lunedì 12 novembre 2012

Debunking Beppe Grillo


"Uno vale uno" 

"Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato "crede" di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini."

Da privato cittadino ho deciso di provare a fare il "Debunking" di tutte le vicende su cui Beppe Grillo non ha mai fatto chiarezza o che sono state un tremendo flop.

Va detto che Grillo ha tanti meriti, soprattutto quello di aver scosso la scena politica italiana ferma al post tangentopoli proponendo il concetto di "democrazia dal basso" ed attaccando pesantemente i partiti tradizionali in profonda crisi morale e d'idee. Proprio per questo è giusto e doveroso mettere in evidenza anche tutte le contraddizioni o i punti oscuri del Movimento a 5 Stelle e dello stesso.

In rete c'è già molto materiale al riguardo, come l'ebook di Michele di Salvo "La menzogna della rete - Chi e cosa c'è dietro il M5S" scritto anche grazie al contributo di molte altri navigatori, o il libro "Giuliano Santoro. 

Ho cercato di racchiudere tutte le vicende in "Macro Capitoli", senza un preciso ordine cronologico più che altro per comodità e per velocizzare l'indagine.

Non ho la pretesa di aver scritto tutto. Sono ben conscio che ci potrebbero essere degli errori, delle mancanze o delle precisazioni da fare sia grazie al contributo delle persone citate o provenienti da altri semplici lettori. Per contattarmi utilizzate pure la seguente email: inchiostro_simpatico2000 [at] yahoo [dot] it

Fiato sul Collo

L'operazione "Fiato sul Collo" si proponeva di portare all'interno dei consigli comunali le telecamere per consentire a tutti i cittadini di sapere di che cosa parlavano i politici eletti nel proprio comune. Cittadini che informano altri cittadini in nome della trasparenza e della "democrazia dal basso". L'operazione si rivelò un flop se è vero che durò quasi 2 anni (da settembre 2007 a giugno 2009) ma i comuni impattati furono: Torino (contestazione pro acqua pubblica fuori dal comune), Roma (vietato), Napoli (vietato), Vicenza (vietato), Grottaminarda (vietato), Desio (vietato), Pistoia (vietato), Tarquinia (vietato), Pozzuoli (vietato), Rivoli (vietato), Ostia (vietato), Vittorio Veneto (vietato), Caserta (vietato). Solo 13 comuni, la maggior parte d'irrisoria importanza. La politica ci mise pochissimo a trovare il modo per non far riprendere i consigli comunali, semplicemente impedendone le registrazioni attraverso vigili urbani o semplici impiegati comunali. Nella sostanza nessun consiglio comunale venne totalmente ripreso e pubblicato sul web.  Per Grillo le riprese all'interno dei consigli comunali erano legati ed un diritto costituzionale ma nei fatti lasciò soli i ragazzi dei vari Meetup che avevano aderito alla battaglia. L'iniziativa partita per mettere sotto osservazione i politici locali, si era trasformata in una denuncia dei diritti civili, ovvero rivendicare il diritto di controllare l'operato dei politici con le telecamere. Il problema che si era partiti per controllare il contenuto e ci si è accorti che ci si era fermati a rivendicare il diritto di controllare.

