martedì 4 ottobre 2011

Senza lavoro e senza idee



Siamo, dopo la Grecia (già fallita), quelli messi peggio, economicamente parlando. Il problema che da dove la sia vuole guardare, di speranza per il futuro ne vedo ben poca.

Partiamo innanzitutto dalla classe politica, che sarebbe, dico sarebbe quella che dovrebbe, dico dovrebbe, avere le idee chiare e capire quale futuro dare a tutti noi. La realtà dice che queste persone hanno in mente solo la conservazione del potere e della loro rete di relazioni, evitando di avere guai con la giustizia attraverso leggi ad hoc. Nel corso del post tangentopoli, i politici, hanno fatto esperienza degli errori commessi e sono riusciti a creare un sistema perfetto in cui l'informazione è direttamente controllata, un sistema elettorale che garantisce nomine sicure ed un'assenza di ricambio generazionale. Questo sistema ha prodotto un elettorato che rettifica le nomine fatte dalle segreterie di partito, nulla più. Per dirla in altra parola, abbiamo una cappa di potere politico prestabilito che non si vede come, per vie democratiche, possa essere disgregato.

Con questa zavorra, riformare economicamente lo Stato sembra pure utopia. Per riformarlo occorrerebbe, come prima cosa, mettere ordine nel mercato del lavoro ormai diventata una giungla, dove stagisti e precari la fanno da padrona. Vedere servizi come questo, ti fanno capire come i lavoratori italiani siano stati abituati a non avere più diritti, essere sottopagati e non poter fare nessun tipo di progetto per se stessi e la propria famiglia. I sindacati hanno da tempo smesso di difendere i diritti dei lavoratori, preferendo un ruolo politico attivo che sta producendo altri disastri. Dicevo mettere ordine. Ordine vuol dire regole certe che consentano di combattere il lavoro nero, disincentivare datori di lavoro senza scrupoli e premiare chi ha voglia e competenze per far crescere l'economia del Paese.

In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una deindustrializzazione italiana, causata da tre fattori: invecchiamento della popolazione, assenza di politiche economico-fiscali, imprenditoria atta ad arricchirsi anche attraverso il fallimento della propria azienda. Meno aziende, meno lavoro, meno persone occupate e se lo Stato non ha i soldi per assumere ma solo per creare stagisti (sintomatica la situazione al Ministero degli Esteri con circa 70 stagisti) siamo messi davvero male.

Il vero problema è che il dibattito e l'informazione non si preoccupa più di tanto, meglio parlare della legge elettorale da riformare come se il problema fosse lo strumento e non le persone che lo usano. Le stesse persone che ci hanno fatto diventare dei pezzenti in Europa ed a cui noi continuiamo a dare fiducia.