venerdì 23 dicembre 2016

Per il PD non è cambiato nulla

Matteo Renzi è in permesso premio prima della nuova campagna elettorale assai imminente. Così ad "Otto e Mezzo" eccoti spuntare il fido Graziano Del Rio che ha spaziato su molti argomenti facendoci capire, ancora una volta, che il PD ha sempre lo stesso concetto di politica anche dopo la sonora sconfitta referendaria del 4 dicembre scorso.

Legge elettorale. Del Rio ci informa che il PD vuole tornare al "Mattarellum" indicando come via maestra il maggioritario, perché il proporzionale (brutto e cattivo da Prima Repubblica) non consentirebbe la governabilità. Ricordo che il "Mattarellum" (suo funzionamento qui)  è un misto tra sistema maggioritario e sistema proporzionale e quindi non si capisce cosa spinga Del Rio ad elogiarne solo la parte maggioritaria.

Congresso. Il Congresso si farà se solo passerà il "Mattarellum", altrimenti rimarrà tutto così com'è. In altre parole vuol dire che il capo rimarrà Matteo Renzi, sempre e comunque.

Matteo Renzi. Quando Del Rio parla del segretario del PD fa pochissima autocritica sbrigando la pratica della personalizzazione del referendum in poche frasi alquanto banali. Per Del Rio (e quindi per il PD) bisogna avere un Leader forte che comandi ma non lo dica troppo a voce alta. Senza un Leader non si vince o meglio la Sinistra non vince, vecchio mantra politico di inizi anni duemila. Poco importa che gli ultimi Governi del Leader (Berlusconi, Monti, Renzi) siano affondati miseramente. Trovo stucchevole e patetico che Del Rio ci dica che Renzi sia cambiato elencando le sue faccende quotidiane che, ai più, fregano meno di zero.

Assemblea PD. Per Del Rio tutto bellissimo, si è ripartiti con il piede giusto perché si ritornerà ad ascoltare i problemi dei cittadini. Trovo bizzarro che si rivoglia "ascoltare i problemi dei cittadini" quando solo un mese fa il Governo Renzi si auto elogiava sulla stagione riformatrice da esso iniziata. Tutto era stupendo e ricco di speranza, ora invece si dice, a parole, che bisogna rituffarsi nei problemi quotidiani. All'assemblea PD hanno le idee chiarissime.

Lavoro e Sud. Qui Del Rio si incarta alla grande senza nemmeno accorgersene. Nella sua difesa del Jobs Act con la classica formula dell'aumento dei posti di lavoro, ci informa che i tanti odiati voucher sono stati introdotti dal Governo Monti e che il Governo Renzi ha solo innalzato la fascia di utilzzo (da 5000 a 7000 euro). Quindi non è colpa del Jobs Act se i voucher hanno assunto numeri da capogiro. Il problema è che proprio il Governo Renzi non ha fatto nulla per limitarli o correggerli e solo dopo lo sputtanamento referendario si dice che bisogna porre un argine. L'argine lo dovrebbe mettere lo stesso Ministro Poletti che nei due anni precendenti non si è posto mai il problema. Sul Sud si continua a dire che il Ponte sullo Stretto è ancora necessario e che tutti i Patti Sud, firmati con le regioni, saranno un bene anche se non si contesta l'accusa che siano stati firmati con i burocrati locali.

Mediaset e MPS. Tutta la politica si è lanciata compatta nella difesa di Mediaset dalla scalata di Vivendi considerata anche da Del Rio strategica per il Paese. Non si capisce in cosa consista questa strategicità per un'azienda privata che non investe in innovazione da moltissimi anni ed ha un peso quasi irrilevante nello schacchiere mondiale delle telecomunicazioni. Viene il dubbio che il proprietario di Mediaset abbia un peso politico ancora molto forte sulla politica italiana. Su MPS la situazione è critica e lo conferma pure Del Rio che però addossa quasi esclusivamente le colpe ai governi precedenti non ricordando che il Governo Renzi (con lui Ministro) ha fatto poco o nulla per risolvere la situazione addirittura fidandosi della proposta privata della banca d'affari JP Morgan che si sta rivelando irrealizzabile.