Biowashball
Tra le tante "scoperte" tecnologiche che Beppe Grillo esponeva nei suoi tour teatrali c'era anche la Biowashball (di cui me ne ero già occupato all'epoca dei fatti). Grillo diceva candidamente di non usare più il detersivo per lavare i panni in quanto era stato sostituito, appunto, dalla Biowashball (qui una prova sul campo dello stesso Grillo). Ma che cos'è la Biowashball? E' una palla di plastica con all'interno microsfere di ceramica naturale che consentono di lavare i panni in lavatrice senza l'utilizzo del detersivo. Ben presto, con il passaparola, la Biowashball cattura l'attenzione del web ed in molti si chiedono se veramente funziona come sostenuto da Grillo. Il primo ad indagare sulle reali capacità della palla magica è Paolo Attivissimo che, in buona sostanza, ne stronca le capacità pulitrici. La stroncatura avviene citando due test comparativi condotti prima da "Il Salvagente" (Attivissimo ha intervistato il giornalista Meneghello)  e poi dalla tramissione "Mi Manda Rai 3". I due test sono arrivati alla medesima conclusione: la Biowashball avrebbe la stessa efficacia dell'acqua pura o poco più. Successivamente arriveranno altri due test: il primo sarà quello della rivista "Altro Consumo" che confermerà i due test citati precendetemente mentre il secondo sarà effettuato dal sito Cittadino Qualunque che arriverà alla conclusione che la Biowashball farebbe risparmiare sul detersivo, ma non lo eliminerebbe. Insomma, la scienza ci dice che spendere 32 euro è inutile per una palla di plastica che non lava o può addirittura sporcare. Non solo, Attivissimo nutre molti dubbi anche sulla serietà del produttore visto la totale assenza di brevetti sul suo funzionamento. Nonostante tutto, il successo mediatico fa moltiplicare i rivenditori online: dal primo Biowashball.ch si affiancano due rivenditori italiani Ecowashball.it e Magicwashball.it che addirittura citano come testimonial lo stesso Grillo, garantendo sulla serietà del prodotto citando le "presunte" origini svizzere (chiaro il riferimento al primo rivenditore .ch). Più avanti si scoprirà che il reale produttore e’ la Yuyao Sunshine Plastic Co. Ltd., ditta cinese che produce varie palle lavanti tra cui quella svizzera. Vengono vendute all’ingrosso a circa 1 dollaro. La reazione di Grillo fu quella della teoria del complotto mediatico continuando a sostenere l'effettivo funzionamento della palla. Per togliere ogni sospetto, Grillo si fece mandare anche una lettera dal rivenditore svizzero per dimostrare che non era stato pagato per farle pubblicità. Era il 2008 e da quel momento Beppe Grillo non parlerà più della Biowashball.

Autostrade

Le Autostrade italiane sono state privatizzate (nel 2000) e successivamente (anno 2001) passate sotto la gestione di Atlantia (gruppo Benetton) attraverso la società Autostrade per l'Italia. Beppe Grillo inizia una campagna contro le stesse autostrade ritenute troppo care rispetto al servizio offerto. Grillo le vuole gratis come succede in Germania e Francia e quindi cerca di sensibilizzare ogni cittadino a far sentire la sua voce attraverso i pedaggi autostradali. Correva l'anno 2008 ed il blog intervista Giorgio Ragazzi autore del libro "I signori delle autostrade" e subito dopo gira un video in cui spiega come "danneggiare" i Benetton. Secondo la teoria di Grillo, oggi cittadino non dovrebbe pagare subito il casello autostradale, costringendo il casellante a rilasciare un rapporto di mancato pagamento. Se il pagamento avverrà entro i 15 giorni successivi non si incorrerà in nessuna sanzione altrimenti scatterà un bonus di 2 euro e 58 centesimi. Per i morosi più incalliti ci sarà il recupero forzoso del credito. Il "consiglio" di Grillo è quello di pagare al 15 giorno per far ritardare il più possibile l'afflusso di denaro alle Autrostrade (e non incorrere in nessuna penale). Capite benissimo che tale campagna, che rasenta la follia, non ha portato a nessun beneficio concreto per il cittadino (quanti hanno seguito la dritta di Grillo?) e nessun danno alle Autostrade. Anche il Telepass viene bollato come un male perchè fa licenziare i casellanti e porta subito soldi nelle casse del concessionario autrostradale. Inutile registrare il flop clamoroso di questa iniziativa finita subito nel dimenticatoio generale.

Censura sul web e domini .ch e .eu 
Sempre nel 2008 in Parlamento arriva la proposta di legge Levi ribattezzata "Ammazzablogger" in cui si voleva che i blog regolarmente aggiornati e quelli a scopo di lucro (ovvero con banner pubblicitari) dovevano essere iscritti al ROC, il registro per gli operatori della comunicazione. Beppe Grillo risponde con la battaglia "Free Blogger" per opporsi all'approvazione di questa legge, che per tutti gli internauti era assolutamente folle e liberticida. Per sfuggire all'inevitabile censura politica del suo blog, Grillo prende casa in Svizzera sostenendo che se la legge dovesse passare trasferirebbe il suo blog su un dominio .ch o .eu. In rete iniziano a circolare dubbi e perplessità tecnologiche  su quale sia la reale motivazione dell'acquisto della casa. Dell'argomento dei domini "Beppegrillo" me ne sono già occupato facendo notare come solo il dominio .it è riconducibile allo staff di Grillo nella persona di Emanuele Bottaro. Lo scorso luglio è inziato il processo in cui vede coinvolto proprio Emanuele Bottaro con l'accusa di diffamazione a mezzo Internet. Bottaro verrà difeso da Enrico Grillo che non è altro che il cugino di Beppe Grillo. Il sito ModenaToday ha posto 3 domande all'avvocato Grillo per capire meglio il rapporto tra Emanuele Bottero e Beppe Grillo, soprattutto per sapere come mai è proprio Bottero il responsabile legale del sito. Ad oggi, anche Enrico Grillo non ha mai risposto alle domande di ModenaToday mentre il processo è stato aggiornato al 9 novembre.

