lunedì 21 novembre 2016

Scuola, educare non è più di moda

L' (ennesimo) episodio in provincia di Palermo in cui i genitori prendono le difese (a prescindere) del proprio figlio contro il Professore brutto e cattivo, pone il problema di cosa è diventata la figura del genitore stesso nella nostra società. Parliamoci chiaro, questa domanda è da ormai oltre 10 anni che me la sto ponendo ma, credo, di avere un pensiero in netta minoranza.

Dal dopoguerra fino agli anni duemila il genitore era la figura autoritaria che doveva educare il figlio, farlo crescere e fornirgli tutti gli strumenti necessari per ottenere un'istruzione qualitativamente migliore del genitore stesso. L'istruzione, il titolo di studio, erano considerati l'unico lasciapassare che garantisse un posto di lavoro (fisso) ed un futuro economicamente sereno. Solitamente la mamma si occupava delle faccende quotidiane, mentre il papà era quello che sbrogliava i problemi più grossi o in altre parole la prima ti dava le sberle che non facevano molto male, mentre il secondo ti lasciava sempre il segno. Con questo schema, tra gentiori e figli non c'era molto dialogo, non parlavi quasi mai di argomenti "scottanti" come il sesso e la droga perchè sapevi, a priori, che non avresti ottenuto risposte (per queste cose c'erano gli amici ed i compagni di scuola). Se il titolo di studio era fondamentale, vien da sè che andare bene a scuola era la prima missione del figlio, i voti brutti erano una tragedia in famiglia ed il professore tendenzialmente aveva sempre ragione, la capra eri tu che non studiavi.

La figura autoritaria del genitore è stata man mano smantellata, da una parte da psicologi e sociologi che hanno iniziato a teorizzare che solo attraverso il dialogo si potevano ottenere figli più responsabilizzati e dall'altra parte dalle nuove generazioni di genitori che pian piano hanno perso quella voglia e pazienza che l'educazione dei figli richiede. E così senza troppo clamore siamo arrivati ai genitori amici  che hanno lasciato carta bianca ai figli, educandoli poco ma condividendo con loro qualsiasi aspetto della loro vita. Se ci pensiamo bene un amico è colui che vive con te in empatia, ti da consigli e prende le tue difese, molto spesso, solo perchè è tuo amico e non si pone la domanda se a torto o ragione. Di lavoro ce ne è sempre meno e per molte persone, studiare, non ti da più quella sicurezza lavorativa di un tempo. Questo mix ha portato ad una società che considera il Professore non più una figura degna di rispetto sociale ma un rompicoglioni che non capisce il proprio figlio e lo ostacola (non si sa bene in cosa).

Io sono cresciuto con la prima versione genitoriale che no produceva maestri di vita ma insegnavano cosa fosse il rispetto, il dare del Lei agli sconosciuti (oggi il Tu è in ogni luogo) e ti ricordavno, sempre, che l'ignoranza era una brutta bestia che ti relegava nei bassifondi della scala sociale. Mi piacerebbe che volasse qualche scappellotto in più (io ne ho presi tanti) e ci sia meno confidenza con i figli perchè essere genitore implica parecchie responsabilità e notevole pazienza ma quest'ultima, nella nostra società iper connessa è, ormai, sparita.

venerdì 18 novembre 2016

Perchè voterò NO

Per poter decidere cosa votare mi sono imposto di leggere molto, informarmi, perchè sono convinto che ogni cittadino ha il diritto/dovere di arrivare il più preparato possibile ad ogni tipo di elezione. E' il peso (ma anche la bellezza) della Democrazia che deve essere sempre alimentata e protetta dall'ignoranza e dal menefreghismo oltretutto imperante in questo periodo storico.
 
Quando devi decidere se dare un SI o NO ad una domanda ho sempre utilizzato, come ultimo strumento decisionale, i "pro e contro" delle due opzioni possibili. Come da titolo, ho optato per il NO per le seguenti ragioni.

Una riforma voluta da pochi. Quando si cambiano le "regole dei gioco" è sempre buona cosa e giusta avere il maggior consenso possibile. Per maggiore intendo riunire i partiti che rappresentano più del 50% dei voti. Qui ci troviamo di fronte ad una riforma voluta solo dal Governo Renzi che non ha ricevuto nemmeno il mandato dagli elettori.
 
Il Pasticcio del Senato. A parole e nelle intenzioni di questa riforma il Senato non serve ed è d'intralcio al Governo, allunga i tempi di approvazione delle leggi ed è ormai antistorico. Nei fatti invece lo si fa rimanere, lo di depotenzia (da 315 a 100 senatori) e non si da la possibilità ai cittadini di votare i (pochi) senatori rimasti demandando la scelta alla stessa classe politica che li nominerà dai consigli regionali e dai sindaci. Oltre alla non sua defintiva eliminazione anche il suo ruolo non è chiarissimo lasciando ampi margini d'interpretazioni legislative. Un Senato di nominati che hanno potere decisionale ma non si sa bene su che cosa non mi sembra un grande miglioramento.
 
Riduzione dei costi. Togliere 215 parlamentari, abolire le Province, eliminare il CNEL incide solo del 10% sul costo totale della politica. Molti sosterranno che è meglio ridurre che rimanere come siamo adesso, ma la maggior parte di riduzione dei costi la si può ottenere con semplici azioni legislative che negli anni sono totalmente mancate.
 