Alleanze politiche. Anche qui Del Rio conferma ormai il carattere centrista del PD che strizza l'occhio sia con l'NCD di Angelino Alfano ma anche con il soggetto politico che riuscirà a  creare Giuliano Pisapia. Insomma nel PD c'è spazio per tutti in nome della governabilità tanto cara a Renzi.

Dopo le consuete frasi di circostanza post referendum non sembra cambiato nulla nella dirigenza PD, con la minoranza che continuerà a fare una flebile opposizione a giorni alterni mentre Renzi continuerà a gestire il partito come ha fatto finora. Non ci sarà nessun ravvedimento, nessun cambio di strategia, ma solo un riposizionamento politico in attesa di capire che legge elettorale si riuscirà a far approvare.

lunedì 19 dicembre 2016

Da Settembre era già tutto molto chiaro

La giunta Raggi era già in estrema difficoltà ai primi di settembre quando si dimesero in blocco: Marcello Minenna (assessore al bilancio) Carla Romana Raineri (capo di gabinetto e braccio destro di Minenna) Alessandro Polidoro (amministratore unico di AMA) Marco Rettighieri (direttore generale di ATAC) e Armando Brandolese (amministratore unico di ATAC).

Se cinque personaggi di spicco della tua giunta si dimettono è il segno evidente che la struttura della giunta stessa fosse in crisi profonda, aggravata dal fatto che aveva appena due mesi di vita. Sia la sindaca Raggi che il suo vice Daniele Frongia minimizzarano, soprattutto il secondo che dichiarò "Cinque dimissioni in un giorno? Sicuramente non è una crisi, personalmente non ho ancora avuto modo di parlare con il dottor Minenna, quindi non sono a conoscenza delle motivazioni delle dimissioni. Quel che è certo è che noi abbiamo agito dopo la ricezione di un parere dell’Anac nell’ambito di un intervento straordinario di analisi e verifica di tutte le deliberazioni prodotte dall’amministrazione Raggi. Questa è un’operazione straordinaria voluta dalla sindaca per massimizzare la trasparenza e la bontà degli atti".

Le dimissioni più gravi furono senza dubbio quelle di Rettighieri e Minenna. Il primo era riuscito ad iniziare a  tagliare  sprechi e privilegi all'interno di ATAC, mentre il secondo stava iniziando un'opera di bonifica dei conti del Comune. Minenna se ne è andato sbattendo la porta per un deficit di trasparenza e perchè intorno alla Raggi c'era gente sbagliata. Forse, Minenna, si riferiva proprio a quel Raffaele Marra che fece scoppiare una resa dei conti interna al M5S che portò, appunto, alle sue dimissioni. Proprio quel Raffaele Marra difeso contro tutto e tutti dalla Raggi ed ora arrestato per corruzione. Un campanello d'allarme preoccupante che doveva porre serie domande sulla gestione della neo giunta del nuovo corso M5S.

Insomma, fin da settembre tutto era molto chiaro, una giunta, nata male, vede cinque suoi (autorevoli) componenti lasciare in netto contrasto con l'impronta politica data dalla Raggi doveva portare ad una risposta politica diversa e più autocritica.

Tutto questo non c'è stato ed ora si va verso l'isolamento della Raggi. A volte l'onesta, da sola, non basta, soprattutto a Roma.

domenica 18 dicembre 2016

Siamo solo un autogrill

E l’Italia non del basket com’è, vista da qui?
"Un Paese con grandi potenzialità e te ne accorgi soprattutto osservandolo da lontano. Però non credo che tornerò a viverci. Ci passerò molto tempo, perché mi sento italiano, ho lì la famiglia e tanti amici. Ma se penso ai miei figli, so che l’America è il posto dove voglio crescerli: qui troveranno più opportunità".
Danilo Gallinari è senza dubbio il più grande giocatore italiano di basket in attività.