Casaleggio & Associati

Ufficialmente la Casaleggio & Associati è la società che gestisce tecnicamente il blog di Beppe Grillo. La gestione comprende la manutenzione dei server/spazio web, la gestione della pubblicità e la gestione di tutto il merchandasing (libri, dvd, etc etc).
Fin da subito però, in rete si è azzardata l'ipotesi che tutto quello che ruota al personaggio Beppe Grillo sul web sia stato creato e gestito proprio da Casaleggio. Già nel 2010, MicroMega spiegava chi era Casaleggio, in un periodo in cui del M5S nessuno se ne occupava. Per i ben informati nel M5S non c'è democrazia interna, ma tutte le decisioni passano per Gianroberto Casaleggio che le passa a Beppe Grillo che diventa così solo il personaggio pubblico o meglio l'influencer come direbbe lo stesso Casaleggio.
Con il passare del tempo e la crescita esponenziale dei 5 stelle, le voci di dissenso verso la gestione "dittatoriale" di Casaleggio aumentano. E' proprio Stefano Montanari, il 7 marzo, con una lettera, ad anticipare l'esplosione della problematica che avviene prima con l'espulsione di Valerio Tavolazzi e poi con lo sfogo di Favia. La problematica non è di poco conto visto che molti "epurati" da Casaleggio-Grillo stanno continuando la loro battaglia per la democrazia interna nel M5S.
Casaleggio non ama le luci della ribalta, preferisce rimanere defilato, dietro le quinte, nella stanza dei bottoni. Proprio questo suo atteggiament ha portato l'Economist a definirlo il Cardinale Richelieu del M5S. Se hai troppa visibilità, tutti ti faranno le pulci e scopriranno cose che è meglio non sapere. Come ad esempio che la Casaleggio & Associati ha i conti in rosso o che un tuo storico socio, Enrico Sassoon, ti lascia perchè intorno a te c'è troppo clamore.

Microscopio Elettronico
Beppe Grillo, nei suoi spettacoli teatrali inizia a parlare della pericolosità degli incenitori che, a suo dire, rilasciano nell'aria una ingente quantità di nanoparticelle portatrici di tumori. Nel 2006 Stefano Montanari che da anni studiava il fenomeno delle nanopatologie parla al pubblico di Grillo prima nella tappa modenese del suo tour per poi seguirlo per circa 1 anno (ad esempio tappa Firenze parte 1 e parte 2). Sul blog di Grillo compare persino un elenco di prodotti che conterebbero metalli sotto forma di nanoparticelle. Ben presto, sul web, si diffonde un appello sui cibi avvelenati dai termovalorizzatori che viene smontato dall'indagine di Paolo Attivissimo che riesce anche ad intervistare lo stesso Montanari (skype o pdf). In seguito Beppe Grillo lancia una petizione per l'acquisto di un nuovo microscopio elettronico a scansione ambientale per Stefano Montanari. Montanari sostiene che possedeva già un microscopio elettronico presso la Nanodiagnostics (società da lui fondata con la moglie Antonietta Gatti) ma gli è stato sottratto per impedirgli di portare a termine le sue ricerche. Ben presto il nuovo microscopio elettronico viene acquistato (378.000 euro) grazie al contributo dei lettori del blog e viene intestato alla Onlus Carlo Bortolani (come specificato nello stesso blog di Grillo). Montanari continuò le sue ricerche smettendo di partecipare agli spettacoli e più volte chiese informazioni sulla raccolta fondi, senza ottenere risposte. Nel 2008 Montanari tenta la strada politica fondando la lista civica "Per il bene comune", movimento che strizzava l'occhio al blog di Grillo ma mai supportato dal comico genovese. L'esperienza politica di Montanari fu un fiasco ma, secondo il ricercatore modenese, a qualcuno non piacque la sua intraprendenza (a Casaleggio?, a Grillo?, Montanari non specifica). Subito dopo la Onlus Bortolani comunica a Montanari che il prezioso microscopio era stato donato all'Università di Urbino. Montanari chiede spiegazioni sia alla Onlus sia allo stesso Grillo. La Onlus, per voce dell'avvocato Bortolani, spiega, con una lettera (il link ufficiale non è più disponibile), che la "donazione" è stata fatta in quanto Montanari usava il microscopio anche per analisi a pagamento (cosa vietata) oltre a non aver prodotto nessuna documentazione scientifica sulle nanoparticelle (successivamente la Onlus querelerà lo stesso Montanari). Montanari ammette di aver eseguito analisi a pagamento ma sostiene anche che ha continuato le sue ricerche. La figura scientifica di Montanari viene però messa in pesante discussione anche grazie all'indagine di Valeria Rossi (de "Il Ponente") che traccia un quadro poco edificante del ricercatore modenese. Sul fronte Grillo, ancora una volta, vige il più totale silenzio tanto che Montanari gli scrive una lettera che rimarrà inascoltata. Molto probabilmente Montanari ha calcato la mano sulla bontà delle sue ricerche, riuscendo a catturare l'attenzione di Grillo che, in un secondo momento, ha deciso di scaricarlo. Dal 22 gennaio 2010, del secondo microscopio elettronico si sono perse le tracce secondo quanto affermato dalla moglie di Montanari, Antonietta Gatti. Parallelamente a questa vicenda c'è anche da registrare come Grillo attacchi pesantemente Umberto Veronesi per la sua posizione pro-inceneritori. Sul blog diventa Cancronesi e subisce una serie di post (come questo e quest'altro) d'insulti tanto che lo stesso Veronesi è costretto a scrivergli una lettera (formato pdf) per invitarlo a smettere (o verrà querelato). Grillo raddrizza subito il tiro sostenendo che sulla sua attività di oncologo non aveva nulla da dire ma proprio per questo era rimasto sorpreso della prosizione del professore sugli inceneritori. Un clamoroso dietrofront. Dopo la pubblicazione della lettera, Grillo non userà più l'epiteto Cancronesi.

