricevuto parecchie lettere che cercano di riequilibrare la situazione Catalana descritta nella puntata di Rai 3: Natalia Garcia Carbajo, Giusi Garigali o più semplicemente un gruppo di italiani ci vogliono far capire che non è tutto oro quello che luccica.

Barcelona ha avuto il suo momento d'oro ma adesso ha un tasso di disoccupazione del 22% (40% tra i giovani), che i contratti a tempo indeterminato non sono paragonabili a quelli italiani, visto che anche se si è assunti a tempo indeterminato si può essere licenziati senza giusta causa.

Sicuramente la qualità della vita nelle città europee è nettamente migliore di quella italiana ma bisogna sempre raccontare tutta la verità, e quindi anche gli aspetti negativi altrimenti passa sempre il concetto che l'Italia esce sempre sconfitta da qualsiasi confronto.

mercoledì 5 ottobre 2011

Decoder Sky, un pò di chiarezza


La signora Karen Murphy, proprietaria del pub The Red White and Blue di Portsmouth, nel 2005 era stata multata di 8.000 sterline in quanto, nel suo locale, venivano trasmesse partite del calcio inglese utilizzando un decoder (con relative scheda) "greco" e non quello ufficiale acquistato in Inghilterra.

La multa era giustificata dal fatto che Sky rivendicava i diritti di trasmissione "territoriali" e quindi la signora Murphy avrebbe dovuto pagare 700 sterline al mese (8400 euro all'anno) per poter trasmettere le partite. La quota mensile veniva calcolata da Sky in base alla metratura del locale. Con l'acquisto del decoder "greco" invece, le spese si erano ridotte a 800 euro all'anno.

La guerra tra Sky ed i pub inglesi va avanti da parecchio tempo, sulla questione dei prezzi che i locali dovevano sborsare, ritenuti da sempre troppo alti.

Karen Murphy non ha abbassato la testa e si è rivolta all'Alta Corte Britannica che a sua volta ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia Europea che ha preso una decisione storica (scarica qui la sentenza): i diritti di trasmissione delle partite di calcio non possono essere territoriali ma devono avvenire in un contesto europeo, quindi ogni cittadino privato può utilizzare un qualsiasi decoder comprato nell'Unione Europea. L'unica concessione che la Corte di Giustizia Europea ha fatto alla Lega Calcio Inglese è che rimangono i diritti su loghi, inni e sigle delle partite.

In sostanza la Corte Europea ha voluto sancire il principio di concorrenza tra tv satellitari europee, visto che il diritto di comprare schede in qualsiasi stato della comunità europea garantirà un bacino di utenza più ampio.

Quindi la signora Karen Murphy ha vinto la sua battaglia? Per i siti d'informazione italiani sicuramente sì come scritto, ad esempio da Gazzetta.it o Repubblica.it ma il problema che tutto questo non è vero.

Basta leggere, ad esempio, il Guardian per capire che la sentenza riguarda solo i cittadini privati e non i proprietari di attività commerciali. Per dirla in altre parole Karen Murphy ha fatto un favore ad ogni cittadino europeo, che da oggi potrà vedere le partite ad un prezzo molto inferiore di quello attuale.

Da tutta questa vicenda vengono rafforzati anche i siti di streaming (qui la mia guida) che, in sostanza, permettono a tutti i cittadini europei (e non solo) la visione delle partite di calcio.

Questa sentenza sembra l'ultimo atto dell'inevitabile ridimensionamento economico del calcio mondiale, che basando i propri profitti principalmente sul sistema dei diritti televisivi dovrà, per forza di cose, ridurre i costi e quindi gli stipendi dei calciatori. 

Era ora.

martedì 4 ottobre 2011

La giustizia vista da fuori


Il processo di Meredith Kercher dovrebbe non essere tanto importante, visto che è l'ennesimo fatto di cronaca divenuto reality grazie al nostro (pessimo) modo di fare televisione. Guardare dal buco della serratura, eccita parecchi italiani.

In realtà in questo processo, ci sono parecchi cittadini stranieri e quindi mi sono posto il problema su come essi giudicheranno il mio Paese alla luce della sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

La famiglia Kercher, ha dovuto aspettare oltre 4 anni per sapere che la morte della propria figlia non ha un colpevole. Si è dovuta confrontare con la lentezza burocratica italiana che ti spossa e divora a poco a poco. In queste ore staranno maledicendo che Meredith sia venuta in Italia a studiare. Molto probabilmente non sapranno mai chi è l'assassino, grazie all'inefficienza della nostra giustizia che in due gradi di giudizio dice tutto ed il contrario di tutto.

L'ivoriano Rudy Guede è invece stato, fin da subito, la vittima sacrificale di tutta la vicenda. Nero, con scarso potere economico, ha avuto avvocati che gli hanno consigliato il rito abbreviato che gli ha garantito 16 anni di galera, forse per aver recitato un ruolo marginale nell'omicidio. In carcere avrà capito come, in Italia, lo stato di diritto vale solo per chi ha il portafoglio gonfio.

Lo sa bene Raffaele Sollecito che ha sempre ostentato la sicurezza di chi sa che in un modo o nell'altro se la caverà. Essere difesi da ben tre avvocati tra cui Giulia Buongiorno è un valore aggiunto, quasi una polizza di impunità. Mi aspetto, a breve, interviste strappalacrime di qualche giornalista insulso sull'incubo che ha vissuto.