In una bella intervista alla Gazzetta, mi ha molto colpito il suo pensiero sull'Italia, sintetizzato in una semplice risposta. E' da almeno un ventennio (o forse più) che veniamo visti come un buon autogrill in cui passare qualche giorno in spensieratezza e poco altro.

Molto bello venire in vacanza, prendere il sole, fare un bel bagno, visitare qualche città d'arte ma poi quando si deve viverne la quotidianità di questo (sfortunato) Paese tutto cambia, non ci sono opportunità lavorative, la burocrazia uccide mente e futuro.

Ce lo dicono pure dall'NBA.

martedì 13 dicembre 2016

Gentiloni, le oppozioni e la nuove legge elettorale

Mattarella ha scelto, in tempi brevi, il buon Gentiloni per rifare pressapoco il governo precendente, con qualche ritocchino e nulla più. Per il Presidente della Repubblia era importante avere un Presidente del Consiglio spendibile in Europa e che potesse reggere per circa un anno e mezzo prima delle nuove elezioni di fine legislatura. Giusto o sbagliato è andata così. Il grosso problema, lasciatoci in eredità dalla politica molto spregiudicata di Matteo Renzi, rimane il fatto che non abbiamo una legge elettorale per entrambi i rami del Parlamento.

Paolo Gentiloni rappresenta un governo banale, che merita quindi un'analisi altrettanto banale. Tutti sanno che il grande burattinaio rimane Matteo Renzi che ha perso veramente poco dopo il refendum costituzionale (da lui voluto). Renzi ha ancora in mano il PD ne è il segretario ed ha i fili di questo "nuovo" governo. Anche l'Italicum verrà presto "rottamato" togliendoli dalle balle una legge elettorale che si è rilevata, oltre che incostituzionale, anche scomoda.

Cosa ci dobbiamo aspettare, quindi, dal governo Gentiloni? Credo poco di memorabile perchè lo vedo più come un esecutivo degli "affari correnti" che delle riforme. Certo, dovrà "sporcarsi le mani" con la patata bollente di MPS e più in generale del sistema bancario italiano. La grande sfida di Gentiloni sarà quella di trovare il più ampio consenso possibile sulla nuova legge elettorale. Non sarà facile.

Non sto capendo, invece, la strategia delle opposizioni che, come era giusto che fosse, sono andate in ordine sparso post vittoria referendaria. La coppia Salvini-Meloni sta urlando "elezioni subito con qualsiasi leggere elettorale" sin dal primo minuto. Il problema che questo slogan non dice nulla, non si capisce quale legge elettorale propongono, che cosa pensano dei problemi reali del Paese. Per loro il voto è salvifico a prescindere. Silvio Berlusconi e quello che rimane di Forza Italia, invece, sono in attesa di sedersi intorno ad un tavolo solo per la legge elettorale lasciando al PD l'onore di governare. Vera opposizione ce ne sarà poca ed affidata al solo Brunetta. Infine il M5S invece, esce completamente dalle trattative per la nuova legge elettorale ritenendo che l'Italicum rivisto dalla Corte Costituzionale vada bene per Camera e Senato. E' la strategia che ritengo sia la peggiore delle tre perchè si cancella la proposta del deputato Danilo Toninelli (già presentata nel 2013) e facendo scrivere le regole del gioco agli altri partiti ti mette nelle condizioni di perdere nuovamente le prossime elezioni. Se predichi il cambiamento per anni e non riesci mai a governare, presto o tardi l'elettorato (pardon, cittadini) ti abbandonerà.

Infine la legge elettorale. Ce ne sarà una nuova o forse dovremo dire una vecchia. Tutte le strade politiche portano ad un proporzionale con le preferenze, un piccolo sbarramento (intorno al 3%) ed un premio di maggioranza contenuto. Il proporzionale consente di evitare che i M5S governino, non impone di indicare il candidato premier e pone le basi per un nuovo "patto del nazareno" tra Renzi e Berlusconi.