Addio Regioni. Da sempre sono un sostenitore di una vera riforma federalista dell'Italia che deleghi il più possibile le competenze ad ogni Regione, le quali dovranno gestire la ricchezza che producono (inserendo clausole di solidarietà da Regioni ricche a quelle più povere). Questa riforma, invece, va nella direzione totalmente opposta, rendendo le Regioni meri notai delle decisioni dello Stato.
 
C'è Regione e Regione. Il discorso appena fatto sulle Regioni, vale per quasi tutte. Le cinque sorelle a Statuto Speciale (Valle D'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Sicilia, Sardegna), invece, non vengono toccate minimamente dalla riforma lasciandole tutti i poteri ed i diritti acqusiti. In altre parole se dovesse passare questa riforma avremo cinque Regioni-Stato con possibilità di veto sulle decisioni dello Stato.
 
In conclusione a me sembra una riforma molto confusa che non punta alla qualità/utilità dei provvedimenti, cercando per lo più di virare verso un Premier con poteri enormi e pochi contrappesi politici in un quadro legislativo (la "nuova" parte della Costituzione) ricco di punti oscuri. Per queste ragioni è meglio tenerci quello che abbiamo.

giovedì 17 novembre 2016

Riforma Costituzionale: Tutto quello che c'è da sapere

Il prossimo 4 dicembre tutti noi saremo chiamati a decidere se approvare la riforma costituzionale voluta fortemente dal Governo Renzi e mi sembra doveroso fare un piccolo riassunto per arrivare il più preparati possibile all'appuntamento.

Il quesito referendario
In cabina elettorale ci verrà affidata una sola scheda che conterrà la seguente domanda (qui una bella spiegazione):
Approvate il testo di legge costituzionale concernente "disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero di parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la sopressione del Cnel e la revision del Titolo V della parte II della Costituzione" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n.88 del 15 aprile 2016?
Rispondendo SI si esprime un voto favorevole, mentre rispondendo NO si esprime un voto contrario (meglio specificarlo, si sa mai).

Quando si vota?
Come già detto si vota solo nella giornata del 4 dicembre 2016 dalle ore 7 alle ore 23.

Cosa propone di cambiare questa riforma?
Le modifiche di cui siamo chiamati a dare un giudizio, riguardano la seconda parte della Costituzione, in sintesi, sono le seguenti

1) Superamento del bicameralismo perfettamente paritario
2) Riduzione del numero di senatori e taglio delle spese
3) Revisione delle competenza tra Stato e Regioni
4) Eliminazione delle province e sopressione del CNEL

Superamento del bicameralismo perfettamente paritario. Camera e Senato non avranno più gli stessi incarichi tranne per leggi di revisione costituzionale e altre leggi costituzionali, tutela delle minoranze linguistiche, referendum, ordinamento, funzioni e legislazione elettorale di comuni e città metropolitan, autonomie regionali. In sostanza la Camera diventerà il vero organo legislativo inviando l’esame dei ddl (dopo la sua approvazione) al Senato. Se il Senato decide di esaminarlo può apportare modifiche al testo e la Camera può decidere se accoglierle o respingerle.
Riduzione del numero di senatori e taglio delle spese. Il Senato non viene abolito ma ridotto a 100 senatori che non saranno più eletti dai cittadini ma nominati dalla classe politica nel seguente modo: 95 senatori eletti con metodo proporzionale tra i consiglieri regionali e sindaci e 5 senatori nominate dal Presidente della Repubblica i quali avranno mandato di 7 anni (non ci saranno più i senatori a vita).
Revisione delle competenze tra Stato e Regioni. Il rapporto Stato e Regioni cambia a favore dello Stato che avrà maggiore poteri decisionali lasciando alle Regioni il compito di ratificare quanto deciso dal Governo Centrale.
Eliminazione delle province e sopressione del CNEL. Viene eliminato il concetto di provincia dalla Costituzione e si abolisce l'ente CNEL (qui cosa è e come funziona)

Perchè c'è bisogno di un referendum?
Il referendum è necessario in quanto questa riforma non ha ottenuto il consenso dei 2/3 dei deputati. 

Quali partiti sostengono il SI?
Lo schieramento del SI si compone del Partito Democratico, Nuovo Centro Destra e l'Area di Centro.

Quali partiti sostengono il NO?
Lo schieramento del NO si compone della minoranza del Partito Democratico, Lega, M5S, Forza Italia, Fratelli d'Italia, Sel, Possibile, Sinistra Italiana, Radicali.

Cosa succede se vince il SI?
Tutte le proposte di modifica verranno approvate, il Governo Renzi avrà maggiore legittimazione e la legislatura andrà avanti fino al 2018 quando riandremo a votare con la nuova legge elettorale "Italicum" (altra riforma restrettamente legata a questo referendum).

Cosa succede se vince il NO?
Se il referendum non dovesse passare si aprirebbe un periodo d'incertezza, dovuto al fatto che il Governo Renzi perderebbe consenso sia nell'elettorato sia all'interno del Parlamento. Ad oggi non è ben chiaro se si andrebbe a votare (con che legge elettorale?), resterebbe in carica l'attuale Governo oppure si formerebbe un nuovo Governo di scopo per far approvare una nuova leggere elettorale propedeutica alle nuove elezioni