venerdì 23 dicembre 2016

Per il PD non è cambiato nulla

Matteo Renzi è in permesso premio prima della nuova campagna elettorale assai imminente. Così ad "Otto e Mezzo" eccoti spuntare il fido Graziano Del Rio che ha spaziato su molti argomenti facendoci capire, ancora una volta, che il PD ha sempre lo stesso concetto di politica anche dopo la sonora sconfitta referendaria del 4 dicembre scorso.

Legge elettorale. Del Rio ci informa che il PD vuole tornare al "Mattarellum" indicando come via maestra il maggioritario, perché il proporzionale (brutto e cattivo da Prima Repubblica) non consentirebbe la governabilità. Ricordo che il "Mattarellum" (suo funzionamento qui)  è un misto tra sistema maggioritario e sistema proporzionale e quindi non si capisce cosa spinga Del Rio ad elogiarne solo la parte maggioritaria.

Congresso. Il Congresso si farà se solo passerà il "Mattarellum", altrimenti rimarrà tutto così com'è. In altre parole vuol dire che il capo rimarrà Matteo Renzi, sempre e comunque.

Matteo Renzi. Quando Del Rio parla del segretario del PD fa pochissima autocritica sbrigando la pratica della personalizzazione del referendum in poche frasi alquanto banali. Per Del Rio (e quindi per il PD) bisogna avere un Leader forte che comandi ma non lo dica troppo a voce alta. Senza un Leader non si vince o meglio la Sinistra non vince, vecchio mantra politico di inizi anni duemila. Poco importa che gli ultimi Governi del Leader (Berlusconi, Monti, Renzi) siano affondati miseramente. Trovo stucchevole e patetico che Del Rio ci dica che Renzi sia cambiato elencando le sue faccende quotidiane che, ai più, fregano meno di zero.

Assemblea PD. Per Del Rio tutto bellissimo, si è ripartiti con il piede giusto perché si ritornerà ad ascoltare i problemi dei cittadini. Trovo bizzarro che si rivoglia "ascoltare i problemi dei cittadini" quando solo un mese fa il Governo Renzi si auto elogiava sulla stagione riformatrice da esso iniziata. Tutto era stupendo e ricco di speranza, ora invece si dice, a parole, che bisogna rituffarsi nei problemi quotidiani. All'assemblea PD hanno le idee chiarissime.

Lavoro e Sud. Qui Del Rio si incarta alla grande senza nemmeno accorgersene. Nella sua difesa del Jobs Act con la classica formula dell'aumento dei posti di lavoro, ci informa che i tanti odiati voucher sono stati introdotti dal Governo Monti e che il Governo Renzi ha solo innalzato la fascia di utilzzo (da 5000 a 7000 euro). Quindi non è colpa del Jobs Act se i voucher hanno assunto numeri da capogiro. Il problema è che proprio il Governo Renzi non ha fatto nulla per limitarli o correggerli e solo dopo lo sputtanamento referendario si dice che bisogna porre un argine. L'argine lo dovrebbe mettere lo stesso Ministro Poletti che nei due anni precendenti non si è posto mai il problema. Sul Sud si continua a dire che il Ponte sullo Stretto è ancora necessario e che tutti i Patti Sud, firmati con le regioni, saranno un bene anche se non si contesta l'accusa che siano stati firmati con i burocrati locali.

Mediaset e MPS. Tutta la politica si è lanciata compatta nella difesa di Mediaset dalla scalata di Vivendi considerata anche da Del Rio strategica per il Paese. Non si capisce in cosa consista questa strategicità per un'azienda privata che non investe in innovazione da moltissimi anni ed ha un peso quasi irrilevante nello schacchiere mondiale delle telecomunicazioni. Viene il dubbio che il proprietario di Mediaset abbia un peso politico ancora molto forte sulla politica italiana. Su MPS la situazione è critica e lo conferma pure Del Rio che però addossa quasi esclusivamente le colpe ai governi precedenti non ricordando che il Governo Renzi (con lui Ministro) ha fatto poco o nulla per risolvere la situazione addirittura fidandosi della proposta privata della banca d'affari JP Morgan che si sta rivelando irrealizzabile.

Alleanze politiche. Anche qui Del Rio conferma ormai il carattere centrista del PD che strizza l'occhio sia con l'NCD di Angelino Alfano ma anche con il soggetto politico che riuscirà a  creare Giuliano Pisapia. Insomma nel PD c'è spazio per tutti in nome della governabilità tanto cara a Renzi.

Dopo le consuete frasi di circostanza post referendum non sembra cambiato nulla nella dirigenza PD, con la minoranza che continuerà a fare una flebile opposizione a giorni alterni mentre Renzi continuerà a gestire il partito come ha fatto finora. Non ci sarà nessun ravvedimento, nessun cambio di strategia, ma solo un riposizionamento politico in attesa di capire che legge elettorale si riuscirà a far approvare.