Questo quadro politico è veramente desolante ma oggi è quello che passa il convento.

martedì 6 dicembre 2016

Si o No, il problema banche rimane

Durante la lunga campagna referendaria mi è capitato di sentirmi dire che "se vince il No, otto banche italiane falliranno".

Ho sempre pensato che legare l'andamento di una qualsiasi tornata elettorale all'economia sia un errore grossolano perchè i fattori che la influenzano sono molteplici e non sempre totalmente logici.

Le ultime crisi economiche ci hanno insegnato che una prima spia nel capire se l'economia di un Paese sta andando bene o meno è lo Spread. Ci ricordiamo che nel 2011  lo spread salì fino a 574 punti mettendoci a rischio bancarotta e decretando, di fatto, la fine della carriera politica di Silvio Berlusconi. Ecco, nelle ultime settimane lo spread è tornato a salire fino ad arrivare a 160 punti. Ovviamente siamo ancora ben lontani dagli oltre 500 punti ma comunque è un segnale che l'Italia non viene vista così sicura e solida come pochi mesi prima.

Al peggioramento del clima economico sta contribuendo pesantemente la situazione del sistema bancario italiano.

MPS. La banca senese è in crisi di liquidità (ha raccolto solo un miliardo di euro e gliene servono altri quattro entro fine anno, mica bruscolini) e si poteva, fin da subito, virare su un aiuto statale con l'avvallo della commissione UE. Invece cosa fa il Governo? Accetta la proposta privata di JP Morgan che porterà inevitabilmente (viste le condizioni capestro inserite) ad un bail-in vero o mascherato che sia.

Unicredit, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Anche queste tre banche non vivono giorni di gloria ma sono sparite dal radar dell'informazione, troppo impegnata con le beghe politiche post referendum.

In tutte queste crisi bancarie si continua a cercare di salvare capre e cavoli non prendendo mai decisioni sistemiche che possano fermare il contagio. Continuando a mettere cerotti il rischio di esplosione endemica continua a salire intaccando anche istituti bancari che prima erano sani.

La vittoria del Sì, quindi, non avrebbe scongiurato nessun fallimento bancario ma avrebbe dato solo un pò più di stabilità politica. Nulla più. Con solo un Governo "ringalluzzito" dal risultato referendario i problemi non si risolvevano da soli.

Non ci stiamo accorgendo che parlare solo di referendum, bloccando di fatto l'agenda politica negli ultimi tre mesi, ci sta facendo perdere tempo prezioso per affrontare i veri problemi economici che stanno diventando sempre più urgenti.

lunedì 5 dicembre 2016

Il fronte del NO non è mai esistito

L'affermazione del NO al referendum ha portato una serie di personaggi politici a rivendicare gli onori della vittoria. Conferenze stampa, toni trionfalistici ed un unico mantra "subito al voto". Quelli che ci dovrebbero informare l'hanno ribattezzato il "Fronte del No" sigla che a me non ha mai convinto soprattutto perchè non esprime nessun contenuto.

Il "Fronte del No", quindi, non è mai esistito e solo un fesso poteva pensare che Partiti politici eterogenei, associazioni culturali, professori, sindacati potessero condividere una casa comune. In un qualsiasi referendum, soprattutto con un solo quesito, è normale che "dalla stessa parte" si ritrovino, appunto, gente di destra con gente di sinistra. Si fa la battaglia insieme (che poi tanto insieme non è) e finito l'appuntamento elettorale tutti a ritornare con le proprie idee (come è giusto che sia).

Nei prossimi giorni e mesi vi continueranno a dire che il "Fronte del No" dovrà proporre una nuova legge elettorale, in quanto vincitore del referendum ma questa è una balla che fa molto comodo a Renzi. La nuova legge elettorale dovrà essere discussa ed approvata dall'intero Parlamento, in cui il PD ha ancora parecchia voce in capitolo. Più sarà condivisa, più avrà possibilità di sopravvivere alla Corte Costituzionale che al susseguirsi di Governi ed elezioni.