Piero Ricca
Piero Ricca balzò agli onori delle cronache nazionali per aver detto "buffone fatti processare" a Silvio Berlusconi in un aula del tribunale di Milano. Ne scaturì una battaglia legale che lo vide vincente. Da quel momento Ricca divenne il paladino del cittadino comune che sfida i potenti contestandoli pubblicamente. Ne furono "vittime", tra gli altri, Vittorio Sgarbi, Mario Giordano, Vittorio Feltri,  ed ancora Silvio Berlusconi. Piero Ricca cavalcò l'onda del successo ed iniziò una collaborazone con il blog di Beppe Grillo. Oltre alle solite incursioni di contestazione ai politici, Ricca iniziò anche la produzione di interviste (ad esempio su No Tav ed Italia Nucleare) per il blog del comico genovese. L'idillio si spezzò (dopo circa 1 anno) quando a Ricca non vengono riconosciuti i 200 euro netti (ad intervista) pattuiti con la Casaleggio & Associati. Piero Ricca ne parla sul suo blog (la pagina non è più disponibile) e viene ripresa la questione anche da MicroMega. Casaleggio vuole ritrattare il compenso di Ricca e sopratutto gli chiede di occuparsi della comunicazione di aziende sanitarie. Ricca rifiuta e contatta direttamente Grillo che gli dice, in sostanza, che negli aspetti manageriali del blog lui non entra nel merito (lì comanda Casaleggio). A Casaleggio pare non sia piaciuto il taglio "troppo aggressivo" di Ricca in alcune interviste pubblicate sul blog. Anche su questa vicenda Casaleggio non fornisce molte spiegazioni, dando come motivo ufficiale dell'allontamento il contenzioso sui 200 euro. Resta il fatto che da quel momento Ricca sparisce dal blog di Grillo (anno 2010) per poi riapparire magicamente il 30 agosto 2012.


