venerdì 18 novembre 2016

Perchè voterò NO

Per poter decidere cosa votare mi sono imposto di leggere molto, informarmi, perchè sono convinto che ogni cittadino ha il diritto/dovere di arrivare il più preparato possibile ad ogni tipo di elezione. E' il peso (ma anche la bellezza) della Democrazia che deve essere sempre alimentata e protetta dall'ignoranza e dal menefreghismo oltretutto imperante in questo periodo storico.
 
Quando devi decidere se dare un SI o NO ad una domanda ho sempre utilizzato, come ultimo strumento decisionale, i "pro e contro" delle due opzioni possibili. Come da titolo, ho optato per il NO per le seguenti ragioni.

Una riforma voluta da pochi. Quando si cambiano le "regole dei gioco" è sempre buona cosa e giusta avere il maggior consenso possibile. Per maggiore intendo riunire i partiti che rappresentano più del 50% dei voti. Qui ci troviamo di fronte ad una riforma voluta solo dal Governo Renzi che non ha ricevuto nemmeno il mandato dagli elettori.
 
Il Pasticcio del Senato. A parole e nelle intenzioni di questa riforma il Senato non serve ed è d'intralcio al Governo, allunga i tempi di approvazione delle leggi ed è ormai antistorico. Nei fatti invece lo si fa rimanere, lo di depotenzia (da 315 a 100 senatori) e non si da la possibilità ai cittadini di votare i (pochi) senatori rimasti demandando la scelta alla stessa classe politica che li nominerà dai consigli regionali e dai sindaci. Oltre alla non sua defintiva eliminazione anche il suo ruolo non è chiarissimo lasciando ampi margini d'interpretazioni legislative. Un Senato di nominati che hanno potere decisionale ma non si sa bene su che cosa non mi sembra un grande miglioramento.
 
Riduzione dei costi. Togliere 215 parlamentari, abolire le Province, eliminare il CNEL incide solo del 10% sul costo totale della politica. Molti sosterranno che è meglio ridurre che rimanere come siamo adesso, ma la maggior parte di riduzione dei costi la si può ottenere con semplici azioni legislative che negli anni sono totalmente mancate.
 
Addio Regioni. Da sempre sono un sostenitore di una vera riforma federalista dell'Italia che deleghi il più possibile le competenze ad ogni Regione, le quali dovranno gestire la ricchezza che producono (inserendo clausole di solidarietà da Regioni ricche a quelle più povere). Questa riforma, invece, va nella direzione totalmente opposta, rendendo le Regioni meri notai delle decisioni dello Stato.
 
C'è Regione e Regione. Il discorso appena fatto sulle Regioni, vale per quasi tutte. Le cinque sorelle a Statuto Speciale (Valle D'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Sicilia, Sardegna), invece, non vengono toccate minimamente dalla riforma lasciandole tutti i poteri ed i diritti acqusiti. In altre parole se dovesse passare questa riforma avremo cinque Regioni-Stato con possibilità di veto sulle decisioni dello Stato.
 
In conclusione a me sembra una riforma molto confusa che non punta alla qualità/utilità dei provvedimenti, cercando per lo più di virare verso un Premier con poteri enormi e pochi contrappesi politici in un quadro legislativo (la "nuova" parte della Costituzione) ricco di punti oscuri. Per queste ragioni è meglio tenerci quello che abbiamo.