Infine trovo molto italiano continuare, ad ogni tornata elettorale, rivendicarei meriti e chiedere subito le elezioni quando non ci sono nè le condizioni tecniche (legge elettorale appunto) nè ambientali (economia italiana debole e sistema bancario molto fragile). Votare subito con l'Italicum corretto dalla Corte Costituzionale (proposta di Di Battista M5S) o con una qualsiasi leggere elettorale (proposta Salvini Lega Nord) fa capire quanto la nostra classe poltica non valuti che contenuti proporre al Paese ma voglia solo cavalcare il momento politico favorevole che, come abbiamo visto, dura pochi mesi se non si hanno basi solide.

Abbiamo detto NO

Abbiamo detto NO ad una riforma costituzionale pasticciata e confusa

Abbiamo detto NO ad una riforma costituzionale voluta da un Governo senza mandato elettorale

Abbiamo detto NO ad una legge elettorale (Italicum) scritta su misura per il leader del momento

Abbiamo detto NO ad un Presidenzialismo mascherato

Abbiamo detto NO alla cultura del "Uomo forte al comando"

Abbiamo detto NO ad un Senato di nominati

Abbiamo detto NO a Regioni di serie A (a statuto speciale) e regioni di serie B (tutte le altre)

Abbiamo detto NO a risparmi effimeri che si potevano (e si possono) fare con una semplice legge

Abbiamo detto NO ad un Governo che compra il consenso con pochi euro dati qua e la

Abbiamo detto NO al Partito della Nazione

lunedì 21 novembre 2016

Scuola, educare non è più di moda

L' (ennesimo) episodio in provincia di Palermo in cui i genitori prendono le difese (a prescindere) del proprio figlio contro il Professore brutto e cattivo, pone il problema di cosa è diventata la figura del genitore stesso nella nostra società. Parliamoci chiaro, questa domanda è da ormai oltre 10 anni che me la sto ponendo ma, credo, di avere un pensiero in netta minoranza.

Dal dopoguerra fino agli anni duemila il genitore era la figura autoritaria che doveva educare il figlio, farlo crescere e fornirgli tutti gli strumenti necessari per ottenere un'istruzione qualitativamente migliore del genitore stesso. L'istruzione, il titolo di studio, erano considerati l'unico lasciapassare che garantisse un posto di lavoro (fisso) ed un futuro economicamente sereno. Solitamente la mamma si occupava delle faccende quotidiane, mentre il papà era quello che sbrogliava i problemi più grossi o in altre parole la prima ti dava le sberle che non facevano molto male, mentre il secondo ti lasciava sempre il segno. Con questo schema, tra gentiori e figli non c'era molto dialogo, non parlavi quasi mai di argomenti "scottanti" come il sesso e la droga perchè sapevi, a priori, che non avresti ottenuto risposte (per queste cose c'erano gli amici ed i compagni di scuola). Se il titolo di studio era fondamentale, vien da sè che andare bene a scuola era la prima missione del figlio, i voti brutti erano una tragedia in famiglia ed il professore tendenzialmente aveva sempre ragione, la capra eri tu che non studiavi.

La figura autoritaria del genitore è stata man mano smantellata, da una parte da psicologi e sociologi che hanno iniziato a teorizzare che solo attraverso il dialogo si potevano ottenere figli più responsabilizzati e dall'altra parte dalle nuove generazioni di genitori che pian piano hanno perso quella voglia e pazienza che l'educazione dei figli richiede. E così senza troppo clamore siamo arrivati ai genitori amici  che hanno lasciato carta bianca ai figli, educandoli poco ma condividendo con loro qualsiasi aspetto della loro vita. Se ci pensiamo bene un amico è colui che vive con te in empatia, ti da consigli e prende le tue difese, molto spesso, solo perchè è tuo amico e non si pone la domanda se a torto o ragione. Di lavoro ce ne è sempre meno e per molte persone, studiare, non ti da più quella sicurezza lavorativa di un tempo. Questo mix ha portato ad una società che considera il Professore non più una figura degna di rispetto sociale ma un rompicoglioni che non capisce il proprio figlio e lo ostacola (non si sa bene in cosa).

