mercoledì 18 gennaio 2017

La rivoluzione della Juventus: da Stemma a Logo

Il 2006 è stato l'anno zero per il popolo bianconero, uno spartiacque storico che ha azzerato la società Juventus sia dal punto di vista sportivo che dal quello economico.

Il primo step della rinascita juventina è stato quello di creare una società forte e competente che potesse riportare il club ad essere competitivo dal punto di vista sportivo e quindi attrarre nuovi campioni. Dopo cinque Scudetti consecutivi, due Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane ed una finale di Champions League certificano che la Juve ha raggiunto pienamente questo obiettivo.

La grande sfida che attende il Presidente Andrea Agnelli ed i suoi collaboratori, per i prossimi anni, sarà quella economica. La Juventus, nella stagione 2015-16, ha fatturato 380 milioni una cifra sì in crescita ma che denota un forte sbilanciamento sul fronte delle entrate. Il fatturato dipende moltissimo dai diritti tv (55%) con il settore commerciale che è ancora poco sfruttato (24%) che risulta il vero punto debole del business model della società torinese. Per far capire meglio di cosa stiamo parlando basti pensare che il Milan (oggettivamente fermo da anni a livello societario) riesce ad ottenere ricavi commerciali pari a 82,75 milioni contro i 53,76 milioni della Juventus.

Se allarghiamo il discorso al confronto con i fatturati dei topo club europei la Juventus è decima ma si trova in quella "terra di mezzo" che rischia di farle perdere terreno prezioso rispetto alla concorrenza. Ci sono quasi 200 milioni di fatturato da recuperare da Manchester United, Barcelona e Real Madrid.

La sfida, quindi, è proprio quella di crescere nel settore commerciale che ha enormi margini di miglioramento e per farlo era necessario cambiera strategia, cambiare pelle, cambiare il proprio stemma. Direi che la parola stemma ce la dobbiamo dimenticare perchè la Juventus ha inaugurato, nel calcio, il concetto di Logo (qui la splendida spiegazione tecnica). Un logo si differenzia da uno stemma perchè il primo denota un'azienda mentre il secondo richiama esclusivamente la società sportiva. Può sembrare una differenza piccola ma in realtà è un cambio di approccio culturale copernicano. La Juventus è diventata un'azienda sportiva, al pari di Adidas e Nike ma con la differenza che possiede una team calcistico professionistico di altissimo livello.

Prima di dire se è bello oppure no, ogni tifoso dovrebbe chiedersi se questo logo trasmette quel concetto di azienda sportiva che la Juve vuole essere nel prossimo futuro. Per me assolutamente sì e l'ho capito quando ho visto il nuovo logo sulle t-shirt e sui gioielli. La J è perfetta per sfondare nei settori abbigliamento e gioielli perchè è impersonale, non richiama ossessivamente lo sport ed anche un tifoso non juventino potrebbe indossarla. In altre parole, stai allargando il tuo potenziale bacino di clienti semplicemente cambiano il tuo marchio, rendendolo più semplice e più elegante.

La Juventus ha anticipato tutta la concorrenza europea prendendosi certamente dei rischi ma sapendo anche che i (potenziali) vantaggi le avrebbero consentito di ridurre il gap di fatturato in tempi relativamente brevi. Sono davvero curioso di vedere se qualche altro top club seguirà la strada del logo bianconero. Se ciò dovesse accadere sarebbe un'ulteriore conferma della lungimiranza della Società che sta operando in perfetta armonia con il periodo sportivo che stiamo vivendo.

Dal 1 Luglio 2017 capiremo se questa J riuscirà a far crescere a livello mondiale la visibilità della Juventus e solo i dati di vendita potranno confermarcelo. Se il bungiorno si vede dal mattino, il nuovo logo ha fatto incrementare del 4% il valore complessivo della Società.

Infine è divertente confrontare le reazioni della stampa italiana con quella estera. I giornali nostrani hanno dato più risalto all'aspetto gossipparo e cazzaro non approfondendo minimamente i motivi che hanno portato a questo cambio così netto e per certi versi rivoluzionario. Di contro, aldilà delle Alpi, giungono notevoli apprezzamenti che spingono la Juventus sempre più verso una dimensione europea non ancorata più alle logiche campanilistiche del calcio italiano.