sabato 8 settembre 2012

Morte A e Morte B


La Bella Addormentata ha ricevuto 16 minuti di applausi, a Venezia. Un film può piacere o non piacere ma quando tratta argomenti "tabù" diventa subito un caso tale per cui prima viene boicottato ma subito dopo sostenuto, appena gli echi mediatici si sono calmati.

La Bella Addormentata parla di fine vita, una questione che a tutti i cittadini italiani dovrebbe fregare perchè, piccolo particolare, tutti dobbiamo morire. Sembra invece che le domande "etiche" si siano riassopite, stancano ai più, lasciando tutto come è adesso.

Ci hanno provato uomini coraggiosi come Beppino Englaro, Piergiorgio Welby, Luca Coscioni e molti altri a risvegliare coscienze e dare una sveglia alla politica. Tutto inutile, sono stati additati di ogni nefandezza umana, ma loro volevano solo mettere per iscritto, come diritto inviolabile dell'uomo, che ogni persona ha il sacrosanto diritto di decidere quando e come morire.

Il muro religioso ed ipocrita è sempre riuscito a resistere ad ogni tentativo di riforma, anche se tua figlia è in coma irreversibile per 17 anni e non ce la fai più a vederla distesa su un letto come un vegetale senza futuro. Sì, Beppino Englaro è riuscito a vincere la sua battaglia legale ma è stato una vittoria di Pirro visto che siamo ancora al punto di partenza. Quante persone riuscirebbe a sostenere il peso di anni di processi, di pubblici processi, di insulti per vedere riconosciuto il tuo diritto?

Poi capita che un Cardinale molto importante sia in fin di vita e decida di dire basta, che il tempo su questa terra è volto alla fine. Sia ben chiaro, era un diritto di Carlo Maria Martini decidere di porre fine alla sua vita, ma l'ha fatto da una posizione privilegiata. Noto come la discussione sulla scelta del prelato non sia così accesa di quella vista ai tempi di Eluana. Lì si scontravano due fazioni rabbiose ed intransigenti, qui ci sono poche decine di intellettuali a parlare.

All'epoca il Parlamento venne aperto anche di notte per impedire ad un padre di porre fine alle sofferenze di una figlia, con parlamentari che scrivevano lettere accorate al Corriere per spiegare i loro tormenti interni. Addirittura un cantante, le dedicò una canzone a Sanremo. 

Oggi, solo silenzio e comprensione. Le morti non sono tutte uguali.