Io sono cresciuto con la prima versione genitoriale che no produceva maestri di vita ma insegnavano cosa fosse il rispetto, il dare del Lei agli sconosciuti (oggi il Tu è in ogni luogo) e ti ricordavno, sempre, che l'ignoranza era una brutta bestia che ti relegava nei bassifondi della scala sociale. Mi piacerebbe che volasse qualche scappellotto in più (io ne ho presi tanti) e ci sia meno confidenza con i figli perchè essere genitore implica parecchie responsabilità e notevole pazienza ma quest'ultima, nella nostra società iper connessa è, ormai, sparita.

venerdì 18 novembre 2016

Perchè voterò NO

Per poter decidere cosa votare mi sono imposto di leggere molto, informarmi, perchè sono convinto che ogni cittadino ha il diritto/dovere di arrivare il più preparato possibile ad ogni tipo di elezione. E' il peso (ma anche la bellezza) della Democrazia che deve essere sempre alimentata e protetta dall'ignoranza e dal menefreghismo oltretutto imperante in questo periodo storico.
 
Quando devi decidere se dare un SI o NO ad una domanda ho sempre utilizzato, come ultimo strumento decisionale, i "pro e contro" delle due opzioni possibili. Come da titolo, ho optato per il NO per le seguenti ragioni.

Una riforma voluta da pochi. Quando si cambiano le "regole dei gioco" è sempre buona cosa e giusta avere il maggior consenso possibile. Per maggiore intendo riunire i partiti che rappresentano più del 50% dei voti. Qui ci troviamo di fronte ad una riforma voluta solo dal Governo Renzi che non ha ricevuto nemmeno il mandato dagli elettori.
 
Il Pasticcio del Senato. A parole e nelle intenzioni di questa riforma il Senato non serve ed è d'intralcio al Governo, allunga i tempi di approvazione delle leggi ed è ormai antistorico. Nei fatti invece lo si fa rimanere, lo di depotenzia (da 315 a 100 senatori) e non si da la possibilità ai cittadini di votare i (pochi) senatori rimasti demandando la scelta alla stessa classe politica che li nominerà dai consigli regionali e dai sindaci. Oltre alla non sua defintiva eliminazione anche il suo ruolo non è chiarissimo lasciando ampi margini d'interpretazioni legislative. Un Senato di nominati che hanno potere decisionale ma non si sa bene su che cosa non mi sembra un grande miglioramento.
 
Riduzione dei costi. Togliere 215 parlamentari, abolire le Province, eliminare il CNEL incide solo del 10% sul costo totale della politica. Molti sosterranno che è meglio ridurre che rimanere come siamo adesso, ma la maggior parte di riduzione dei costi la si può ottenere con semplici azioni legislative che negli anni sono totalmente mancate.
 
Addio Regioni. Da sempre sono un sostenitore di una vera riforma federalista dell'Italia che deleghi il più possibile le competenze ad ogni Regione, le quali dovranno gestire la ricchezza che producono (inserendo clausole di solidarietà da Regioni ricche a quelle più povere). Questa riforma, invece, va nella direzione totalmente opposta, rendendo le Regioni meri notai delle decisioni dello Stato.
 
C'è Regione e Regione. Il discorso appena fatto sulle Regioni, vale per quasi tutte. Le cinque sorelle a Statuto Speciale (Valle D'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Sicilia, Sardegna), invece, non vengono toccate minimamente dalla riforma lasciandole tutti i poteri ed i diritti acqusiti. In altre parole se dovesse passare questa riforma avremo cinque Regioni-Stato con possibilità di veto sulle decisioni dello Stato.
 
In conclusione a me sembra una riforma molto confusa che non punta alla qualità/utilità dei provvedimenti, cercando per lo più di virare verso un Premier con poteri enormi e pochi contrappesi politici in un quadro legislativo (la "nuova" parte della Costituzione) ricco di punti oscuri. Per queste ragioni è meglio tenerci quello che abbiamo.

giovedì 17 novembre 2016

Riforma Costituzionale: Tutto quello che c'è da sapere

Il prossimo 4 dicembre tutti noi saremo chiamati a decidere se approvare la riforma costituzionale voluta fortemente dal Governo Renzi e mi sembra doveroso fare un piccolo riassunto per arrivare il più preparati possibile all'appuntamento.