Rimborso Referendario V2-Day
Siamo ad inizio Aprile 2008 e sta per andare in scena il secondo V2-Day quando un rappresentate della Casaleggio & Associati, Marco Canestrari, sottopone un documento che ogni membro del Comitato Promotore doveva firmare in modo tale che l'eventuale rimborso referendario (secondo i promotori di circa 2,4 milioni di euro) fosse esclusivamente della stessa Casaleggio & Associati. I promotori chiedono spiegazioni a Grillo il quale, secondo quanto riportato da IlFattoQuotidiano.it, prima li tranquillizza con un “io non ne so niente” per poi dire che senza la presenza di un notaio il documento non sarebbe stato valido. Emiliano Liuzzi de "Il Fatto Quotidiano" sostiene inoltre che Grillo si ritira in albergo e resta al telefono più di un'ora (non si sa con chi). Il documento non verrà mai firmato e non si raggiunse il quorum referendario, semplicemente perchè Grillo presentò le firme in Cassazione ma, tali firme, risultarono inferiori alle 500mila richieste dalla legge. Lo stesso Grillo prima ne annunciò la notizia (spostando subito l'attenzione sulla legge popolare "Parlamento Pulito") salvo poi contestare la validità della decisione. Ai suoi sostenitori (tra cui Piero Ricca) non piacquero le mancate informazioni sui motivi che portarono la Cassazione a ritenere tali firme insufficienti. Ad oggi, sia Grillo che Casaleggio non hanno mai chiarito nè la vicenda dei rimborsi referendari nè le motivazioni della Cassazione.

Il rapporto con l'Italia dei Valori
Leggendo l'indagine del blog Bamboccioni alla Riscossa, "Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)" (parte 1 - 2 - 3 - 4 - 5) possiamo capire meglio il rapporto di amore/odio tra l'Italia dei Valori (ed Antonio Di Pietro) e Beppe Grillo/Gianroberto Casaleggio.
Tutto nasce nel 2009 quando, Antonio Di Pietro decide di puntare sul web e di affidarsi proprio a Casaleggio per cercare di migliorare il proprio bacino di voti (fino a quel momento fermo intorno al 4%) per le imminenti elezioni europee. Con Casaleggio il web diventa lo strumento principe della campagna elettorale con la costruzione di un blog personale molto simile a quello di Grillo.
Grazie ai toni aggressivi e con l'aiuto del blog di Grillo, l'IDV riuscì a raddoppiare i voti, arrivando all'8%. Grillo divenne fondamentale per le elezioni dell'ex magistrato Luigi De Magistris e di Sonia Alfano che ringraziarono prontamente il comico genovese per l'aiuto offertogli. Casaleggio e Grillo capirono che la formazione di un loro movimento politico era fattibile e di sicuro successo (a breve venne creato il M5S). I lettori del blog di Grillo furono entusiasti del successo dei due paladini della giustizia che andavano in Europa a denunciare le malefatte dei politici nostrani. Nessuno si preoccupò del conflitto d'interesse di Casaleggio che in un sol colpo gestiva i due blog politici più importanti in Italia.
Alle elezioni europee Di Pietro presentò anche Carlo Vulpio, giornalista del Corriere della Sera, che aveva seguito le principali indagini “Why not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane” di De Magistris  quando era magistrato a Catanzaro. Il direttore del Corridere Della Sera, dell'epoca, Paolo Mieli tolse via telefono la possibilità a Vulpio di scrivere ulteriormente delle vicende di De Magristris e divenne un eroe per Grillo ed il suo popolo tanto da portarlo, appunto, candidato per l'IDV. Proprio al blog dei Bamboccioni, Vulpio denunciò il boicottaggio sia dell'IDV che di Grillo per via del suo spirito troppo "libero" che lo aveva portato a denunciare che anche l'IDV era un partito tradizionale, con moltissime mele marce soprattutto al Sud. L'ostracismo intorno allo stesso Vulpio non gli permise di venire eletto e di sparire ben presto dalla scena politica ma le sue parole furono profetiche.
Nel novembre 2010, Porfidia, Razzi e Scilipoti sono i nomi che decretarono l'inizio della fine dell'Italia dei Valori. Il primo venne prima indagato e poi finito sotto processo per il tentativo di estorsione aggravato dal favoreggiamento di un clan camorristico. Gli altri due, entrarono nel gruppo dei "Responsabili", aiutando il morente governo Berlusconi a rimanere in vita in cambio di promesse politiche ed aiuti economici. La questione non fu di poco conto, visto che l'accoppiata De Magistris - Alfano sollevò la questione morale all'interno dell'Italia dei Valori mettendo in serio imbarazzo Antonio Di Pietro che dell'onestà ed integrità morale ne aveva fatto la bandiera del partito.
In quel priodo il rapporto tra il trio Di Pietro-De Magistris-Alfano con Grillo era idilliaco tanto farsi vedere insieme in pubblico a manifestazioni pro giustizia e pro magistrati. Da un fuori onda tra Di Pietro e Grillo, lo stesso comico genovese auspica un cambio di strategia. Non più parlare di giustizia ma passare all'economia (ed alla sua crisi) per avere più audience.
Di Pietro, nel settembre del 2010, decise di interrompere il rapporto con Casaleggio e questa sua decisione cambierà la storia tra il mondo IDV e Beppe Grillo. Ben presto Grillo iniziò ad attaccare sia De Magistris che l' Alfano, screditandoli giorno dopo giorno (Sonia Alfano cercò di capire le motivazioni di questo cambio repentino, attraverso una lettera, che rimanese inascoltata come da "modus operandi" di Grillo). I due parlamentari europei passarono al contrattacco aiutati anche dal capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, che definì lo stesso Grillo la polizza a vita di Berlusconi. Ma perchè Grillo scaricò la coppia De Magistris - Alfano? Solo perchè Di Pietro non era più cliente di Casaleggio? Per Grillo i due erano stati eletti soprattutto grazie ai voti del suo blog e quindi dovevano stare con il neonato M5S. De Magistris e Alfano scelsero invece di rimanere con l'IDV e questo fu un peccato mortale per il comico genovese che tagliò tutti i rapporti.
Successivamente Luigi De Magistris di dimise da parlamentare europeo per diventare (a sorpresa) sindaco di Napoli, mentre Sonia Alfano sta continuando a fare la parlamentare europea nel più totale silenzio mediatico.
Ed Antonio Di Pietro? Continuò a gestire in modo ondivago il partito: prima (ri)strizzò l'occhio al M5S, poi passò alla "fase moderata" rifiutando le manifestazioni di piazza (da lui tanto amate) per poi stringere un patto con Bersani (PD) e Vendola (SEL) nella famosa foto di Vasto. Arrivando ai giorni nostri, l'ex pm di mani pulite deve fronteggiare la probabile implosione dell'IDV con l'unica ancora di salvezza arrivata dallo stesso Grillo.
La cosa interessante di questa vicenda è la conferma di come opera l'accoppiata Casaleggio-Grillo: picchiare su un argomento utilizzando un linguaggio forte e volgarotto sostenuto da personaggi fatti diventare, "ad hoc", cittadini liberi che denunciano il marciume italiano. Quando questi personaggi diventano troppo indipendenti o non fanno più "audience" vengono abbandonati senza dare nessuna spiegazione.

