lunedì 1 ottobre 2012

Caro Boemo, ti scrivo


Sei ritornato in Serie A, dopo 13 anni passati tra serie minori e qualche scampagnata in Turchia e Serbia. 13 anni di esoneri, fallimenti, con l'unica perla della promozione in A con il Pescara in buona parte dovuta al trio di fenomeni Verratti-Immobile-Insigne. Ragazzi di cui sentiremo a lungo parlare. Invece, per tutti, era tornata la "Zemanlandia" foggiana quella che faceva divertire, quella delle partite da 5 goal in su.

Non ti sembrava vero, Moggi fuori dal calcio, la Juventus da poco ritornata competitiva, Milan ed Inter che sembrano succursali della Lidl e la Roma che cercava un allenatore, dopo che "er progetto" di Luis Enrique era naufragato in un solo anno.

Detto fatto. Zeman di nuovo in A, dalla porta principale, nella sua Roma, a 65 anni suonati. Fin da subito hai miscelato sapientemente sogni di gloria nazionali a veleni ed insulti sul tuo bersaglio preferito: la Juventus. Hai cominciato nel riconteggiare gli scudetti, poi a firmare magliette inneggianti all'odio sportivo ed infine decidere che Antonio Conte non doveva allenare nemmeno in settimana, perchè squalificato.

Tutto ti è permesso, la stampa quasi completamente a tua favore perchè tu eri e sei la verità, l'uomo dei massimi valori morali.

Finite le chiacchiere, sono arrivate le partite, quelle vere, quelle sul campo e non sei partito troppo bene. Difesa traballante, punte che non segnano la raffica di goal promessi ed una rosa che consideri da Scudetto, piena zeppa di ragazzini che puzzano ancora di latte.

In 5 partite ne vinci solo una, contro l'Inter, per poi sprofondare in figuraccia degne della tua carriera da allenatore: pareggi casalinghi con Catania e Sampdoria, sconfitta sopra di 2 goal, sempre in casa, contro il Bologna. Una mano te la da il Cagliari che ti fa vincere a tavolino 3 a 0. Ovviamente non dici una parola su questa vittoria, non dici che era meglio se si la vinceva sul campo.

Poi arriva il Juventus - Roma da te tanto atteso e lo prepari come hai sempre fatto, insultando il popolo juventino. Poco male, ricevi l'indifferenza dei forti, mandando il preparatore dei portieri Fillippi in conferenza stampa. Filippi, romano, onesto lavoratore. Altro non serve, al resto ci penserà il campo.

Entri allo Juventus Stadium con il tuo patetico 4-3-3 roba da anni '90, fatto da giocatori che oggi hanno 45 anni. La tua squadra è uno spasso: reparti distanti 30 metri, fase difensiva assente, portiere che sembra l'orsetto del luna park. Non passano nemmeno 20 minuti e tutte le tue parole, le tu sentenze, la tua sicurezza da cantilnea boema svanisce sotto i colpi dei Campioni D'Italia, feroci, spietati.

Tre goal e due traverse per dirti, in soli 45 minuti, che la Serie A, a certi livelli, non fa per te. Tu devi stare all'opposizione, devi far compagnia ai vecchietti criticoni dei Muppets.

Finisce 4 a 1 ma ti poteva andare anche peggio. In conferenza stampa sembri Rocky VI, talmente sei rintronato e la voce è più flebile e cantilenosa del solito. Anche i tuoi giocatori più forti ti dicono di non dire più cazzate e la dirigenza inizia a nutrire i primi dubbi.

Caro Boemo, quando hai tempo potresti rispondere a Beppe Marotta su Lecce - Parma visto che hai fatto scena muta. Non mi dirai che hai qualcosa da nascondere?