giovedì 9 agosto 2012

WindJet: fine del sogno low-cost


E così ci siamo giocati anche l'ultima compagnia aerea low-cost italiana. La WindJet è piena di debiti e non paga più fornitori ed aeroporti. L'ENAC si è stufata ed ha minacciato il ritiro della licenza, con l'inevitabile fallimento dell'azienda.

E' partita, quindi, l'unica trattativa possibile: far entrare WindJet dentro mamma Alitalia, sempre pronta ad inglobare compagnie decotte e senza futuro. C'è cauto ottimismo sull'esito della trattativa, ma mette tristezza che Antonino Pulvirenti, capo di WindJet, debba dare come garanzia societaria hotel a 5 stelle in quel di Taormina, per coprire i debiti accumulati.

Lo stesso Pulvirenti è proprietario del Catania Calcio che a questo punto vede il proprio futuro diventare bello nero. Nero anche per i 504 dipendenti WindJet, ancora all'oscuro di cosa gli aspetterà il domani.

Poi ci sono i passeggeri che hanno già pagato il loro volo e che rischiano di rimanere a terra, tanto che la stessa ENAC ha intimato a WindJet la garanzia dei voli.

Il solito gran casotto estivo all'italiana, in cui una compagnia low-cost non riesce a stare sul mercato, accumula debiti, ed invece di fallire viene inglobata da una più grande, anch'essa non in piena salute. 

In Italia non è possibile creare vettori low-cost: AirOne, MyAir, WindJet sono tutte fallite per incapacità manageriali evidenti decretando, di fatto, la morte del mercato italiano delle low-cost. 

All'estero Ryanair ed EasyJet godono di ottima salute per il semplice fatto che sono rimaste competitive sul mercato europeo, senza avere aiuti di stato o sfruttando posizioni di monopolio. Altro mondo, altra economia.