Il quesito referendario
In cabina elettorale ci verrà affidata una sola scheda che conterrà la seguente domanda (qui una bella spiegazione):
Approvate il testo di legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero di parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la sopressione del Cnel e la revision del Titolo V della parte II della Costituzione" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.88 del 15 aprile 2016?
Rispondendo SI si esprime un voto favorevole, mentre rispondendo NO si esprime un voto contrario (meglio specificarlo, si sa mai).

Quando si vota?
Come già detto si vota solo nella giornata del 4 dicembre 2016 dalle ore 7 alle ore 23.

Cosa propone di cambiare questa riforma?
Le modifiche di cui siamo chiamati a dare un giudizio, riguardano la seconda parte della Costituzione, in sintesi, sono le seguenti

1) Superamento del bicameralismo perfettamente paritario
2) Riduzione del numero di senatori e taglio delle spese
3) Revisione delle competenza tra Stato e Regioni
4) Eliminazione delle province e sopressione del CNEL

Superamento del bicameralismo perfettamente paritario. Camera e Senato non avranno più gli stessi incarichi tranne per leggi di revisione costituzionale e altre leggi costituzionali, tutela delle minoranze linguistiche, referendum, ordinamento, funzioni e legislazione elettorale di comuni e città metropolitan, autonomie regionali. In sostanza la Camera diventerà il vero organo legislativo inviando l’esame dei ddl (dopo la sua approvazione) al Senato. Se il Senato decide di esaminarlo può apportare modifiche al testo e la Camera può decidere se accoglierle o respingerle.
Riduzione del numero di senatori e taglio delle spese. Il Senato non viene abolito ma ridotto a 100 senatori che non saranno più eletti dai cittadini ma nominati dalla classe politica nel seguente modo: 95 senatori eletti con metodo proporzionale tra i consiglieri regionali e sindaci e 5 senatori nominate dal Presidente della Repubblica i quali avranno mandato di 7 anni (non ci saranno più i senatori a vita).
Revisione delle competenze tra Stato e Regioni. Il rapporto Stato e Regioni cambia a favore dello Stato che avrà maggiore poteri decisionali lasciando alle Regioni il compito di ratificare quanto deciso dal Governo Centrale.
Eliminazione delle province e sopressione del CNEL. Viene eliminato il concetto di provincia dalla Costituzione e si abolisce l'ente CNEL (qui cosa è e come funziona)

Perchè c'è bisogno di un referendum?
Il referendum è necessario in quanto questa riforma non ha ottenuto il consenso dei 2/3 dei deputati. 

Quali partiti sostengono il SI?
Lo schieramento del SI si compone del Partito Democratico, Nuovo Centro Destra e l'Area di Centro.

Quali partiti sostengono il NO?
Lo schieramento del NO si compone della minoranza del Partito Democratico, Lega, M5S, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Sel, Possibile, Sinistra Italiana, Radicali.

Cosa succede se vince il SI?
Tutte le proposte di modifica verranno approvate, il Governo Renzi avrà maggiore legittimazione e la legislatura andrà avanti fino al 2018 quando riandremo a votare con la nuova legge elettorale "Italicum" (altra riforma restrettamente legata a questo referendum).

Cosa succede se vince il NO?
Se il referendum non dovesse passare si aprirebbe un periodo d'incertezza, dovuto al fatto che il Governo Renzi perderebbe consenso sia nell'elettorato sia all'interno del Parlamento. Ad oggi non è ben chiaro se si andrebbe a votare (con che legge elettorale?), resterebbe in carica l'attuale Governo oppure si formerebbe un nuovo Governo di scopo per far approvare una nuova leggere elettorale propedeutica alle nuove elezioni