lunedì 1 maggio 2017

Le (non) Primarie PD

Mini analisi politica. A nessuno interessavano le (ennesime) Primarie del PD. Troppo scontate, con personaggi noiosissimi ed arci conosciuti da generare un qualsiasi pur minimo entusiasmo. Ha (ri)vinto Matteo Renzi e come da copione ha snocciolato i soliti slogan, dispensato ottimismo alla sua corte e ci ha fatto capire che si accorderà con le persone e non con i partiti (tradotto con Alfano e Pisapia).

L'unica cosa che mi ha veramente colpito è stata l'età media delle persone in fila ai gazebo. Decadenti. Sì, mi hanno dato l'impressione della decadenza gattopardesca siciliana, quelli del "cambiare tutto per non cambiare niente". Gli elettori anziani delle primarie erano quei giovani comunisti che lottavano in piazza per ottenere più diritti e salari dignitosi contro il Padrone brutto e cattivo. Oggi hanno votato colui che, attraverso il Jobs Act, ha dato una grossa mano al Padrone, riducendo diritti e di conseguenza i salari. I giovani o almeno una grossa parte di essi è fuggita via, chi fisicamente all'estero, chi mentalmente strizzando l'occhio al movimento 5 stelle o all'assenteismo, ultima fermata di una lunghissima via crucis fatte di promesse mancate e di un futuro senza speranza. 

Un PD con base over60, M5S governato da un 70enne, Forza Italia in mano ad un 80enne. Con queste premesse andremo alle prossime elezioni con una leggere elettorale ancora misteriosa (e di cui nessuno parla più) con pochissime idee e tantissimo odio. Oggi si analizzano le primarie PD con il solito provincialismo italiano, dibattendo se Renzi è cambiato o no e se il Governo Gentiloni sopravviverà (ma per fare cosa?).

Buon 1 Maggio.