Infine Amanda Knox che a me ha sempre fatto pensare alla prima Heather Parisi: americana, negli States non sanno nemmeno che sia ma che diventa famosa qui in Italia. Grazie alla dabbenaggine del nostro giornalismo è diventata la bella vittima innocente e lei, abilmente, ha sfruttato la situazione per condizionare opinione pubblica e forse i giudici. Ha fatto 4 anni di galera, ora è libera e se ne tornerà negli Stati Uniti dovrà avrà la garanzia che non rischierà più nulla. Dopotutto perchè avere paura di uno Stato che non riesce a far estradere un criminale come Cesare Battisti?

Senza lavoro e senza idee



Siamo, dopo la Grecia (già fallita), quelli messi peggio, economicamente parlando. Il problema che da dove la sia vuole guardare, di speranza per il futuro ne vedo ben poca.

Partiamo innanzitutto dalla classe politica, che sarebbe, dico sarebbe quella che dovrebbe, dico dovrebbe, avere le idee chiare e capire quale futuro dare a tutti noi. La realtà dice che queste persone hanno in mente solo la conservazione del potere e della loro rete di relazioni, evitando di avere guai con la giustizia attraverso leggi ad hoc. Nel corso del post tangentopoli, i politici, hanno fatto esperienza degli errori commessi e sono riusciti a creare un sistema perfetto in cui l'informazione è direttamente controllata, un sistema elettorale che garantisce nomine sicure ed un'assenza di ricambio generazionale. Questo sistema ha prodotto un elettorato che rettifica le nomine fatte dalle segreterie di partito, nulla più. Per dirla in altra parola, abbiamo una cappa di potere politico prestabilito che non si vede come, per vie democratiche, possa essere disgregato.

Con questa zavorra, riformare economicamente lo Stato sembra pure utopia. Per riformarlo occorrerebbe, come prima cosa, mettere ordine nel mercato del lavoro ormai diventata una giungla, dove stagisti e precari la fanno da padrona. Vedere servizi come questo, ti fanno capire come i lavoratori italiani siano stati abituati a non avere più diritti, essere sottopagati e non poter fare nessun tipo di progetto per se stessi e la propria famiglia. I sindacati hanno da tempo smesso di difendere i diritti dei lavoratori, preferendo un ruolo politico attivo che sta producendo altri disastri. Dicevo mettere ordine. Ordine vuol dire regole certe che consentano di combattere il lavoro nero, disincentivare datori di lavoro senza scrupoli e premiare chi ha voglia e competenze per far crescere l'economia del Paese.

In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una deindustrializzazione italiana, causata da tre fattori: invecchiamento della popolazione, assenza di politiche economico-fiscali, imprenditoria atta ad arricchirsi anche attraverso il fallimento della propria azienda. Meno aziende, meno lavoro, meno persone occupate e se lo Stato non ha i soldi per assumere ma solo per creare stagisti (sintomatica la situazione al Ministero degli Esteri con circa 70 stagisti) siamo messi davvero male.

Il vero problema è che il dibattito e l'informazione non si preoccupa più di tanto, meglio parlare della legge elettorale da riformare come se il problema fosse lo strumento e non le persone che lo usano. Le stesse persone che ci hanno fatto diventare dei pezzenti in Europa ed a cui noi continuiamo a dare fiducia.

lunedì 3 ottobre 2011

Contratto Bossi-Berlusconi


Anche Gigi Moncalvo (ex direttore della Padania) avvalora la tesi che Bossi sia stato comprato da Berlusconi, nel 2000, con 2 miliardi di lire. Nell'accordo ci sarebbe anche che il passaggio della titolarità del simbolo della Lega Nord, a Silvio Berlusconi.

Ricapitolando, nel 2000 la Lega Nord era praticamente fallita, piena di debiti ed aveva, da sempre, attaccato politicamente Berlusconi. Dopo il presunto accordo si forma l'asse Bossi-Berlusconi ancora in vigore oggi. Bossi non potrebbe, da contratto, far cadere Berlusconi.

Ci sono varie testimonianze (come i libri Umberto Magno ed Dossier Bossi Lega Nord)  che confermano il contratto, anche il leghista Francesco Speroni (oggi eurodeputato ma ex ministro) ne aveva confermato la ratifica del contratto davanti ad un notaio milanese. Dopo quell'intervista Speroni viene messo in un angolo, mandato al parlamento europeo e sparisce dalle tv.

Vasco Rossi e Nonciclopedia


Il sito satirico Nonciclopedia chiude per protesta, dopo che Vasco Rossi (forse meglio dire i suoi avvocati) aveva sporto denuncia per diffamazione.

La portavoce Tania Sachs tenta di spiegare i motivi di tale azioni, tutti molto tecnici e da azzeccagarbugli. La sostanza è che essersela presa con un sito amatoriale, contando sulla forza del proprio potere economico ha prodotto l'effetto opposto: creare un fronte comune anti Vasco. Basta leggere i commenti su Facebook per capire la portata della protesta.

Tutto questo mi ricorda la vicenda di Blogzero contro la Boiron che ha dovuto fare marcia vista gli enormi danni d'immagine che ha subito.

Cosa farà Vasco?