giovedì 21 novembre 2013

Gli italiani senza terra


Gli italiani odiano il loro Paese e lo dimostrano ogni giorno detestando l'ambiente in cui vivono. Detestare significa fregarsene dell'aria che respirano, della purezza dell'acqua che bevono, della qualità del cibo che ingurgitano ogni volta che siedono intorno ad un tavolo.

Dal 26 aprile 1986 il tema ambientale è entrano nelle nostre discussioni, da quando una sperduta città ucraina, Chernobyl, è diventata tristemente famosa per la sua centrale nucleare e le sue onde radiottive sparse in Europa. In un solo attimo ci siamo domandati quanto fosse importante preservare, per noi ed i nostri figli, l'ambiente in cui viviamo. La tragedia ebbe l'indubbio merito di produrre un forte dibattito sul nucleare che venne bandito per referendum un anno dopo.

Il futuro sembrava un pò più verde, dove ogni cittadino (chi più, chi meno) sarebbe diventato più consapevole che il progresso porta con sè inquinamento. I decenni successivi hanno prodotto disastri sempre più evidenti: le alluvioni in Liguria, Veneto e Toscana sono all'ordine del giorno, la "terra dei fuochi" è una discarica a cielo aperto, la maggior parte dei nostri fiumi puzza di liquami industriali, l'Ilva con il suo carico di morte giornaliero, la pianura padana che ha il triste primato dell'area più inquinata d'Europa.

Purtroppo qui da noi, il movimento ambientalista non ha prodotto i risultati sperati. Alla moltitudine di associazioni sul territorio non si è affiancato un soggetto politico che potesse dar voce alle migliaia di cittadini sensibili ai temi ambientali. I Verdi sono rimasti nell'eterno limbo sul cosa fossero realmente, schiacciati tra mille coalizioni di sinista (in cui erano l'ultima ruota del carro) e l'immagine dei pazzi inconcludenti che dicono sempre no al progresso in nome di un (virtuale) paesaggio bucolico buono solo per la casa nella prateria.

Oggi piangiamo gli ennesimi morti da alluvione, questa volta tocca ad Olbia domani chissà. In tutto il Paese non abbiamo costruito nessuna presa di coscienza che se non si difende lo sfruttamento del suolo, se non si fanno piani regolatori seri e vincolanti le tragedie aumenteranno, i crolli sarnno ancora più fragorosi.

In tutto questo la politica è assente, come sempre, incapace di dare una qualsiasi risposta anche a questo problema perchè le priorità sono altre, perchè in parlamento non c'è nessuna forza politica verde ma di questo a nessuno frega un cazzo.