La gestione del Movimento a 5 Stelle
Dalla creazione del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo ha sempre sostenuto di non essere nè il padrone, nè il leader della nuova creatura politica ma un semplice portavoce. La democrazia dal basso impone che "uno vale uno" ovvero tutti hanno voce in capitolo su tutto. Le cose stanno veramente così? Sembrerebbe proprio di no.
Innanzitutto di chi è la proprietà del simbolo? In un primo momento sia era ipotizzato che fosse di Gianroberto Casaleggio ma in realtà è di proprietà dello stesso Grillo. Bastava comunque leggere il "Non Statuto" del movimento e leggere l'articolo 3. Nel M5S qualcuno conta più degli altri e guarda caso è lo stesso Grillo.
Il Non Statuto è l'unico documento che regola la vita politica degli iscritti al movimento. Ogni iscritto dovrebbero avere carta bianca per perseguire le battaglie poltiche che ritiene più opportune, una volta eletto. I casi Favia e Salsi fanno capire come gli eletti del M5S non siano liberi di esprimere proprie opinioni (Favia) o partecipare liberamente a Talk Show Televisivi (Salsi) perchè non graditi allo stesso Grillo. 
I dubbi che alla fine sia sempre lo stesso Grillo a decidere già giravano per il web.
Proprio a rafforzare questa tesi è comparso il Codice di comportamento eletti Movimento 5 Stelle in parlamento che pone una serie di divieti e regole ai futuri parlamentari "made in 5 stelle". Ovviamente non si sa chi ha scritto questo documento, se è stato discusso con gli iscritti al movimento, se è stato votato. Nulla. Sappiamo bene che Grillo non risponde a domande scomode e che sceglie direttamente lui a quali media rispondere. Anche per i giornalisti è comparso un "vademecum" su quali parole devono usare quando si parla (e si scrive) del M5S. Insomma di libertà se ne vede ben poca, anche nei criteri di scelta dei futuri candidati parlamentari, racchiusa tra quelli che si sono già precedentemente candidati nel M5S (tranne che per Trentino, Calabria, Molise e Umbria dove le candidature saranno aperte). Una sorta di nuovo "cerchio magico" ma motivato dal fatto di non far entrare pregiudicati o mafiosi nel movimento.
Anche il ruolo di Beppe Grillo è repentinamento cambiato, da "semplice" portavoce a capo politico. Lo scrive direttamente lui nel Comunicato Politico n.53. Capo sì, ma solo con il ruolo di garante, ovvero con il potere di decidere chi candidare e chi no.
Il Movimento a 5 stelle, sotto la facciata di movimento indipendente e senza leader nasconde quindi una struttura verticistica molto ben delineata in cui, Gianroberto Casaleggio detta le regole e Beppe Grillo le fa applicare senza che nessun iscritto possa realmente dire la sua o tantomeno opporsi a qualsivoglia decisione. Se sei del M5S devi accettare integralmente tutte le regole e le decisioni del duovirato, altrimenti "sei fuori" (Flavio Briatore docet).

