mercoledì 27 settembre 2017

Leader dal basso

Nel deserto di idee che attanaglia la politica italiana è toccato al M5S prendere la scena per un weekend grazie alle "Primarie". La corsa alla scelta del proprio Leader, nonchè Candidato Premier, non è stata di certo coinvolgente ma estremamente scontata e dalle modalità molto sbrigative (regolamento presentato il 15 settembre, votazioni online il 21-22 settembre). Luigi Di Maio era già stato scelto circa 2 anni fa dalla base ed infine ratificato da Casaleggio & Grillo più per mancanza di alternative credibili. In quasi 5 anni di attività politica in Parlamento i pentastellati non hanno creato nessun tipo di classe dirigente seria e credibile e queste Primarie lo hanno (ri)certificato.

L'aspetto che mi ha colpito di più è stata la quasi totale disaffezione degli  iscritti a questo appuntamento, forse il più importante nella breve storia del movimento. I votanti online sono stati circa 1/3 (37.442 su 150mila iscritti) veramenti pochi, se consideriamo che le prossime elezioni segneranno il futuro politico del movimento: o al Governo del Paese o 5 anni di (ennesima) opposizione sterile e chiassosa che ne ridimensionerebbe (definitivamente?) le aspettative. Le piazze piene e ricche di voglia di cambiamento stridono fortemente con la reale partecipazione, delegata a quei pochi che si fidano ciecamente delle proposte di Grillo.

Analizzando i contenuti ce ne sono veramente pochi, soprattutto perchè l'impostazione iper maggioritaria data alla manifestazione "Italia a 5 stelle" è un terribile sbaglio politico. Ad oggi l'Italia non ha una legge elettorale certa e quasi sicuramente sarà di indirizzo proporzionale. Luigi di Maio dopo l'incoronazione, invece,  si è presentato come un classico Leader maggioratorio, parlando di programma e squadra di governo, come se il M5S potesse governare da solo. La realtà che ci attende sarà ben diversa, con un Parlamento molto frammentato in cui il nuovo Presidente del Consiglio verrà deciso principalmente da Mattarella e con i partiti che si accorderanno per un Governo di coalizione. Se Di Maio continuerà per la strada dell'intransigenza politica rifiutando qualsiasi tipo di accordo post-elezione butterà al vento milioni di voti che chiedono azioni concreti.

Capito altri candidati. Cosa spinge un comune cittadino senza esperienza politica a candidarsi a rappresentare uno dei primi 3 partiti d'Italia? Incoscienza? Protagonismo? Dilettantismo? Difficile dirlo ma la loro scelta sembra più dettata dalla sindrome da "partecipazione al talent show". Nadia Piseddu, Gianmarco Novi, Marco Zordan, Vincenzo Cicchetti, Andrea Frallicciardi e Domenico Ispirato hanno preso, tutti insieme, 2870 voti pari al 7,68%. Il nulla. La partecipazione dalla basso, diffusa, in cui tutti hanno le stesse possibilità in partenza è risultata, ancora una volta, pura illusione. L'autogestione in politica ha sempre portato scissioni, guerre interne, poca chiarezza nelle candidature.

Infine è passato sotto silenzio l'attacco verbale che ha subito la giornalista di Rainews24, Enrica Agostini da parte di uno sparuto gruppo di sostenitori. Il Movimento si è subito dissociato non ricordandosi che da anni equipara i giornalisti a servi del potere disprezzandone il ruolo a prescindere. Se continui a lanciare insulti alla categoria, prima o poi, qualcuno si sente autorizzato a passare alle vie di fatto e se vuoi diventare forza di governo, questo atteggiamento non te lo puoi permettere. Ma il M5S vuole veramente governare?