La democrazia interna
Possiamo affermare che fino alla vicenda di Valentino Tavolazzi, il M5S ha goduto di un credito interno pari al 100%. Grillo era il loro messia, il loro leader carismatico che stava combattendo la battaglia per sostituire i vecchi politici con una nuova classe dirigente, creata direttamente dalla società civile, senza dover avere una tessera di partito. Provo ad elencare tutte le vicende che hanno scoperchiato la questione della totale assenza di democrazia interna nel M5S.

Ferrara
Valentino Tavolazzi è un apprezzato manager che incontra Beppe Grillo nel 2009 ottenendo l'ok per il simbolo dallo stesso Grillo per presentarsi alle amministrative con la sua lista civia Progetto per Ferrara. Viene eletto e fino allo scorso marzo è stato, a tutti gli effetti, un militante del M5S. Da Marzo, Grillo lo estromette (con tanto di lettera degli avvocati per non far più utilizzare più il simbolo cinque stelle) in quanto Tavolazzi è l’artefice di un incontro tenutosi a Rimini con altri attivisti senza il suo placet. In quella riunione si parla di togliere il nome di Beppe Grillo dal simbolo e di candidare il consigliere regionale Giovanni Favia, molto vicino a Tavolazzi, a premier nel 2013 (la mozione non viene però messa ai voti). Successivamente il neo sindaco di Parma, Pizzarotti, lo contatta per farlo diventare Direttore Generale del comune scatenando il divieto di Gianroberto Casaleggio che, in pratica, stoppa l'iniziativa di Pizzarotti (anche se il sindaco prova a difendersi come può). Dopo queste vicende Tavolazzi inizia una battaglia per portare la democrazia interna nel M5S.

Modena
Lo scorso 25 giugno, a Modena, si è dimesso Vittorio Ballestrazzi (consigliere attivissimo con Consiglio comunale: Ballestrazzi lascia, al suo posto Sandra Poppi
237 interrogazioni presentate)
a favore della prima non eletta, ovvero Sandra Poppi (esponente del WWF di Modena). Ballestrazzi venne cacciato direttamente da Grillo a mezzo raccomandata, per il semplice fatto che, nel 2010, venne esclusa la stessa Poppi dal consiglio regionale a favore di Giovanni Favia. Dopo questa vicenda il gruppo cinque stelle modenese si spaccò in due: da un lato Modena5stelle (di Grillo) dall'altro Modenacinquestelle (del filone di Ballestrazzi). Proprio per questo motivo anche Sandra Poppi viene scaricata da Grillo per la sua contiguità con il gruppo di Ballestrazzi.

Raffaelle Pirini
Anche nel M5S di Forlì c'è una esclusa ed è proprio la consigliera comunale Raffaella Pirini che prima del fuori onda di Favia già criticava la gestione del Movimento. La Pirini parla anche dell'inizio della rottura di Grillo con Favia, delle regole cambiate dall'alto (per bloccare lo stesso Favia), dell'attacco di Grillo ad Andrea De Franceschi per il suo sostegno all'Unità (che scatenò una divisione tra il Movimento e lo stesso Grillo).

Giovanni Favia
Sia per quanto riguarda la vicenda Ferrara e quella di Modena il nome di Giovanni Favia c'entra sempre. Favia è il consigliere regionale più in vista del M5S, giovane, brillante. La sua stella inizia ad offuscarsi quando viene scoperto che ha pagato (con soldi pubblici) per delle interviste su tv locali. Grillo prontamente lo critica ma Favia prima ammette lo sbaglio ma poi vorrebbe maggiore chiarezza dallo stesso comico genovese. La pietra tombale la mette il famoso fuori onda di Piazza Pulita in cui Favia critica la gestione del duo Casaleggio/Grillo e la totale mancanza di democrazia nel movimento. Grillo, di fatto, lo estromette dal M5S non avendo più la sua fiducia. Per Favia sono giorni durissimi con tanto di minacce di morte via web. Attualmente è ancora un consigliere regionale e si è avvicinato al fronte di resistenza interno che fa capo a Tavolazzi.

Federica Salsi
La Salsi è l'ultima epurata di Grillo semplicemente perchè ha partecipato al programma tv Ballarò e questo non si può fare. Per Grillo nessun rappresentante del M5S può andare in tv, pena, appunto, l'esclusione dal movimento. Federica Salsi, parla di maschilismo, del M5S come un mostro, di una setta alla scientology. Tutto inutile, i circoli online chiedono il suo allontanamento ed i suoi colleghi di movimento la abbandonano (mentre ad inizio anno, tutti insieme, tracciavano un primo bilancio del M5S bolognese). La cosa curiosa è che la stessa Salsi era già andata ad aprile a Piazza Pulita non ricevendo nessun richiamo. Messa in un angolo, prende la parola in consiglio comunale, per attaccare lo stesso Grillo.

Carlo Vulpio
Di Vulpio (ex candidato IDV alle europee con l'appoggio del blog di Grillo) abbiamo già parlato precedentemente ma in questa lettera spiega come Casaleggio e Grillo siano i gestori del M5S, altro che democrazia dal basso.

Roma
Per le prossime elezioni comunali spunta il nome di Oliviero Beha come possibile candidato sindaco per il M5S. E' lo stesso Beha a rivelarlo, sostenendo che glielo ha chiesto direttamente Beppe Grillo che sembra che abbia deciso in totale autonomia chi candidare, senza lasciare alla base il compito di decidere (e votare) il proprio candidato sindaco (Grillo ha poi smentito via twitter). Dopo la smentita i casi sono due: o Beha ha detto una falsità o Grillo si è rimangiato la proposta.
Singolare celto sia quello di Beha, dopo che nel 2007 insieme a Elio Veltri, Pancho Pardi e Roberto Alagna fondarono La Lista Civica Nazionale per proporre alcune petizioni molto interessanti.
Grillo fu uno dei primi firmatari ma subito dopo lanciò il primo V-Day non citando più la Lista Civica Nazionale, anzi disso ciandosene completamente. A questo punto Beha scrisse una lettera allo stesso Grillo che ovviamente non risponderà mai nè mai la citerà sul suo blog.

venerdì 9 novembre 2012

Regole e pagamenti


Mi stavo chiedendo quali fossero le "regole" delle prossime Primarie del PDL. Ero curioso di capire cosa si sarebbe inventati in un partito che si è sempre fottuto delle regole scritte, perchè il loro capo le ha sempre odiate.

Dopo tanto pensare è uscita una bozza di regole (quindi non definitive) che in sintesi dicono questo:

- si vota domenica 16 dicembre dalle 8 alle 22

- i seggi possono essere istituiti presso le sedi municipali, le sedi del Pdl, le Istituzioni dei vari livelli territoriali, associazioni culturali, studi, uffici o esercizi commerciali.

- i candidati dovranno presentare 10.000 firme (max 2000 per ogni regione)

- ogni candidato dovrà aderire alla "carta dei valori" del PDL e sostenere il partito anche in caso di sconfitta personale

- ogni elettori, per votare dovrà presentarsi al "seggio" con un documento d'identità, la tessera elettorale, sottoscrivere la "carta dei valori" e pagare 2 euro (contributo per l'organizzazione delle primarie) 

Quindi potremmo assistere a votazioni dentro centri commerciali, o boutique d'abbigliamento tanto per ribadire che la politica è una cosa seria. Inoltre si continua a pensare alle primarie come l'ennesima fonte di reddito dei partiti (su questo punto anche il PD la pensa uguale). 

Perchè pagare per scegliere un candidato premier di un partito, il cui fondatore sta ancora pagando persone per non vuotare il sacco?

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Nasce ThePostInternazionale per raccontare la politica internazionale. A me sembra una scopiazzatura tra Il Post (per il nome) e Italia Dall'Estero (per i contenuti). 

Buona Fortuna.